La fitta sassaiola dell’ingiuria

LA FITTA SASSAIOLA DELL’INGIURIA

Avete letto -L’immortalità- di Milan Kundera?
Se non l’avete letto vi consiglio di leggerlo, è il libro che avrei voluto scrivere se fossi stato un romanziere.
-Ce ne sono di più importanti- dirà qualcuno, ma io avrei voluto scrivere quello.
Ne L’immortalità c’è un passaggio in cui l’anziana protagonista ricorda con affetto il padre e ci tratteggia la figura di un uomo che non sarebbe mai riuscito a sopravvivere a un naufragio.
Sapete quelle situazioni dove si salva soltanto chi è più svelto, scaltro e veloce, chi sgomita meglio, chi non si fa scrupoli e anticipa gli altri, calpestandoli se necessario.
Suo padre sarebbe morto perché non sarebbe mai riuscito a farsi avanti in una gara a eliminazione.
Io mi sono sempre immedesimato in questa personaggio importante, ma descritto appena nel romanzo. In certe situazioni drammatiche non avrei scampo.
E’ quello che mi è venuto in mente stamattina quando al Centro Per l’Impiego ho parlato con la signora che sta alla concierge. Immaginatevi la scena: io col numero cartaceo in una mano e la cartellina con l’Isee nell’altra che parlo con lei le chiedo del bonus regionale per i disoccupati.
“Il bonus si è esaurito dopo tre giorni.” dice lei.
“Cosa significa esaurito? C’era una scadenza? Non ho letto di nessuna scadenza per presentare la domanda.”
“Infatti non c’era. Ma in tre giorni tutti i soldi stanziati sono esauriti.”
“Cioè mi sta dicendo che era una gara a chi arriva primo? Chi primo arrivava mangiava…”
“Esatto…”
“Ma è assurdo.”
“Perché?”
“Perché se c’è un sussidio o qualcosa del genere si mette una scadenza e poi su tutte le domande presentate si controlla chi ha i requisiti… quale è il paese del mondo che mette un sussidio a sgomitate?” dico io.
“Ma tutti avevano i requisiti. Bastava presentare domanda.- dice lei, poi aggiunge -…forse non andava messo proprio.”
Certo, penso io, te stai seduta 5 ore al giorno dietro a una macchina che distribuisce numeri e ti arriva lo stipendio sul conto corrente… capisco che non ti tocchi la faccenda. Ma rispondo educatamente che né io né lei facciamo le leggi o prendiamo decisioni. Che sarà generico, ma almeno è vero.
O magari, penso, si poteva mettere ma in forma ludica e non agonistica. Io avrei fatto così se fossi stato il presidente della regione: a tutti gli aventi diritto al bonus disoccupazione vengono distribuiti dei biglietti e poi si estraggono quelli che avranno diritto al sussidio.
Volete mettere l’emozione.
Fatto sta che l’iscrizione al CPI mi serve anche per altre cose e quindi decido lo stesso di mettermi in fila.
La stanza è piena di persone con in mano il numero e qualche foglio, proprio come me.
Il tabellone elettronico che indica i numeri non funziona, naturalmente. Nei supermercati funziona sempre, negli uffici pubblici mai.
Tutti stanno in silenzio, qualcuno guarda il cellulare.
Io faccio come tutti mi metto a fare una ricerca sul cellulare mentre aspetto e, a colpo d’occhio, l’attesa sarà lunga.
Faccio un giro su google e mi trovo sul sito della regione toscana: “Piano integrato per l’occupazione. Dal 9 marzo la misura risulta sospesa per esaurimento risorse.”
Poi i vari articoli, più che altro di cronaca locale, dove si parla di code all’alba per questo cazzo di bonus, di malori e di posti venduti per 100 euro.
Come sempre nessun giornalista fa nessuna considerazione che non sia pietistica o di semplice cronaca.
Sul sito di toscana24, che è qualcosa collegato al Sole 24 Ore trovo questo:
«Il fatto che in così poco tempo si siano esaurite le ingenti risorse messe a disposizione fa capire quanto sia drammatica la situazione occupazionale in molte aree della Toscana», afferma il presidente della Regione, Enrico Rossi. «Sappiamo che il nostro Piano per l’occupazione non sarà risolutivo – aggiunge – ma siamo stati la prima Regione a vararlo e abbiamo voluto dare un aiuto concreto a tante famiglie e in favore della ripresa di un’occupazione a tempo indeterminato». Rossi promette che si attiverà «nei confronti del nuovo Governo per prevedere nuovi stanziamenti» per ulteriori interventi e esprime «soddisfazione» per il fatto di avere «5.000 disoccupati che si sono dichiarati disponibili a partecipare a un percorso attivo di ricerca di una nuova occupazione»

Fantastico, signor Rossi.
Penso a quello che è per la sinistra il concetto di stato sociale, insomma il diavolo si vede nei particolari, giusto?
Anche quando correvo in bici ero scarsissimo nelle volate e queste sono gare in volata. Al fotofinish.
Forse ha ragione lei signor Rossi, questo è un mondo per velocisti e di scalatori non sappiamo cosa farcene. O magari lei signor Rossi nemmeno si pone il problema, lei è in buona fede. Sono circondato da persone in buona fede, perché non dovrebbe esserlo lei.
Mi chiedo quanti dei velocisti vincenti non siano stati parenti o amici di persone che lavorano in regione o in qualche struttura pubblica.
Penso tanti. Ma anche questo è normale.
E’ tutto molto normale.
Poi faccio un giro su facebook per ingannare il tempo.
Facebook è una piattaforma con una censura di merda, ti taglia fuori per una foto con un paio di tette e ti lascia stare se fai apologia di nazismo, ma a parte questo è fantastico. I semi-intellettuali di sinistra lo attaccano per questo o quel motivo. Io invece l’adoro perché mi permette di sapere cosa pensa la gente che mi circonda senza durare tanta fatica. Prima ti potevi immaginare che chi aveva ideali simili ai tuoi avesse anche delle idee simili alle tue o che facesse dei ragionamenti in qualche modo paragonabili. Niente di più sbagliato, FB ce lo ha insegnato.
FB è un mezzo fantastico con cui gli imbecilli fanno autodelazione.
Intendiamoci io non faccio l’agente segreto, anche io metto quello che penso, perché anche a me piace che mi grandini sul viso la fitta sassaiola dell’ingiuria, ci mancherebbe. Ma sapete cosa vi dico. Di questi tempi ho sempre più l’impressione che si venga colpiti da fuoco amico. Se così si può dire.
Mi riguardo qualche meme meraviglioso di un “compagno” che sfotte la proposta di reddito di cittadinanza.
Toh, fra gli amici di FB c’è uno che sfotte Di Maio perché ha dichiarato che prima del reddito di cittadinanza occorreranno un paio di anni per riformare i CPI.
Tutti a ridere nella sinistra estetica. Le matte risate.
Chissà se c’hanno mai messo piede in un Centro per l’impiego?
Li capisco però, anche io ho dei problemi a metterci piede, ma è una questione privata.
Molto tempo fa un’impiegata mi trattò di merda. Trattava tutti di merda. Niente di personale dunque. E’ anche vero che allora non è più successo, ma tutte le volte che ci devo mettere piede ho una leggera nausea.
La sinistra si era già fatta delle matte risate nell’euforia della campagna elettorale quando è circolata la notizia che nelle file dei cinque stelle la maggior parte dei candidati a quellacosaonlinechefannoloro erano dei disoccupati.
Anche allora sfottò come se piovesse.
Disoccupati, ahahah. Incompetenti. Volete affidare il paese a dei disoccupati? Ahahah.
Quando io ero un comunista queste erano pulsioni non tanto di destra, ma di estrema destra. Si vede che la lancetta del compagnometro gira dalla vostra parte e io compagno non lo sono più da un pezzo ormai, da quando la sinistra ha sostituito la politica col tifo da stadio e gli statisti con le subrette.
Poi, per non farmi mancare nulla e visto che il sistema è ancora bloccato, mi rileggo l’articolo del Manifesto: https://ilmanifesto.it/storia/perche-la-sinistra-non-ha-capito-nulla-del-reddito-di-cittadinanza/ che critica il reddito di cittadinanza, ma da sinistra ovviamente:
Scrive il giornalista. -Il “reddito di cittadinanza” è il disegno di un nuovo regime di workfare, essenzialmente una politica neoliberista autoritaria basata su un’estremizzazione delle “politiche attive”, la stella cometa di tutte le politiche del lavoro oggi. Il povero, il precario, il disoccupato devono mostrare la disponibilità a partecipare al grande gioco al massacro del lavoro povero in cambio di un sussidio.-

Mi piacerebbe sapere in che mondo vive il giornalista. Visto che il gioco al massacro del lavoro povero è già in atto da decine di anni e in cambio di un cazzo di nulla. Poi vorrei tanto tranquillizzarlo; se il problema è rifiutare i lavori proposti dal Centro per l’Impiego, il problema non sussiste. Il CPI non ha mai trovato nessun lavoro a nessuno da quando esiste.

Alzo gli occhi richiamato dalle lamentele di una impiegata che annuncia che il sistema informatico è di nuovo fuori uso. Non gli dà l’accesso. Deve uscire e rientrare continuamente e adesso le nega l’accesso.
Scuote la testa: “Sempre così… sempre la stessa storia.”
Anche questo è normale.
Tutto questo è molto normale.
Mi infilo le cuffie e metto -Povero me-, di De Gregori.

“Cammino come un dissidente, come un deragliato,
come un disertore, senza nemmneno un cappello
o un ombrello da aprire, ho il cervello in manette.
Dico cose già dette e vedo cose già viste,
i simpatici mi stanno antipatici, i comici mi rendono triste.
Mi fa paura il silenzio ma non sopporto il rumore…”

Il sistema è ripartito. Il ragazzo italiano accanto a me sta parlando al telefono di una operazione a sua madre. Allo sportello c’è una coppia di timidi magrebini con lei che indossa un chador molto colorato; stanno aiutando una ragazza tailandese che parla malissimo l’italiano a iscriversi. A un altro sportello c’è una ragazza italiana che invece non si può iscrivere perché ha la partita IVA. L’impiegata le spiega che la legge è cambiata dal 2015. Mi guardo intorno e mi sento parte di una umanità alla deriva, ammutolità, di un lebbrosario, di una ciurma anemica. Un’umanità che regge in qualche modo la dignità coi denti e si aggrappa a tutto quello che galleggia per non affondare. Un’umanità vittima di un naufragio invisibile. Un’umanità-branco-di-cani tecnologici che, mentre naviga il web, deve comunque sperare che qualcuno butti un osso da rosicchiare.
Lo sento un po’ allo stomaco. Sarà che da qualche giorno ho addosso un fastidioso virus che mi dà nausea in modo intermittente.
Infine viene il mio turno.
“Buongiorno”
“Cosa deve fare?”
“Controllare la mia iscrizione…”
Le do un documento.
Mi fa un po’ di domande. Io rispondo, lei scrive.
“Qui risulta -produzioni agricole-…”
“Enologo -dico io-, enologia e viticultura, ma la sua collega fu costretta a mettere produzioni agricole perché… sa come è… il programmatore non poteva mettere fra le opzioni tutti i titoli riconosciuti dallo Stato italiano.”
“Adesso c’è, lo inserisco.”
“Bene.”
“Ha più lavorato da questa data?”
“Solo a nero.”
“Ah!”
Mi da un modulo cartaceo dove scrivo i miei dati, gli stessi che sono in tutti i database dello Stato da quasi 20 anni. Anche questo è normale.
“Ecco, è di nuovo bloccato…” mi dice.
Poi si mette a parlare con l’altra impiegata. Si mettono tutte e due le mani nei capelli.
“Così tutti i giorni, a mezzogiorno… tutti i giorni.”
“Ah, favoloso…”
“Sì, -sorride lei- e naturalmente la gente si incazza e giustamente anche.. mi incazzerei pure io.”
“Ma come mai?”
“Adesso sembra che stiano aggiornando il sistema… tanto loro non ce la mettono la faccia, quella tocca a noi.”
“Ma gli aggiornamenti di sistema andrebbero fatti di notte, non in orario di apertura degli uffici..”
“Andrebbero.”
Poi, siccome hanno visto che sono più incuriosito che arrabbiato si rivolgono a me con tono amichevole: “Ma lo sa che a seconda del tempo non funziona la rete… Se verso Pisa è brutto tempo allora tutto bloccato. Gli dà noia l’umido.”
“Se in Inghilterra avessero i servizi informatici meteopatici sarebbero sempre fermi.”
“Eh, infatti, infatti!”. Sorride.
Poi siccome la cosa non si sblocca chiedo loro se sono aperti il pomeriggio.
“Sì, ma chiami prima… potrebbe essere sempre bloccato, non è la prima volta”.
“Oppure domani?”
“No, domani è chiuso tutto il giorno.”
Ah, però -penso-, mercoledì chiuso tutto il giorno!
Saluto e me ne vado con il mio numero di telefono col quale saprò se regione o ministero o chi per loro hanno riattivato la rete.
Fuori è un cielo grigio, instabile e umido e adesso ho un po’ di fame; da un pezzo sono lì dentro e questa nausea si fa sentire più forte. E’ un virus subdolo.

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