Come te la immaginavi l’Europa?

Psico immagini serie_6_img013 -Gianni Casalini 2012 -mod. GIMP

Pensavo all’idea che da piccolo avevo del mondo negli anni dopo il 2000. Mi immaginavo che ci saremmo spostati su vetture senza ruote, in grado di bilanciare la forza di gravità e di muoversi come dischi volanti. Mi immaginavo che avremmo sviluppato una tecnologia che permettesse a chiunque la comunicazione telepatica. E cose del genere.

Non credevo che nel 2012 avremmo viaggiato ancora sopra delle automobili con motore a scoppio, bielle, cilindri, frizione e tutto il resto. Più silenziose e tecnologiche di prima, ma sempre automobili, come quelle che vedevo io da piccolo e che avevano conosciuto anche i miei nonni. La fantascienza non aveva visto oltre, aveva visto altro.

Così l’Europa. Come te la immaginavi l’Europa unita?
Io me la immaginavo un po’ diversa dall’Europa che c’è ora, che assomiglia parecchio a quella che c’era prima, ma con una moneta unica che ha sostituito le monete nazionale e le sbarre alzate alle dogane. Invece non è nient’altro che questo. E un po’ mi delude come le automobili al posto dei dischi volanti.

Non so. Mi immaginavo scioperi che bloccano simultaneamente tutto un continente… oppure persone che viaggiano come se si trattasse di spostarsi dentro la propria regione. Mi immaginavo la possibilità di viaggiare in treno quasi gratuita, soprattutto per spostarsi verso gli altri paesi. L’interrail alla portata di chiunque (reminescenze di gioventù)… Poi mi immaginavo che accendendo la TV si sarebbero potute vedere tutte le altre principali televisioni europee. Magari con tanti programmi sottotitolati, così avremmo imparato un sacco di lingue e se la nostra TV nazionale trasmetteva solo merda avremmo potuto mettere il programma di approfondimento della BBC o, per i più piccoli, il programma per i ragazzi della TV Svedese… Tutto questo me lo immaginavo pubblico. Senza abbonamenti. Invece ci sono mille canali. Ma ancora più piccoli, ancora più locali di prima. Vuoi per zona geografica di riferimento o per restringimento degli interessi (la TV del poker non me la immaginavo).

Le lingue. Che bello, pensavo da piccolo, vivere in un paese dove ci sono tantissime lingue e le puoi imparare tutte. Mi immaginavo che i corsi di lingua, a tutti i livelli sarebbero stati gratuiti… se non addirittura obbligatori! Niente. Mi sbagliavo anche su questo. Me ne accorsi qualche tempo fa quando, ingenuamente chiesi in un centro per l’impiego, se esistevano corsi di inglese o altri corsi di lingua? Silenzio. Gelo. No, sì, ma, però… Cioè, ci sono. Ma pagando, s’intende. In scuole private.
S’intende s’intende… avete presente quanti soldi sono finiti nella formazione in Toscana. Boh, io lessi la cifra su un giornale, però me la sono dimenticata. Era roba grossa. Molto grossa. Per un decennio piogge monsoniche di finanziamenti europei. Sì europei. Mi sarei immaginato, in primis, coi soldi europei sarebbero stati istituiti tanti corsi gratuiti di lingue europee, per tutti. Macché quelli si pagano di tasca propria. Invece c’è stato un periodo che avresti potuto fare un corso di costruzione di capanne con tronchi di bosco finanziato dalla regione coi fondi europei. Bella roba.

L’Europa si è unita, in qualche modo, ma si è ristretta. Quasi fosse una volontà di mantenerci isolati dentro le nostre barriere linguistiche. Sempre più piccole fra l’altro. Sarà anche un caso, ma io al caso non ci credo, soprattutto quando torna utile a qualcuno. Di cosa stiamo parlando di costruzione di ghetti open space? Forse.

In ogni modo mi immagino che un tizio sconosciuto dopo aver messo la prima banconota da dieci euro sul tavolo, e dopo aver guardato tutti gli altri presenti negli occhi abbia pronunciato una frase del tipo: l’Europa è fatta, adesso stiamo attenti a non fare gli europei.

E’ bello avere immaginazione.
[GC :::ottobre 2012 :::]

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