Freud, Jung e noi.

sutradeloto

Anno 1909. Viaggio sul transatlantico George Washington partito dal porto di Brema il 20 di Agosto e diretto a New York. Freud dice a Jung e Ferenczi, con malcelata soddisfazione: «Non sanno che portiamo loro la peste!»
…stanno andando a portare la peste negli USA.
La scoperta dell’inconscio è la peste.

Visto che siamo in mare su un transatlantico che non è il Titanic, ma gli anni sono più o meno quelli, vale la pena di azzardare la metafora dell’iceberg.

-Tutte le volte che pensi all’inconscio cosa pensi?
Io penso ad un iceberg. Quando ero più giovane invece pensavo a due stanze separate.
La coscienza e l’inconscio non sono né due stanze separate con una porta più o meno socchiusa, e nemmeno un iceberg, ma l’iceberg mi piace di più.

Una montagna di ghiaccio, che galleggia nel mare (nel mare dell’inconscio collettivo, nel campo unificato… Dio mio, dove galleggia?) e di cui solo una piccola parte emerge sopra la superficie.
Amico Freud e amico Jung, magari vi avrebbe fatto cagare a tutti e due questa metafora, però a me piace.

La luna di miele intellettuale fra Freud e Jung durerà poco. I due avrebbero divorziato, intellettualmente sempre, e preso due strade diverse e divergenti già nel 1913. Ma… su quella nave erano una coppia di cervelli che stava portando la peste nel cuore della bestia e doveva esserci una certa frenesia per un’impresa del genere (gli USA hanno il più alto PIL del mondo dalla fine dell’800 giusto per capire di che si sta parlando).

Jung parlerà poi di inconscio collettivo e di robe che Freud non vorrà nemmeno sentir nominare.
Eppure a me l’idea di un inconscio collettivo piace.
Mettiamo che si possa parlare di inconscio collettivo e di inconscio individuale e premettiamo che lo sto facendo un tanto al chilo.
Messo e premesso tutto questo, direi che associo quella roba chiamata inconscio collettivo con le esigenze di liberazione e quella roba più o meno chiamata inconscio individuale, a delle esigenze di realizzazione. [1]

Allora deve essere successo che gli USA, che assorbono, e digeriscono, e mantengono tutto ciò che funziona o potrebbe funzionare, che è riproducibile o efficiente o che sviluppa potenza, hanno inglobato il virus della psicanalisi, e, grazie ad un minuscolo crack, hanno invertito l’istanza di liberazione collettiva con quella di realizzazione individuale.
Così noi contemporanei cerchiamo di liberare l’inconscio individuale e di realizzare quello collettivo. Fregatura.
Detto per inciso l’inconscio di certa gente non è bello a vedersi e sarebbe meglio che non lo liberassero proprio.

Freud diceva che lui era il terzo di una serie di tre ferite narcisistiche che avevano colpito l’uomo occidentale e da cui ancora non si era troppo riavuto.
Le prime due erano Copernico e Darwin, la terza ferita, appunto, lui; Sigmund Freud.
Ok, il primo aveva tolto la terra dal centro dell’universo e l’aveva messa dove, con buona probabilità, era sempre stata. Il secondo aveva tolto l’uomo dal centro del “creato”, facendo vacillare il creato stesso.
Come se non bastasse dopo che avevamo scoperto che non eravamo più al centro dell’universo e non eravamo una creatura eletta, arriva Freud il guastafeste e ci dice che non siamo nemmeno ciò che crediamo di essere e la nostra volontà è mossa da forze oscure di cui siamo padroni solo in minima parte.
Una batosta.

Come è finita poi quella storia? La psicanalisi ha ammorbato il produttivismo capitalista puritano made in USA?
Mah, quasi quasi il contrario. O almeno la cosa è stata reciproca.
Gli USA si sono rivelati immuni, oppure indifferenti, ad ogni ferita narcisistica; sarà per i grattacieli, sarà per il baseball, vai a sapere. Altra storia nella cara vecchia Europa [2].

Il lato positivo di tutte queste cicatrici sarebbe potuto essere lo sviluppo di una certa dose di umiltà e la diminuzione di motivi per accendere roghi.
Macché, nella vecchia Europa ci sarà una rivolta della volontà, che di lì a poco esploderà in tutte le forme più degenerate.
Di lì a poco i roghi saranno industrializzati nella forma dei lager. Il colpo di coda della nevrosi?

Oggi non dovrebbe avere un gran senso fare il tifo per l’uno o l’altro dei due grandi scienziati. Forse è esercizio da seguaci. Non so. Non ne so abbastanza. Non mi interessa questo piano.
Poi come molte grandi coppie è probabile che sia stato necessario un cammino in comune e una divergenza.
A me piace pensarli felici a bordo della George Washington mentre vanno a portare la peste in America, ancora ignari di tutto il resto.

E noi?
Freud ha detto, riferendosi ai civilizzati, che per un po’ di civiltà abbiamo rinunciato alla felicità. Come dargli torto?
La mia tesi è che siamo stati così bravi a rinunciare alla felicità che adesso il sistema di dominio si sente abilitato a toglierci anche quel poco di civiltà che ci siamo conquistati.

Benvenuti a bordo.

Gianni ::: 2011 :::

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