Meteopatia

“…dovete darci il denaro, il denaro / dovete darci il denaro e poi ne riparliamo /dovete darci il denaro, poi ne rlparliamo, poi!”
Denaro gratis; Assalti Frontali

Capita che lo speaker di un telegiornale annunci, tra un servizio di corna e l’altro, che secondo una recente indagine il numero dei “rassegnati”, cioè di coloro che hanno rinunciato a cercare lavoro in Italia, raggiunge ormai i tre milioni.

Poco tempo fa ho scritto un post chiamato “NONVIOLENZA” dove sfioravo la questione da un certo punto di vista. Per la precisione facevo notare che in questo paese il numero dei suicidi tra i disoccupati e gli inoccupati è impressionante.

Pochi giorni dopo la pubblicazione del post in questione, per puro caso, al TG2 è passato un servizio sugli imprenditori suicidi del nord-est.
Chiaramente, rispetto a quello che avevo scritto io, la frittata era ribaltata e il servizio avrebbe potuto intitolarsi: “La crisi che uccide solo gli imprenditori”.
Sia detto con tutto il più sincero cordoglio per gli imprenditori suicidi del nord-est, non si capisce -si fa per dire- come mai dal servizio fossero scomparsi gli altri: gli operai, i disoccupati ecc. Il che farebbe rientrare, di diritto, la crisi economica non più nelle categorie delle emergenze meteorologiche, ma in quella dei casi paranormali.

Mi sono convinto rileggendo il post e confrontando alcune osservazioni che mi sono state mosse, di non essere riuscito a far passare del tutto il concetto da cui ero partito.

Il punto centrale di quel post stava nel fatto che questa società non si può definire nonviolenta, qualsiasi accezione si voglia attribuire a questo termine.
Una società non è autorizzata a definirsi nonviolenta solo in virtù del fatto che pochi privilegiati possano andarsene tranquillamente in giro su auto di grosse cilindrata, ostentando sicurezza, simboli di ricchezza e potere senza che loro succeda niente di male, suscitando anzi invidia e ammirazione della massa-gregge.
Questa società è violenta e chiede ai subalterni di ammalarsi interiorizzando la violenza, fino al gesto estremo del suicidio, affinché il decoro possa essere mantenuto. E’ vero che questo decoro è richiesto dalle masse stesse. E’ vero che le masse guardano il mondo con lo sguardo dei padroni. E’ vero tutto. Ma rimane anche vero che ogni anno c’è una legione di morti che passa in ombra e una enorme massa di sofferenza viene occultata nelle pieghe della distrazione.

Tanto vale ribadirlo in modo esplicito: sono disgustato, ma non sorpreso, dal fatto che in questo paese si simuli una “catastrofe ambientale” quando si parla di economia. Stringere i denti va bene quando si tratta di un fenomeno passeggero legato ad eventi fuori dal controllo umano ecc., ma questo non ha niente a che vedere con l’economia.

Magari è superfluo ribadire che la sostituzione di ogni logica del linguaggio con il linguaggio della meteorologia non ha niente di casuale.
Meteopatia e balletti.
Ma un giovane oggi può evitare il trabocchetto del “diventerò famoso”?
A che pro evitarlo?
Per negarsi anche una minima possibilità o almeno un’illusione?
E poi, passata l’età dei balletti cosa resta a parte imitare i giovani di plastica della nuova mandata e parlare del tempo (quello meteo chiaramente).

Detto questo, non stavo affermando che l’aumento della violenza nella società migliorerebbe la condizione di tutti coloro che sono stati marginalizzati dal sistema produttivo.
Non faccio il tifo per la violenza, sia per indole che per calcolo, e, per quanto riguarda il “movente” di questa eventuale “violenza”, specifico che non ce ne frega proprio niente di andare a lavorare per otto ore il giorno (o nove, o dieci, o…) per tutta la vita soltanto per riempire le discariche di spazzatura o alimentare gli inceneritori, fino al giorno che si viene liquidati con una cesta di frutta e torroni. Questo non può essere un obiettivo. Non più.

Lo so anche io che il sistema e chi succhia alle sue mammelle possono dormire sonni tranquilli non tanto per l’assenza di violenza (che invece è ovunque, ma distribuita orizzontalmente), ma per l’assenza di ogni forma di dialettica, di logica e di buon senso nel corpo sociale.

Però…
Però dispiace sinceramente che, mentre noi restiamo a casa secondo le necessità di qualcun altro, dei bambini, in qualche paese “emergente”, vadano a lavorare al posto nostro; piuttosto che a scuola, piuttosto che a giocare, in cambio di una manciata di riso. Nient’altro.

Dispiace che la nostra inoccupazione non significhi la fine del sistema becero dei consumi, ma soltanto la reintroduzione della schiavitù in zone che il linguaggio del capitale chiama: zone di espansione economica o roba del genere.

Un po’ mi dispiace anche che la sinistra culturale si accontenti di dire che la produzione materiale si è smaterializzata, lasciando la questione sospesa…
Rimane un vuoto increscioso riempito invece dall’estrema destra che non nega, anzi esalta, il dato incontestabile che dietro qualsiasi oggetto-merce stia scritto: “fatto (da qualcun altro) da qualche altra parte”. Cosa che per la sinistra pare oggi irrilevante, ma non lo è, o almeno non è vissuta come tale, per chi si trova senza occupazione (e reddito) in Europa.
Così il fronte nazionale in Francia raggiunge il 20% E alle prossime elezioni andrà diretto al ballottaggio.
Aspettando nuovi paradigmi c’è chi non sa più che pesci prendere.

Me ne rendo conto che ognuno di questi argomenti meriterebbe davvero di essere discusso e approfondito. Ma con chi? Dove? Su facebook? Al pub? Nei luoghi della politica? Boh.
Sarà sindrome da accerchiamento, ma ho soltanto la sensazione di un mondo saturo di soggetti che hanno strutturato i propri scopi intorno al diventare ganzi e famosi.
Deve essere meteopatia o misantropia. Spero di guarire, sto provando con l’argilla.

I rassegnati.
Comunque. Mentre gli -indignati- sono stati neutralizzati dai “sistemati” da una parte e dagli “arrabbiati” da quell’altra… i “rassegnati” chi cazzo sono?
Il discorso dei “rassegnati”, che costituiscono una branca degli -inoccupati- merita una precisazione che né può essere fatta dal sistema mediale, né tanto meno essere richiesta dal telespettatore, che aspetta il capitombolo del cucciolo per sentire le risatine registrate.

Uno non è che rimane a casa piuttosto che andare a cercare lavoro perché è arrivato alla canna del gas, piuttosto per evitare di arrivarci. Svegliarsi tutte le mattine con l’idea di andare a farsi prendere per il culo è peggio che andare a lavorare.
In fondo cosa si chiede a masse intere di individui, se non equiparare la ricerca perpetua di un lavoro a lavoro socialmente utile non retribuito. Accettare di logorarsi passando la propria vita a cercare una cazzo di occupazione, in modo che le imprese (che però chiudono lo stesso) possano continuare a mantenere la loro presunta competitività.
Così dovrebbe passare la vita di buona parte della popolazione in età adulta. Fra smanie, depressioni, sensi di colpa e lotterie. Aspettando che torni il sereno o almeno arrivi la vecchiaia.
Nel frattempo, come dicono nei fumetti, anche quella che era la piccola borghesia nazionale è andata in fanteria, assorbita dai giochi del capitale globale, disperdendosi in questa massa informe che stenta ad avere un nome.

Come mai le piazze sono vuote?
Qui il discorso diventerebbe lungo, ma in uno slancio di sintesi dico che le teste devono essere piene perché le piazze siano vuote.
Ben sapendo di avere pochi lettori ma esigenti, non me la voglio cavare con una frase ad effetto e fornisco ulteriori suggestioni.. Per esempio: questa nominalizzazione (rassegnati) serve proprio per bloccare i soggetti sociali.
-Rassegnato sarà lei!-
“Rassegnato” è solo un sinonimo mediaticamente accettabile di “sfigato”.

Per generazioni cresciute nella rigida propaganda causa-effetto delle generazioni precedenti, per cui tutto quello che si ottiene è merito o demerito personale e direttamente proporzionale al proprio impegno, accettare il ruolo di “rassegnato” significa un tradimento generazionale. Sarebbe come uccidere i genitori.
E’ comodo anticipare ai padri le opportunità che spetterebbero ai figli. Ciò neutralizza padri e figli.

Chi è cresciuto in questo sistema è stato allevato secondo la speranza del successo-mediatico e dentro una “logica” da gioco di ruolo onnipresente. Questo esclude il fatto che possa accettare un ruolo scomodo e un ruolo non si accetta finché non si socializza. Andare in piazza significherebbe divenire “rassegnati”, non tanto la rassegnazione in sé.

Inoltre, per andare in piazza ancora manca la coscienza di ciò che dovrebbe essere chiesto. Eppure è semplice: soldi.
Soldi, quattrini, palanche, vaini, sghei, grana… money!
E’ semplice, ma complicato.
Solo ai padroni riesce bene chiedere soldi gratis. Deve essere per questo che sono i padroni.
Basterebbe? No di certo. E’ chiaro che no. Ma sarebbe almeno un inizio interessante.
Buon 25 Aprile.

Gianni Casalini
25/04/2012

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