La guerra in Mali

Ponte a Elsa

La guerra in Mali
Volevo capirne di più… in Italia esistono due mondi separati. Quello abitato da coloro che ascoltano le rassegne stampa radiofoniche o cercano su internet un po’ di informazione, magari internazionale, e quello abitato da coloro che guardano i telegiornali e leggono i giornali italiani.
Di solito passo più tempo nel primo che nel secondo.

Ad esempio la guerra nel Mali. La Francia è in guerra. La notizia è quasi assente dai media italiani che parlano di bisticci tra figurine della politica. Se non fosse stato per il rapimento in Algeria ad opera di un gruppo Jihadista non si sarebbe nemmeno sfiorata la notizia.

Ascoltando una rassegna stampa a radio 3 nei giorni scorsi vengo messo al corrente dei titoli dei giornali francesi. Si riassumono in: -La Francia è stata lasciata sola-. In guerra, sola.

Una guerra strana. La versione ufficiale è che la Francia è in guerra per difendere il governo democratico del Mali, che si trova sotto attacco dei guerriglieri islamisti del nord e che stanno conquistando anche il resto del paese. La versione ufficiale presenta almeno qualche incongruenza dal momento che il governo del Mali è un governo golpista.

Certo di fronte ai tagliagole islamisti appare democratico chiunque. (Questo è innegabile… piacerebbe però che chi scrive su blog più blasonati e influenti di questo tenesse di conto di questa relatività.)
Questo è il miracolo dell’islamismo e della sua estrema utilità e versatilità: farebbe apparire democratico anche Mussolini.
-Poi, siccome a volte l’islamismo serve per rovesciare qualche rompiscatole poco favorevole alle politiche imperiali, succede che si fa finta che non ci siano gli islamisti a rovesciarli, ma dei fronti eterogenei. Come nel caso della Libia o della Siria.-

L’islamismo è prima di tutto un capolavoro della destra neo-liberista perché che esso sia al potere o all’opposizione, che sia ufficiale o in clandestinità monopolizza il desiderio di rivalsa delle masse nel mondo islamico e le allontana dall’opportunità di una reale emancipazione.
Io lo chiamo modello Iran (sì, il nemico storico degli USA). In Iran la rivoluzione l’hanno fatta le forze laiche di sinistra, ma il partito islamista di Khomeini ha rappresentato il male minore per gli USA.
Là dove l’islamismo non è direttamente alleato con le potenze imperiali rappresenta comunque un blocco per le masse. [L’ho già detto ma ogni tanto mi piace ripeterlo in altro modo.]

Quindi per me non esiste islamismo buono (quello anti-americano per intendersi) e cattivo (quello cripto filo-americano).

Dicevo la guerra della Francia in Mali. Mi sono posto delle domande.
Ho cercato su Internet ed ho trovato questi articoli interessanti: Mali. La stampa sotto chiave, il panico tra la popolazione: è il Colonialismo 2.0
di Andrea Camboni (osservatorioiraq.it)

::: Dietro la retorica della guerra al terrorismo, le democrazie occidentali contendono alla Cina il primato economico sulla regione, assicurandosi l’accesso alle risorse strategicamente fondamentali a forza di interventi militari sotto il cappello dell’Onu.

Consiglio anche questo articolo: Mali. Se la ‘guerra al terrorismo’ si combatte nel cuore del Sahara.
di Ludovico Carlino

::: L’intervento armato in Mali è giunto prima del previsto. Dopo il fallimento dei tentativi di mediazione con i ribelli che controllano il nord del paese e dopo la nuova avanzata verso sud dei militanti jihadisti, la Francia ha iniziato lo scorso venerdì una campagna di “anti-terrorismo” diretta a “ristabilire l’ordine”. Un intervento che rischia tuttavia di destabilizzare ulteriormente il Sahel, e che manca di un’adeguata pianificazione.

E questo: La guerra in Mali e l’uranio del Niger
di Stéphane Lhomme
– traduzione a cura di Stefano Nanni

::: Stéphane Lhomme, direttore dell’Observatoire du nucléaire, affronta il tema degli interessi economici e strategici in ballo nella regione saheliana e mette in relazione lo sfruttamento delle riserve di uranio nigerine con il recente attacco delle truppe francesi nel nord del Mali, sottolineando “l’utilità del pericolo islamista” alla politica egemonica attuata da Parigi nelle ex colonie.

Valgono una lettura. Però c’è qualcosa che non mi quadra… Gli articoli sono presi da un solo sito e sebbene siano condivisibili sotto molti aspetti non mi soddisfano nell’impostazione generale. Se le cose stessero come emerge da queste analisi significherebbe che la Cina sta armando i Jihadisti per conquistare spazio in Africa.
A parte che normalmente è il fronte del petrodollaro che fornisce armi e finanziamenti agli islamisti, per mezzo delle petromonarchie. Ma questa unione fra francesi e americani in Africa mi risulta sospetta. In Algeria gli USA finanziavano gli islamisti e usavano le basi di addestramento per addestrare i guerriglieri da spostare in Afghanistan. La Francia è alleata del regime. E’ vero che in Libia però hanno fatto comunella tutti quanti e si sono spartiti la torta…

Il sospetto viene amplificato dal fatto che la Gran Bretagna, di solito piuttosto schierata sul piano militare ha fornito alla Francia due aerei cargo, che però erano rotti, quindi non sono potuti partire! Gli USA niente. Un po’ poco se si considera quanto investono questi due governi in azioni belliche.

Con le poche informazioni che ho raccolto mi sarei immaginato che in Africa fosse in corso una guerra economico-militare fra USA e Europa. Tra Eurasia e Oceania, per dirla in termini Orwelliani e che la lettura che vede l’occidente colonialista come una entità compatta che difende congiuntamente degli interessi di sfruttamento fosse un attimino da rivedere. Magari con l’utilizzo di griglie di lettura più aggiornate.

Ah, una cosa l’ho capita. Il sottosuolo del Mali è ricco di tutto.

[GC :::2013:::]

Vedi anche: La guerra in Mali, Sankara e l’uccisione della felicità Un articolo schierato a favore dell’intervento francese.

Malì: una sfida di civiltà da rifiutare. di Antonio Negri

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