Il caso 11/09 – L’inchiesta impossibile

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Il dialogo in casa di Farach, passò dalle incomparabili virtù del governatore a quelle di suo fratello l’emiro; più tardi, nel giardino, parlarono di rose. Abulcasim, che non le aveva neppure guardate, giurò che non c’erano rose come quelle che ornano le ville andaluse. Ma Farach non si lasciò corrompere; osservò che il dotto Ibn Qutaiba descrive una straordinaria varietà della rosa perpetua, che nasce nei giardini dell’Indostan e i cui petali, d’un rosso acceso, recano caratteri che dicono: “Non c’è altro dio che Allah, e Maometto è il suo profeta.” Aggiunse che Abulcasim probabilmente aveva visto quelle rose. Abulcasim lo guardò allarmato. Se rispondeva di sì, tutti lo avrebbero giudicato, a ragione, il peggiore degli impostori; se rispondeva di no, l’avrebbero detto un infedele. Optò per mormorare che il Signore possiede le chiavi delle cose occulte e che non c’è sulla terra cosa fresca o appassita che non sia registrata nel suo libro. Queste parole si trovano in una delle prime azore; le accolse un mormorio reverente. Orgoglioso di quella vittoria dialettica, Abulcasim si apprestava a dire che il Signore è perfetto nelle sue opere e inscrutabile. In quel momento Averroé dichiarò, prefigurando le remote ragioni di un ancora problematico Hume:
“Mi costa meno ammettere un errore nel dotto Ibn Qutaiba, o nei copisti, che ammettere che la terra dia rose che recano sui petali la professione della fede.”

Da La ricerca di Averroé – L’aleph; Jorge Luis Borges

14 settembre 2012 – Stavo cercando, da tempo, di scrivere una piccola inchiesta personale sui fatti dell’11/09/2001, ma non ci sono ancora riuscito.
Volevo scriverla partendo solo da fatti noti a chiunque e non tanto con la pretesa di aver scoperto nel filmato X o nel discorso Y un elemento sfuggito a tutti e che spiega tutto.

Ho messo da parte una cospicua quantità di appunti, ma quando sto per metterla insieme ecco che qualcosa mi “sposta” e mi fa perdere l’equilibrio. Un fatto, una notizia, un nuovo elemento di un mosaico che tutti dichiarano di vedere nella sua completezza d’insieme e di cui nessuno mi convince davvero, mi porta fuori dall’idea iniziale di struttura che avevo in testa.

Ho finito per concentrarmi su questo “spostamento” che sbilancia il baricentro della struttura che sto cercando di formare.

Intanto ormai si può parlare di 11/09 al plurale. Ce ne sono almeno tre che risultano in qualche strano modo collegati tra loro.

L’11/09/1973 i militari golpisti, sostenuti dal governo americano, rovesciarono il governo democraticamente eletto di Salvador Allende per sostituirlo con una feroce dittatura militare capeggiata dal generale Augusto Pinochet.

L’11/09/2001 una serie di attacchi terroristici nel cuore degli USA sconvolse il mondo. Attacchi su cui fin da subito e poi col tempo sono lievitati dubbi di ogni sorta, ma che non hanno mai scalfito la versione ufficiale. Apparve subito chiaro che la verità, da allora, si sarebbe misurata con le conseguenze di un evento e non con la realtà dell’evento.

L’11/09/2012 un fake colossale, un film inesistente sulla vita di Maometto, il profeta dell’Islam, ha incendiato la sensibilità degli islamisti e degli islamici (e anche degli anti islamici a giudicare da alcuni siti) di tutto il mondo.
Il dato più interessante qui è che -il mandante- non si è preoccupato neanche troppo di costruire l’evento, ma di costruire la notizia dell’evento e di innescare le conseguenze, dopodiché non importa a nessuno se il film esiste realmente oppure no. Ormai è come se esistesse. Punto e basta.

E’ come se si procedesse da un evento con un grado di realtà maggiore (11/09/1973) e passando dai fatti del 11/09/2001 fino ad arrivare ad uno con un grado di realtà praticamente nullo (11/09/2012).
Dopo, se hanno ragione i Maya, non ce ne dovrebbero essere altri.

Altro indizio: il baricentro dei fatti sono sempre gli USA, ma le conseguenze si proiettano sull’esterno con implicazioni sociali e geopolitiche enormi.

Nel caso del golpe cileno del ’73 è ben delineato un interno e un esterno. Ciò che accadde in Cile fu distante da ciò che accadde negli usa.
Kissinger, ministro degli esteri del governo Nixon, disse all’allora capo della CIA Helms: «Noi non permetteremo che il Cile diventi una fogna». Ed Helms rispose: «Io sto con voi».
Però mentre gli USA fornirono un ministro dell’economia, formato ideologicamente alla scuola neoliberista di Chicago, al Cile golpista, si guardarono bene dall’adottare al proprio interno quelle stesse teorie che imponevano ai cileni. I Chicago boys erano principalmente un prodotto da esportazione [come ci mostra con dovizia di particolari e accurata documentazione di fonti Naomi Klein in Shock Economy.]

Nel caso dell’11/09/2001 l’evento si pone come uno scarico di energia con due vettori, uno verso l’interno (l’occidente), l’altro verso il mondo islamico. E’ un evento bidirezionale.
Probabile che l’11/09/2012 sia uno “strascico” creato ad oc di quello precedente e che ne conservi questa caratteristica.

Mi sono stancato di cercare una struttura che non arriva.
Tanto vale buttare tutto lì, come se si trattasse di ideogrammi di una poesia cinese.
Non voglio però trasformare una poesia cinese in un vassoio di suggestioni per aperitivi intellettuali.

Sono partito da una tesi che è la seguente e che deve essere tenuta in conto da chi legge:
Con la fine dell’ordine mondiale precedente, che aveva avuto l’ultimo strascico nel mondo a blocchi, c’è stata la necessità di incanalare l’energia di una ipotetica lotta di classe globalizzata -dalle conseguenze dirompenti e imprevedibili- in passioni arcaiche e disgreganti dalle conseguenze violente, ma tecnicamente prevedibili e controllabili. In pratica innocue per il capitalismo.

Dagli anni ’90 del secolo scorso si è deciso di sponsorizzare il conflitto di civiltà, sviluppato secondo le linee di sangue, di religione e di territorio, per allontanare il vecchio spettro della lotta di classe o di popolo da ogni angolo del pianeta.
Andava ricreato un antagonismo che paralizzasse la massa, ma che fosse privo della pericolosità intrinseca di quello: blocco-capitalista / blocco-comunista. L’islam andava benissimo.
Se il doversi paragonare ad un sistema socialista aveva costretto il capitalismo ad accettare una certa dose di teorie keynesiane e l’occidente a dotarsi di uno stato sociale, l’antagonismo con l’islam, nelle sue versioni più triviali e arretrate, libera da tutto questo e permette di procedere nello smantellamento di qualsiasi stato sociale sotto la bandiera di una generica difesa di civiltà.
Non ultimo permette la reintroduzione di elementi irrazionali, medioevali e anti-illuministi nel cuore stesso dell’occidente.

Le masse islamiche erano già negli anni ’90 una bomba ad orologeria per le condizioni sociali, demografiche e anagrafiche in cui si trovavano.
Fino ad allora gli USA avevano indistintamente appoggiato regimi “democratici”, modernisti, monarchie assolute, jihadisti, estremisti e chiunque, da quelle parti, tornasse bene in chiave anticomunista e filoamericana.

Le sperimentazioni avvengono in varie parti del pianeta. Significativa, per efficacia e ferocia, fu quella nei Balcani che, anche simbolicamente, prepara l’11/09/2001.

In altre parole dal 2001 la società diventa la società del terrore e tutti i potenziali terroristi o vicini ad una ipotetica linea del terrore vengono mobilitati, seguiti a distanza, controllati, instradati, ma stimolati a produrre una psicologia del terrore dal basso che il potere gestisce dall’alto.

Fine della tesi.

Il flusso delle informazioni neutralizza le informazioni stesse per il semplice fatto che “sono troppe”.

Conoscete la “sindrome Genovese”, nota anche come “effetto spettatore”?
Prende il nome da un fatto di cronaca terribile che negli USA fece scalpore a metà degli anni ’60. Una ragazza di origine italiana, Kitty Genovese, fu inseguita da un assalitore che la violentò e l’uccise. La cosa “inspiegabile” è che questo avvenne a più riprese, con un enorme numero di spettatori e in condizioni che avrebbero permesso la salvezza della ragazza con estrema facilità in qualsiasi momento.

Un sociologo, anche lui italo americano, Robert Cialdini, spiegò in un suo libro (Le armi della persuasione – purtroppo non ce l’ho sotto mano) questo episodio col fatto che quando il numero di testimoni ad un evento è troppo alto, si annullano, diventano massa e sono incapaci di agire individualmente. In altre parole ognuno pensa che qualcun altro abbia già agito o debba agire al posto suo.
Cialdini chiamò questo effetto: sindrome Genovese.

Ecco, le notizie sono soggette ad una sorta di effetto Genovese. Messe tutte sullo stesso piano diventano massa e perdono il loro valore individuale. Nel caso delle notizie, sono quelle meno significative che incistano quelle significative.

All’inizio mi sono lanciato in un banale esercizio di selezione dell’informazione che consiglio a chiunque: prendiamo un film documentario come va di moda da un pezzo tipo Farenheit 9/11 di Michael Moore. Moore mette insieme un certo numero di notizie e le monta secondo uno schema. Isolarle come se fossero tagliate con le forbici e poi chiedermi: se fossi un ispettore privato (tipo Marlow per intendersi) che deve raccogliere degli indizi sul caso quali riterrei significativi?

Ce ne sono due nel film che caverei fuori dal resto.
Uno è quello in cui si parla delle “scommesse” sul crollo dei titoli. Cioè della gran massa di denaro che viene investito in un ipotetico crollo dei titoli in borsa prima dell’11/09/2001.
[Per chi non lo sapesse, ma credo ormai siano in pochi, è possibile investire denaro nella perdita di un titolo azionario attraverso dei titoli derivati che hanno un nome del cazzo e che ora non mi ricordo, come se si fosse al casinò.]

Il secondo indizio è quello per cui, dopo che i servizi hanno già attribuito la responsabilità dell’attentato più grave su suolo americano dalla nascita degli Stati Uniti d’America a oggi ad un tale Osama Bin Laden, la famiglia Laden, già curiosamente invischiata col presidente Bush, lascia gli Stati Uniti con passaporto diplomatico.
D’accordo, Osama sarà stato la pecora nera della famiglia, per così dire, ma è strano forte.

[La notizia bomba del film è invece quella con cui, giustamente, inizia, e cioè: golpe in the USA. Che avrebbe potuto benissimo essere il titolo, ma avrebbe richiesto un’altra esposizione dei fatti. Si riferisce al fatto che il primo mandato di Bush junior è stato conquistato con fortissimi dubbi di brogli elettorali e col rifiuto bipartisan di richiesta di impeachment. Comunque il film l’ha fatto Moore e non io. Per quanto mi riguarda questa notizia è la più rilevante, ma è precedente al 09/11. Per il momento esce dall’inchiesta.]

Io stavo raccogliendo indizi di questo tipo, quasi per gioco, sull’11/09/2001, ma adesso appare quasi più “intrigante” la situazione che si è venuta a creare dopo l’11/09/2012 e le relazioni che esistono tra i due eventi.

La vicenda è arci nota e riguarda gli ultimi giorni. Su youtube viene pubblicato un video di quattordici minuti che vuole essere il trailer di un film chiamato l’innocenza dei mussulmani e che tratterebbe della vita del profeta. Nessuno l’ha visto, ma Al Jazeera, la televisione dell’emiro del Qatar, lo fa arrivare sulle parabole di milioni di mussulmani. Tripoli, attacco all’ambasciata USA. Morti. Ucciso fra l’altro l’ambasciatore USA. Fatto grave. Bordello globale.
Nei giorni successivi manifestazioni e scontri ovunque.

La stranezza è che fin da subito fanno capolino qua e là dubbi a proposito dell’esistenza del film stesso. Ma non importa, ormai il meccanismo è azionato. E’ un susseguirsi di dichiarazioni, articoli e scuse a proposito di un film che nessuno ha visto. Un tafferuglio di piazza e mediatico intorno a quella che con buona probabilità è una bufala.
Ieri appare questo articolo su repubblica online ripreso dalla stampa internazionale: il film che non esiste. Ho scritto un commento telegrafico a questa articolo.

Oggi articoli ed editoriali che parlano della vicenda usano la parola “video” al posto della parola “film”. Ma non importa, il fatto che ‘sto film non esista (dal momento che l’attrice principale ha girato tre giorni è ovvio che il film non esiste e che è stato girato solo il trailer) non costituisce un fatto rilevante e se non lo costituisce per la stampa occidentale figuriamoci per dei fanatici religiosi.

Oggi su repubblica online ho letto un editoriale di Barbara Spinelli intitolato Tra libertà e responsabilità.
L’articolo è imperniato sullo stupore dell’occidente di fronte alle risposte violente del mondo islamico. Non so. A me non stupiscono. Caso mai non mi piacciono, ma stupire è un’altra cosa. Dopo l’11/09/2001 qualsiasi cosa tocchi l’islam è una scintilla per incendiare quelle masse e dirigerle dove alcuni vogliono lo scontro. Mi stupirebbe se avessi pensato che un film sul profeta Maometto non avrebbe fatto incazzare nessuno. Invece, se mai mi fosse giunta notizia che Hollywood stesse preparando un film del genere, avrei semplicemente pensato ecco una cosa che provocherà un macello. Mi sarei stupito casomai del contrario.
C’è un motivo valido per cui non mi è mai giunta tale notizia, cioè il film non esiste.

Dice poi una cosa interessante Barbara Spinelli: È evidente che il video sul Corano è un pretesto, che dopo l’uccisione di Bin Laden si voleva punire l’America, nell’anniversario dell’11 settembre, e scommettere sul peggio: la disfatta elettorale di Obama.

La centralità di Al Jazeera in questo episodio così come in quello degli attacchi del 09/11/2001 sembra non interessare a nessuno.
Al Jazeera ha fornito il materiale mediatico per le così dette primavere arabe. E’ stata la TV che più di ogni altra ha sponsorizzato la rimozione del colonnello Gheddafi in Libia.
Al Jazeera è la vera responsabile dell’efficacia di questa notizia. Quella che ha permesso ad un video che avrebbe potuto essere girato da qualsiasi cretino al mondo con qualche migliaio di dollari in tasca, di divenire un evento di conflitto globale.

Poi anche lei si unisce al coro di quelli che dicono bisognerebbe stare più attenti alla sensibilità islamica.
Beh, sarà che io non appartengo al galateo filosofico progressista, ma resto dell’opinione che se anche fosse stato messo in giro un film idiota prodotto da un imbecille ecc ecc, la cosa non avrebbe giustificato nessuno. Se la sensibilità di una parte del mondo è legata ad un film imbecille che nemmeno esiste, quella parte del mondo ha dei seri problemi. E io, pur non disconoscendo i problemi di questa parte del mondo, continuo a pensare che quella cultura abbia dei seri problemi e delle vulnerabilità spiegabili in gran parte con l’ignoranza, l’analfabetismo, la repressione sociale, culturale e sessuale.
Poi che si stia cercando di mettere il dito nella piaga questo è evidente.

Come pure è evidente che sia un gioco tra omologhi in campi opposti che si rafforzano a vicenda. [Il reverendo Tarry Jones, il brucia-Corano, trae energia dagli imam Jihadisti e viceversa. Il reverendo Tarry Jones, se non tornasse bene a qualcuno sopra di lui, avrebbe già cambiato condotta a causa di una forte scarica di adrenalina indotta da canna di fucile infilata su per il culo per mano dei servizi USA, piuttosto che dai fanatici mussulmani.]
Tutta acqua al mulino repubblicano in piena campagna elettorale. Ma anche questa non è una novità. Nel 2004 lo stesso Osama Bin Laden, l’uomo più odiato d’America, nel solito videomessaggio VHS alla TV Al Jazeera chiedeva agli elettori USA di NON votare Bush.

Curiosa l’interpretazione di Barbara Spinelli a proposito di Voltaire: Questa forza di offendere ha un nome sacro, sancito dalle leggi liberali e specialmente inviolabile nella cultura politica statunitense: si chiama libertà di opinione, di espressione, di pubblicazione.

È una libertà che non ammette limiti, che si fa forte dello spirito di tolleranza, che si inventa un Voltaire permissivo che non è mai esistito (non è sua la frase “Disapprovo quel che dite, ma lotterò fino alla morte perché possiate dirlo”). Voltaire difese dalla censura dei benpensanti testi e autori che esecrava: bisognava tuttavia che i testi contenessero qualcosa che per lui era una “verità, anche se triviale”. Wikileaks e Assange per esempio portano alla luce fatti veri, e il loro diritto di parola va difeso: cosa che non accade. Non sputano bugie come quelle dette, solo per insultare, sul fondatore della religione musulmana.

Io non credo a questa visione restrittiva di Voltaire. Se la società non ha gli anticorpi della logica si può camminare in punta di piedi quanto si vuole, ci sarà sempre una minoranza intenzionata e motivata a innescare lo scontro fra civiltà.

Me ne sto completamente assorbito in questi pensieri seduto alla scrivania del mio ufficio, cercando un alibi, una pista, una traccia… quando ecco che squilla il telefono. Faccio una lunga inspirazione e una lenta espirazione prima di alzare la cornetta.
“Sì…”
“Beh?”
“Ah, siete voi… ecco avrei bisogno di un anticipo.”
“Non se ne parla. A proposito a che punto siamo con questa indagine? Vogliamo cose concrete, fatti brucianti, notizie bomba, collegamenti sottili, roba che faccia esclamare –Ah ecco!-, cose semplici che possano essere comprese al volo anche dall’assistente sociale di Voghera. Frasi che distolgano il lettore dalla foto del gattino che saluta con la zampina su facebook. Niente sofismi cerebrali o voli intellettuali… inteso. Pagamento alla consegna.”
“Sì, certo… ho già preso molti appunti. Poi ho tutto in testa. Tutto…”
“Bene guarda di farlo uscire se vuoi riscuotere i centomila bigliettoni.”
Riattacca.
Mi lascio cadere nella poltrona. Penso -Ma cosa c’è a Voghera?-

Fine prima parte.

Gianni :::14 settembre 2012 :::

Vedi anche:http://www.megachip.info/finestre/zero-11-settembre/8851-imposimato-a-11-anni-da-quell11-settembre-era-strategia-della-tensione.html

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One Response to Il caso 11/09 – L’inchiesta impossibile

  1. Alberto says:

    Quando, studente volenteroso, da bambino mi chiedevo come potessero essere tanto idioti gli uomini del medioevo da credere nel diavolo, non avevo ancora presente come gli uomini “moderni” potessero credere al terrorismo. Non è cambiato molto: molti ci credono spontaneamente e qualcuno deve crederci per non finire “sul rogo”.

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