Combattiamo contro l’oblio

"Combattiamo contro l’oblio"

Detto zapatista 

"Ricordare Nicola, fare in modo che la sua morte non venga immediatamente
cancellata, elaborata nella forma rassicurante del tradizionale rituale
antifascista, ha significato per noi, sabato 17 maggio, a Verona,
prenderci il centro di Verona e aprirlo alla vita. Un corteo partecipato
e commosso, fatto di migranti e precari, di studenti e gente comune: i
nuovi cittadini di Verona. [continua]" (*)
http://veronalibera.globalproject.info/



[***] 

Sabato 17 maggio a Verona. (GC)
Dentro il centro di Verona c'è un clima strano. Il meteo è grigio, non è
freddo, c'è molta umidità e ci si sente come sotto continua minaccia di
pioggia. Anche l'altro clima, quello umano, gli assomiglia.
-Quanti siamo?- è questa la domanda che appena scesi dai bus viaggia un
po' a mezza voce.

Mentre camminiamo verso piazza Bra, Momo mi spiega in breve la
situazione della città. In centro non si gira tranquilli se si può
sembrare di sinistra, alternativi, migranti, o qualsiasi cosa dia sui
nervi ai branchetti con le croci celtiche. Non è detto che succeda, ma
può succedere. Certo non oggi.
Invece noi andiamo col corteo verso Veronetta, un quartiere dove le
comunità di migranti autorganizzate hanno ricreato anche un tessuto
sociale vivo. Dove gli anziani del quartiere non vivono con  il sangue
salato dalla paura.

In piazza Bra viene aperto lo striscione blu con la scritta gialla
"Verona libera". Nessuna sigla. Nessuna bandiera.
Una presenza esplicita, ma non numerosa, di polizia.
Lello Voce declama una poesia zapatista e piano piano dalla periferia
della piazza e della galassia frammenti di asteroidi e corpi si
aggregano dietro lo striscione.
-Quanti siamo?- Siamo gli uomini e le donne di tutte le fughe, di tutte
le derive, di tutte le resistenze. Iniziamo un esodo.
Qualcuno dice: non siamo poi neanche così pochi.
In effetti. Stanno arrivando anche veronesi di origine italiana.
Poi il meticciato ci moltiplica.

Il corteo si muove e ben presto siamo vicini a Porta Leoni, dove è stato
ucciso Nicola. La musica si interrompe, inizia il silenzio. Dei bambini
portano uno striscione con scritto "Tutti uguali, tutti diversi" nel
punto in cui Nicola è stato assassinato.
Tutto intorno i messaggi di rabbia, fiori e frasi ingenue e quelle
tristi, a tappezzare.
Il centro continua il suo shopping serale.

Quando poi riprendiamo il percorso la musica si fa decisamente allegra e
gli speaker non hanno quasi più voce a forza di urlare che Verona deve
essere libera, libera per chiunque, libera dal pregiudizio, dalla
segregazione, dal razzismo, dal fascismo, dal sessismo, dalla violenza,
dall'esclusione. Che vogliamo dignità, rispetto, condivisione. Dignità,
e che la dignità è dei ribelli, non di quelli che hanno portato a spasso
i loro simboli di partito appena si è aperto il siparietto mediatico.

Avevano ragione, a Veronetta si gioca in casa. Un bel po' di persone si
uniscono al corteo. C'è anche chi applaude dalle finestre. Dai balconi.
Cade un po' di pioggia e si aprono gli ombrelli. I balconi sono pieni di
volti e qui è pieno di balconi. (GC)

"La nostra gioia l’abbiamo fatta uscire dai nostri cuori entrando a
Veronetta: non il quartiere del degrado denunciato da Tosi, ma il
laboratorio della città che viene. Quella parte di città in cui cresce
il meticciato e si incrociano desideri e cultura. Attraversando il
quartiere il nostro corteo si è ingrossato e colorato. La gente dalle
finestre lo applaudiva."(*)

(*) Comunicato sulla giornata di mobilitazione Verona libera:
Coordinamento Migranti Verona
Collettivo Metropolis
http://veronalibera.globalproject.info/?p=12

 Gianni Casalini

Maggio 2008 

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