Il compleanno di Stalin

Psico immagini -serie8_003- Gianni Casalini 2012

Il compleanno di Stalin
Fra circa 24 ore finisce il mondo e io vengo catturato da una doppia coincidenza che non c’entra niente. Oggi dopo pranzo su Rai storia un vecchio documentario sullo seconda guerra mondiale, con interviste a storici, testimonianze e una ricostruzione rigorosa dei fatti e delle cause del conflitto. Chiaramente è un documentario prodotto in un’altra epoca. Si capisce dal fatto che non è stato tutto appiattito sugli effetti speciali e sulla potenza di fuoco degli eserciti e la storia non è stata ancora trasformata in un videogioco.

Si parlava anche dello sterminio degli ebrei, della fuga dei polacchi dell’avanzata dell’armata rossa in Polonia e poi dell’immediato dopoguerra. Immagini terribili. Davvero. Per quanto puoi averle viste mille volte ti prendono sempre lo stomaco e la narrazione era capace di trasmettere l’idea di un Europa distrutta, devastata, disperata e in fuga.

A fine guerra l’armata rossa una volta liberati i campi di lavoro e di sterminio nazisti si prende una buona quantità di prigionieri e l’Unione sovietica (stremata) si trova a gestire questa situazione. I russi catturati o deportati dall’esercito nazista vengono rimpatriati. Si parla di centinaia di migliaia di persone. A questo punto succede una cosa terribile. I prigionieri russi liberati una volta in patria vengono considerati in massa traditori. Anche se molti di loro avevano realmente combattuto contro l’invasore. Ma, siccome c’erano sicuramente anche dei traditori, sia Stalin che l’ ”opinione pubblica” russa consideravano questi disgraziati che avevano atteso la liberazione come dei traditori della patria.

C’è la testimonianza di un russo che racconta come stava aspettando la liberazione della fidanzata. Ma la fidanzata come tutti gli altri finì in dei campi di “rieducazione” (o qualcosa del genere) e poi, come quasi tutti gli altri morì nei gulag siberiani. Quest’uomo a distanza di molti anni usa un’espressione che mi ha risuonato dentro per la sua esattezza e cioè: Stalin era uno che NON amava le situazioni complicate… deportò tutti.

Bellissima espressione. Lo stalinismo è stata una delle degenerazioni autoritarie del secolo scorso e il suo posto è esattamente lì accanto alle altre dittature nazi-fasciste. Solo che Stalin ha trovato una rivoluzione già fatta. Ha dovuto solo eliminare gli oppositori. Stalin non ha combattuto l’ascesa del proletariato, si è limitato a tradirla e ridurla in catene. Ma questo, per quanto vero, rimane un discorso storico anche un po’ scontato.

La coincidenza è che ho visto dei simpatici banner in rete che ci ricordano la ricorrenza della nascita di Iosif Vissarionovič Džugašvili. Conosciuto come Giuseppe Stalin.

-Stalin era uno che NON amava le situazioni complicate- è una frase che mostra la koiné psicologica di ogni individuo a qualche livello coinvolto col pensiero totalitario. Anche quello di nuova matrice etnico-identitaria o neofascista. Non amare le situazioni complicate… Questo hanno sempre avuto in comune un fascista, un nazista e uno stalinista. Un razzista o un negazionista. Poi possono dissentire su tutto, ma hanno sempre una scorciatoia nella manica.

Questo rimante tuttora valido per i fascisti del terzo millennio e gli stalinisti post moderni. Ma non basta. Hanno anche un’altra cosa in comune e precisamente che vogliono apparire come dei SIMPATICONI. Detto questo i primi sono molto più pericolosi dei secondi per ovvi motivi. Entrambi condividono tuttora la libido del genocidio come risposta ad una profonda frustrazione umana.

Cosa è stato lo stalinismo in Italia? -Con una qualche eccezione del periodo del conflitto e dell’immediato dopoguerra quando ancora si poteva giustificare con l’ignoranza dei fatti- è stato il mezzo con cui certi individui hanno potuto prendere le distanze dalle premesse politiche del fascismo accettandone completamente le premesse culturali.

Domani nasceva Josif Stalin. Uno dei più grandi assassini di comunisti della storia dell’umanità.

[GC :::2012::]

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