Al criminale Priebke si addice l’indifferenza

La morte di Priebke mi lascia indifferente. Il mio nucleo centrale non vuole disperdere energie psichiche preziose indignandosi inutilmente. Ci vogliono anni ed esercizio per questa consapevolezza ed è così fragile che non voglio incrinarla per un boia. La morte di Priebke non mi dice nulla, perché lui apparteneva a quella fase della vita in cui avrebbe potuto rappresentare soltanto ciò che era stato e non ciò che era. Non mi da gioia, né tantomeno tristezza; nessun sentimento di rabbia, né pietà. Questo mi permette di tuffare uno sguardo nella sua storia e tornare a galla con due particolari.
La prima “curiosa” perla è che l’avvocato difensore di Priebke è stato Taormina; un uomo che ha dedicato la vita alla difesa degli umili, degli oppressi e dei perseguitati. Infatti anche Priebke (oltre che un noto politico e uomo d’affari italiano) secondo il suo avvocato è stato un perseguitato.
Il secondo particolare risale a quando la sua detenzione e la sua condanna avrebbero avuto un senso. Nell’immediato dopoguerra. Erich Priebke è stato uno dei criminali nazisti fortemente aiutati dalla chiesa cattolica nella fuga in Argentina e nella successiva copertura. Non mi dimentico che ci sono stati cattolici antifascisti e diversi di questi partigiani. Ci mancherebbe. Come ci sono stati preti e religiosi che hanno appoggiato la resistenza e salvato ebrei e oppositori da morte sicura. Massimo rispetto per costoro. Ma la Chiesa Cattolica non è stata questa in blocco come si vorrebbe raccontare oggi… e il primo catto-demente che sviolina sulla bontà della povera Chiesa, estranea e perseguitata da tutte le dittature del mondo attirerà su di sé il vento dell’ira divina a spettinargli i capelli. Lo sappia. Sta scritto. La scomparsa del criminale Erich Priebke mi lascia indifferente e anche il suo mancato pentimento.


Basta dare un’occhiata veloce alla pagina wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Priebke

“Dopo la sconfitta della Germania, Priebke fuggì da un campo di prigionia presso Rimini e, dopo aver ricevuto documenti falsi a Roma, si rifugiò in Argentina, a San Carlos de Bariloche, ai piedi delle Ande argentine, dopo essere passato per Bolzano grazie all’assistenza dell’organizzazione ODESSA. Priebke fu appoggiato in particolare da alcuni preti altoatesini, quali Johann Corradini di Vipiteno e Franz Pobitzer di Bolzano, ma anche dal vicario separazionista Alois Pompanin, che gli concesse il battesimo cattolico[3], e fu aiutato nella sua fuga dalla rete di contatti gestita dal sacerdote croato Krunoslav Draganović[4].

Riuscì quindi a sfuggire alla cattura ed ai processi per crimini di guerra e, nonostante i servizi segreti israeliani per molto tempo gli avessero dato la caccia, non fu mai scoperto.”

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