Silvio & Mario

Almeno un pregio va riconosciuto a Mario Monti ed al suo governo di pacati collaborazionisti del quarto riech; hanno portato sotto la luce dell’evidenza i motivi del delirio degli “ultimi giorni” di Silvio Berlusconi.

Finalmente appare chiaro a chi abbia trattenuto a sé un po’ di logica (e quindi non alla cosiddetta opinione pubblica che come al solito non ha capito un cazzo e, avendo perso anche la memoria a breve e brevissimo termine, preferisce masturbarsi con il giochino di turno che si chiama IMU) il motivo di un paio di anni di comportamento delirante del Silvione nazionale.

Comportamento che ha indotto a suo tempo la sinistra estetica -istituzionale e non-, col suo carico irrisolto di noia  a formulare i più svariati, moraleggianti, inutili e talvolta interessati teoremi del delirio a proposito di un personaggio che di delirante non ha mai avuto niente.

Berlusconi è un pubblicitario e tale rimane. Non ha mai detto una cosa a caso. Non ha mai compiuto un gesto che non fosse misurato e ragionato per la sua ricaduta mediale e di cui non fossero stati ampiamente ponderati gli effetti. Certo è lecito averne dubitato. Anche perché è stato fatto di tutto affinché se ne dubitasse.

La logica della pubblicità è la logica generale della merce. Deve essere il target di un messaggio (il pubblico, lo spettatore, il consumatore…) ad esprimere un desiderio come se fosse proprio e mantenere l’illusione della spontaneità e dell’indipendenza di giudizio.

In più di un occasione ha anche sbagliato il tiro, ma il risultato globale della sua azione è stato perfetto.
D’altronde nella completezza di un’azione deve essere inserita anche una percentuale di errore affinché si raggiunga l’efficacia.

Bisogna aver perso la bussola per pensare che una prostituta minorenne o un branco di prostitute possa permettersi di attaccare un uomo di potere come un presidente del consiglio. C’è gente che è“scomparsa” nel nulla per  molto meno. Bisogna avere il cervello spalmato nelle favole dei telefilm americani, dove avvocati e avvocatesse fanno e disfanno il mondo (senza nemmeno spettinarsi), come se il mondo non fosse dominato dai rapporti di forza reali e dalla loro violenza, ma regolato armoniosamente dal diritto democratico.

Almeno adesso dovrebbe essere chiaro il motivo del comportamento di un uomo a cui è mancato soltanto di pisciare in parlamento per apparire inaffidabile agli italiani.
Barzelletta dopo barzelletta, gesto ridicolo dopo gesto ridicolo ha fatto in modo di tirarsi contro l’ira anche della stampa cattolica. Cosa che in Italia un uomo di potere può fare per due motivi soltanto: pazzia o calcolo.

E’ risaputo che nell’opinione volgare gli uomini di potere vengono considerati sempre dei pazzi. Così i subalterni passano il tempo a elencare la presunta insufficienza mentale di chi li domina. E chi esercita il dominio li lascia tranquillamente giocare come si fa con i bambini.
Gli uomini di potere non sono pazzi nemmeno quando lo sono.

Berlusconi ha sfruttato ampiamente i propri nemici veri o presunti; ha fatto in modo che se ne aggiungessero di nuovi, li ha sovra-eccitati ha fornito loro ogni sorta di argomento.
A agito per farsi odiare dalle donne e da chiunque altro gli capitasse a tiro. Si è comportato come se un pool di esperti di marketing avesse avuto l’incarico di studiare le mosse per produrre il maggiore dissenso possibile sulla sua figura nel minor tempo possibile.
E con buona probabilità così è stato.

Il motivo adesso è chiaro. Si può vendere il proprio dissenso come causa di  consenso indiretto per qualcun altro.
Solo questo comportamento “folle” avrebbe potuto trasmettere il 70 per cento dei consensi nei sondaggi e una bizzarra maggioranza di unità nazionale ad un governo non eletto da nessuno ma scelto dall’oligarchia che ha ridotto l’Europa ad un sistema di sudditanze economiche e bancarie.
Un governo che è espressione diretta del capitale, poiché le banche sono una funzione del capitale e non un agente tossico al suo interno come vorrebbe far credere qualcuno per confondere le idee.

Con un consenso del genere è possibile intanto assestare un certo numero di attacchi diretti allo stato sociale ed a quello che rimane dei diritti e poi procedere a zig-zag verso la completa svendita del pubblico al capitale e la privatizzazione selvaggia percepita come necessaria dalla euro-emergenza.
L’Italia è laboratorio di sperimentazioni per il sistema generale di dominio. Un posto dove tutto dà l’impressione di essere lasciato al caso, ma in cui non casca nemmeno uno spillo per ritto.

Un posto pieno di sorprese. Dove un tizio sull’orlo del fallimento è riuscito a diventare un potente miliardario anticipando di esserlo. Una strategia militare adottata già a suo tempo da Napoleone quella di spendere le vittorie in anticipo.

Ma Berlusconi non è Napoleone e lo sa bene, infatti il suo cruccio principale è stato uscire indenne da una Waterloo annunciata. Lo ha fatto cedendo il testimone a chi sta sopra di lui, negoziando la propria uscita di scena, definitiva o temporanea che sia, e barattandola con una dorata immunità. Abbiamo assistito ad un passaggio di testimone.

Ecco il punto in cui siamo.

Gianni Casalini

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