Big in Japan

L'onda - Katsushika Hokusai

L’onda – Katsushika Hokusai

Big in Japan espressione inglese che significa letteralmente grande in Giappone. Che poi si apre su tutta una gamma di significati in cui il più evidente è: qui non sei nessuno ma sei grande da un’altra parte del mondo (forse). Più o meno -nessuno è profeta in patria- ma con più ironia. Può voler dire anche: ma chi ti s’incula? Oppure: ma chi lo conosce… Un’espressione simile è usata a Livorno ed è: giocava nell’Empoli. Riferita ad un soggetto della cui storia in fondo ci interessa poco, ma su cui il locutore si attarda nella disquisizione. Così mi dicono fonti ben informate.
Ieri per migliorare il mio inglese mi guardavo su youtube un documentario sul Giappone contemporaneo in inglese coi sottotitoli in inglese (A Life in Japan). Anche ben fatto. Costruito sul racconto di occidentali che vivono in Japan e fra questi anche due italiani. Ad un certo punto emerge una cosa che impressiona un po’ sulla cultura giapponese contemporanea. Nell’istruzione giapponese se studi ad esempio un personaggio storico o un artista o un fatto, sei tenuto a sapere chi-come-dove-e-quando, ma la tua opinione su quel fatto o quel quadro o quel personaggio non è richiesta e nemmeno ben voluta, a quello che ho capito. Quindi questo farebbe del giapponese istruito un database senza idee proprie. Ora, a parte che noi siamo ultimi per alfabetizzazione fra tutti i paesi industrializzati, ma fra poco usciremo da questa imbarazzante posizione di classifica perché usciremo dai paesi industrializzati… a parte questo, dicevo, il documentario è fatto di impressioni; persone che vivono una realtà dal “di dentro”. Come va di moda ora. Altra cosa impressionante è che i giapponesei hanno una fiducia assoluta nella loro “governance”. Tutto ciò viene ascritto nel carattere nazionale del giapponese. Non lo metto in dubbio. Però quello che ha impressionato me è che tutto questo fornisce un ritratto affascinante ma piatto. Ad esempio nelle narrazioni personali degli occidentali mancano completamente riferimenti alla storia recente del Giappone. Quindi diventa tutto un: ho visto questo, mi è successo quest’altro… Io ne so poco di storia. Però prima di dire che i giapponesi sono dei robottini e far cadere la cosa dal cielo o dalle viscere della propria cultura o psicologia di massa ricordiamoci anche che dal dopoguerra ad oggi la società giapponese ha subito una violenta repressione antisindacale. Negli anni 60 ha visto il leader del partito Socialista Giapponese assassinato in diretta televisiva ed essere iscritti ad associazioni sindacali o gruppi di sinistra, come ad associazioni ambientaliste poteva voler dire la perdita del posto di lavoro e l’isolamento sociale. Insomma in Giappone c’è stata una repressione eccezionalmente violenta per un paese avanzato e non soltanto i fiori di ciliegio. Certo niente in confronto alla repressione targata CIA nei confronti del Partito comunista Indonesiano che portò ad un milione di morti, o agli squadroni della morte in Honduras negli anni ’80 o… Ma la storia nei frame impressionistici della cultura di massa scompare. Del Giappone penso che è dall’altra parte del mondo rispetto all’Italia e non solo geograficamente. Il Giappone è l’opposto-complementare dell’Italia. I giapponesei si affascinano facilmente degli italiani e viceversa. Ma in comune si può dire che sono i due popoli “ricchi” esterni agli USA su cui sono stati compiuti più esperimenti di manipolazione di massa dal dopoguerra ad oggi. Il Giappone non è lontano dall’Italia anche per la qualità dell’informazione televisiva a quanto raccontano questi testimoni oculari. Non ne avevo dubbi.

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