A ruota libera

' Making Stars ', Sammy Slabbinck 2013

‘ Making Stars ‘, Sammy Slabbinck 2013

A ruota libera
Lettera ad un amico che vive all’estero ed ha la tessera del PD e si pone delle domande ragionevoli

Non rientra nelle mie abitudini dire a gli altri da che parte devono stare. Per quanto mi riguarda condivido l’idea di Noam Chomsky che mette al centro dell’agire politico visioni e obiettivi -su altre cose sono più critico con Chomsky-. Nel senso che anche la mia visione rimane quella di una società comunista e libertaria in cui il senso solidale di comunità e l’iniziativa individuale non siano in contrasto tra loro e in cui l’estinzione della nostra specie o delle altre non sia considerato un effetto collaterale al buon funzionamento dei mercati. Aspiro ad una società sostanzialmente democratica, ma non so se è la mia visione piuttosto di un’altra che si realizzerà. Mentre gli obiettivi sono ciò che si può realizzare nel tempo storico e nelle condizioni che ci è dato vivere. Posso accettare che la visione stia oltre la mia vita biologica o appunto addirittura al di là della realizzazione completa. Mentre gli obiettivi sarebbe bene realizzarli durante la propria vita biologica, o almeno provarci. Gli obiettivi sono apparentemente più modesti rispetto alla visione, ma in un certo senso sono la visione in opera. Sarebbe sbagliato vederli come separati.

In altre parole la visione è la direzione della bussola, gli obiettivi sono i sentieri che uno deve, o può, percorrere. A volte si cammina da soli a volte in compagnia. A volte si cammina anche nella direzione contraria a quella indicata dalla bussola per aggirare un ostacolo o creare le condizioni migliori in futuro. Mi ci dilungo perché in questo paese, per qualche strano motivo, la confusione tra questi due livelli è più accentuata che altrove e perché ho conosciuto parecchie persone che A) vantano incontaminata purezza per il fatto di passare il tempo a tirare craniate nel primo muro che gli si para davanti visto che quella è la direzione esatta e gli altri sono tutti  reazionari & revisionisti & ecc -e questo di solito è il caso delle persone molto stupide o molto attaccate all’ideologia- B) Persone che passano la vita viaggiando nella direzione del “nemico” sostenendo che hanno ben chiaro che quella è la direzione che porta nella merda, ma è l’unica che è possibile sempre e comunque percorrere & bisogna essere pragmatici -e questo è il caso delle persone molto furbe o che aspirano ad esserlo-. Nel mezzo ci sono: confusi di ogni sorta e innumerevoli varietà di furbetti. (In effetti, in questo tentativo di categorizzazione, esiste un caso C costituito da coloro che riescono ad essere sia A che B -che non si sa mai-).
Credo che non avendo chiara questa distinzione tra livelli anche le persone migliori finiscano per oscillare tra la commozione per i padri dell’anarchismo e la tessera del partito di centro-centro-centro-quasi-sinistra o-così-o-pomì (come diceva una nota pubblicità). Detto questo l’unica cosa che mi preme è che la distinzione tra i livelli sia chiara. Mi preme che la bussola funzioni poi se uno decide di andare in una direzione o in un’altra, oppure di stare fermo, dipende solo dalla sua coscienza, dalla sua volontà e dalla sua conoscenza.

La valutazione nel raggiungimento degli obiettivi rientra nella categoria dell’efficacia, che non può essere la stessa categoria con cui valutiamo la visione.
Ci sono stati momenti nella storia in cui le condizioni erano più drammatiche di adesso, ma erano tutto sommato più semplici. Si doveva scegliere da che parte stare. O col fascismo o contro. Erano i momenti in cui visioni e obiettivi convergevano per forza. Noi invece dobbiamo attraversare le acque dell’incertezza  che sono quelle più difficili da navigare, ma viste dal punto di vista dell’avvicinamento alla visione sono anche le più importanti.

Che fare? Che poi è sempre la cara vecchia domanda. Che fare? Ancora lei dopo tutti questi anni. Premesso che per me vale la vecchia massima buddista: se non sai come fare cose buone, cerca almeno di non fare cose cattive… voglio pensare che la domanda sia mal posta e quella vera sia: cosa manca? Cosa manca perché non ci si debba di nuovo scindere fra obiettivi e visioni? Cosa manca per non cadere di nuovo nel contrasto tra la mente che insegue gli obiettivi e quella che aspira alle visioni -che poi è ciò che vuole il potere-? Per me mancano obiettivi condivisi e analisi degne di questo nome. Mancano piattaforme o progetti politici alternativi condivisi e condivisibili ad ampi settori della società, progetti per cui lottare. Non manca la volontà di lottare. Manca una radicalità ragionevole. Percorribile.
Le categorie del ‘900 hanno lasciato eredità importanti, ma non più attive. Finalmente dico io, almeno la loro eredità potrà essere spesa in qualche modo. Invece c’è chi sostiene che è tutto come prima e la risposta sarà sempre la stessa. Nei secoli dei secoli. Amen.
Se la risposta è la “rivoluzione proletaria” è chiaro che si finisce per prendere la tessera del PD. Le rievocazioni storiche non servono a un cazzo. Tanto vale andare alla festa dell’unicorno dico io, vestiti da guerrieri medioevali o robe del genere. E posso dire la stessa cosa per la sommossa o il “riot” come va di moda dire ora.
Piccola divagazione: leggevo su un sito comunista di questi super-puri che Marx si sta rigirando nella tomba (da qui la loro ansia di purificazione ideologica). Non lo so se Marx si stia rigirando nella tomba o meno; di sicuro se questi sono i nemici numero uno del capitalismo, data la loro frenetica smania di -scissione per l’unità- il sistema può dormire sonni tranquillissimi. Ma figuriamoci.. questi sono figuranti, vogliono -essere qualcosa- non vogliono -fare qualcosa- e quando non prendono direttamente la loro paghetta in pecunia da parte del sistema la prendono in identità, visto che il sistema gli permette di essere antagonisti a lui. Questi hanno soluzioni per tutte le stagioni. Cioè per nessuna. Ma sono molto utili (per il potere) nel tenere occupate le posizioni del dissenso. Le lasciano anche ai loro figli qualche volta.

Ti ricordi il “socialismo reale”? C’é ancora una sottocategoria dei comunisti nostrani che lo rimpiange. I motivi per cui viene rimpianto sono fondamentalmente tre. 1) Quando c’era erano più giovani. 2) Era -realizzato- 3) Era realizzato lontano da casa propria. (Ce ne sono di minori tipo: quando andavano lì chiavavano e l’URSS era una squadra per cui tifare in tutte le discipline olimpiche).
Invece quello di cui non si parla mai è la democrazia reale. Perché questa è quella che chiamiamo -democrazia- senza aggettivi. Anche qui -reale- sta per -realizzata-. Non c’è democrazia quando il destino di miliardi di persone viene deciso da esigue minoranze per niente disinteressate. Non c’è democrazia quando la gestione dell’economia è su una sfera non controllabile dal popolo, dalla massa, dai cittadini. Da chi l’economia la produce.
Un albanese con cui ho lavorato mi disse: quello che ci insegnavano a scuola sul socialismo era falso, ma quello che ci dicevano sul capitalismo era vero.

Ecco per me il PD dovrebbe chiamarsi PDR, Partito della Democrazia “Reale” ed ha lo stesso rapporto che il PDL ha con la libertà o che i partiti socialisti dell’ex blocco sovietico avevano con il socialismo e la società senza classi. Io credo che il PD condivida la peggiore visione del sistema neoliberista camuffandola alla buona e nemmeno più di tanto. Il che mi fa dire che si occupa di truccare la bussola. Almeno così la vedo io. Comunque cosa penso del PD l’ho già scritto in questo post.

Credo che ci siano delle esperienze di lotta e partecipazione più mature e significative di quelle di cui ho parlato prima e il piano dello scontro non sia solo nazionale, anche se questi teatranti ci vogliono dare l’idea che tutto avvenga nello -sgabuzzino Italia-. Quindi essere all’estero per te non dovrebbe essere una limitazione, ma un punto di vista privilegiato. Poi cosa fare non te lo vengo certo a dire io.
Ogni tanto torna a prendere un po’ di sole 🙂 e tienici un posto che ci sta di doverti raggiungere se le cose non cambiano sul serio.
Ciao
Gianni

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