Vecchi appunti sullo spettacolo contemporaneo

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La religione, oggi come oggi, è la cocaina dei popoli. – Hal

Appunti del 2011.

Osservazione. Il capitalismo in quella che potrebbe anche essere la sua ultima fase spettacolare non può più tollerare di essere riconosciuto come nemico da nessun individuo ragionevole.

Adesso è in grado di integrare, con estrema velocità, gli arcaismi esistenti in modo più o meno organico nominandoli, a vario titolo, propri nemici. Questo rapporto non può venire mai realmente messo in discussione per gli eccessi dei singoli episodi oppure a causa della ferocia dei mandanti ed esecutori.

Il cuore stesso della irrealtà, dopo aver eliminato dal piano dello scontro i propri nemici reali, impone a chiunque sia dotato di un barlume di ragionevolezza di essere difeso dai nemici che egli stesso ha scelto come tutori.

Le uniche alternative che si producono nella cornice contemporanea prevedono il superamento reazionario anche delle libertà formali che il capitalismo tollera. Questo è il capolavoro del capitalismo; produrre la pseudo-alternativa a se stesso. Esso si presenta come margine progressivo di un mondo che scivola costantemente nella barbarie e nella regressione. Produrre il proprio nemico. Il capolavoro in questo senso è ciò che divenuto famoso col nome di islamismo. Il margine perfetto; un baratro anti-moderno a consumo di un sistema rimasto a corto di nemici ideologici. Perfetto perché a differenza delle burocrazie collettiviste realizzate esso non può realizzarsi; sebbene sia in grado di mobilitare e tenere occupate masse enormi partorisce strutture subalterne al nemico ufficiale. Montagne terrificanti che partoriscono topolini. L’irrealizzabile che rappresenta passioni prespettacolari, ma che può soltanto chiedere un posto allo spettacolo realizzato.
Nemico perfetto perché interclassista; non cerca amici o alleati al di là del muro ideologico con cui delimita se stesso. Perfetto: è in grado di generare un permanente stato di terrore in tutte le classi sociali; mantenere attivamente in conflitto i consumatori mancati dell’area islamica con quelli deprivati di potere d’acquisto dell’area occidentale.
Un progetto raffinato di controllo che potenzia la dispersione.
Le masse chiamate a costruire dal basso questo progetto reazionario,restano appiattite tra il “parere dell’astrologa” e l’obbligo del velo e rivolgono il loro televoto, ad oriente come ad occidente, su quello che riescono a concepire come il male minore.

La sensazione assoluta e onnipresente di poter soltanto retrocedere incombe.
Nemici a focale corta per addestrare l’occhio alla miopia.
Il diavolo; ancora il diavolo.
Non è più possibile schierarsi in nessun partito del diavolo. Quello spazio non è più libero da un pezzo ormai.
E’ stato colonizzato con meticolosa precisione.
Il partito del diavolo ha chiuso i battenti. Il tesoriere è fuggito con la cassa.
Il diavolo non esiste! Ma…

Le telepredicazioni satellitari delle confraternite islamiche sono un capolavoro: pubblicizzano un sistema la cui soglia emergente è un arcaismo tecnologicamente attrezzato, ma non ad un grado tale da potersi affermare come alternativa in un mondo così interconnesso. Piuttosto è capace di intercettare i flussi di rancore e aspirazioni deluse e capitalizzarli senza sosta. Un nemico per niente minoritario, irriducibile, irrazionale, delirante, fobico. Così gestibile.
La libertà individuale appare accettabile nel baratto con l’accettazione rassegnata alle istituzioni del capitale e dello spettacolo. Le uniche in grado di offrire un servizio di protezione globale.
Se vuoi restare, almeno parzialmente libero, dovrai cercare rifugio sotto il movimento della merce. Tutto quello che potrai chiedere è che una parte di libertà di cui sono titolari merci e capitali venga concessa anche ad alcuni esseri viventi. E tu puoi ancora far parte di questi privilegiati. Arruolati, i posti sono limitati.

Il progetto del nemico islamico è stato incubato nella cornice della lotta al blocco sovietico per poi subire numerose variazioni sperimentali nelle singole aree geografiche.
Il “lassaiz faire” israeliano nei confronti dei finanziamenti alle componenti islamiste nei territori occupati, che hanno permesso la disgregazione della società palestinese, la deriva religiosa e l’isolamento internazionale.
L’appoggio americano a quello che è stato poi ribattezzato “il principe del terrore”, passando per la situazione algerina e per mille altri tasselli di un mosaico che si ricompone nell’immagine di un nemico ideale, fragile, globale e terrifico. Il nemico di tutti gli occidentali, nessuno escluso. Il nemico delle emancipazioni e delle moderne condizioni di vita. Il debutto spettacolare in società è avvenuto l’11 settembre 2001. Da allora, sebbene nessuno vi creda realmente, tutti  partecipano al gioco, ognuno nel ruolo permesso. L’entrata in scena del nemico perfetto per una società che pretende di essere giudicata più per i propri nemici che per ciò che realizza e che quindi non è più tenuta a realizzare niente.

Una versione curiosa di questo progetto si è mostrata di recente nella così detta rivoluzione libica, quando l’apparato militare dei paesi consumatori di petrolio si è mobilitato in fretta e furia per rovesciare militarmente il regime, adducendo, di fronte all’opinione pubblica internazionale, un generico discorso sulla democrazia (opinione pubblica del tutto distratta, disinteressata e incapace di formulare il benché minimo pensiero critico una volta agitato il feticcio del male minore). Con spiazzante candore i commentatori politici di fronte alle parole dei leader che, davanti a folle festanti, proclamavano l’istituzione di una quasi- repubblica islamica, docile con le forniture di petrolio, sulle sponde del mediterraneo e la sharia come principale legge dello Stato non hanno battuto ciglio. Gli stessi commentatori pronti a vedere un pericoloso militante salafita in ogni magrebino senza il permesso di soggiorno.

Coi petrodollari si costruiscono moschee in tutto il mondo islamico e fuori da esso secondo un modello di controllo che vede i capitalisti del petrolio nel ruolo di finanziatori.
Mutatis mutandis, non è troppo differente l’utilizzo della penetrazione delle sette protestanti in molti paesi dell’america latina, finanziata e appoggiata al fine di dividere le comunità. La religione si presenta come il maggior arcaismo spettacolarizzato attualmente in onda.

L’importanza assunta oggi dal discorso religioso-identitario non è in contrapposizione con la famosa frase di Marx che paragona la religione all’oppio dei popoli, ma del tutto in sintonia con essa.
E’ il valore stupefacente della religione a permetterne il rilancio sulla scena mondiale, e non certamente una qualsiasi crescita spirituale, che era e rimane marginale rispetto alle esigenze analgesiche e allucinatorie delle masse e alla spendibilità in termini di potere delle elite.

Messo in antagonismo con il sistema di erogazione del piacere del consumo, l’islamismo fornisce agli esclusi di questa distribuzione la versione atroce di Dio. L’antiutopia di una società non secolarizzata ed asessuata coincidente con l’infanzia. Una fase della vita che ritorna esaltata in ogni forma di miseria.
Così Dio viene ridotto ad un idolo protettore di ogni forma di stupidità, rozzo e crudele e proprio per questo in grado di fronteggiare a parità di intensità la fornitura immediata di piacere della merce attraverso l’accesso ai bassi istinti eccitati dalla repressione sessuale travestita da ritorno all’innocenza. L’alternativa allo spettacolo dominante non è la realtà, ma uno spettacolo ancora più deprimente.

Non avrai altro nemico al di fuori del mio.
Mafie, corruzione, integralismi religiosi si presentano sulla scena come -nemico pubblico numero uno-, ma continuano ad esercitare la funzione occulta di prestigioso garante per un sistema che, a questo punto, preferisce fare un passo indietro e non proiettare alcuna aspettativa in nessun futuro, e presentarsi come -ordine irrealizzato-.

L’immagine più verificabile è quella di un meccanismo rotto, che chiede di essere continuamente aggiustato e rimesso in moto per portare a termine la propria missione. Un meccanismo che più si rompe, meglio funziona.

[GC :::2011:::]

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