Appunti su violenza di genere e magnifiche subrettes.

 

' Do you remember ' Sammy Slabbinck 2013

‘ Do you remember ‘ Sammy Slabbinck 2013

Appunti su violenza di genere e magnifiche subrettes.

L’immagine è questa: sto in una sala di aspetto e butto un’occhiata alla copertina dei giornali di gossip che stanno sul tavolino accanto a me.

Su uno di questi c’è la foto della Hunzicker colla faccia triste intonata al titolo… il titolo non lo ricordo di preciso, ma dice che lei ha subito violenza (senza specificare dove e come) ed era stata ridotta come una “schiava”. La parola “schiava” la ricordo bene. Non l’ho aperto e non so nemmeno di quando fosse.

La parola “schiava” erotizza il tutto, perché un invito a spugnettarsi, implicito o esplicito, fa sempre audience. Poi ho pensato: anche la Hunzicker? La Svizzera più simpatica e zuzzerellona d’Italia; quella che prima c’ha mostrato il culo con la pubblicità delle mutandine e poi la faccia e le hanno funzionato bene tutti e due. Ma senti…, senti che drammatico segreto era celato dietro quel volto.

Dico -anche la Hunzicker- perché per sbaglio ne ho già rintoppate un paio di notizie che parlavano di magnifiche subrettes che in dirette televisive, salotti o giornaletti di gossip esternavano in lacrime le loro sofferenze a causa della -violenza maschile-, termine che a me non piace per niente, ma le femministe mi assicurano che va bene così, è quello giusto, e se va bene usiamolo, tanto l’importante e che ci si capisca.

Come si chiamavano le famose malcapitate non lo ricordo perché di solito non mi soffermo un attimo su personaggi che di lavoro fanno parlare dei loro fidanzamenti, corna, gravidanze, e ultimamente, a quanto pare, pure di stupri e violenze.

Ma se le ho rintoppate io che sono piuttosto a dieta in fatto di personaggi famosi vuoi vedere che è un fenomeno dilagante. Vuoi vedere che non c’è più una donna di spettacolo che non abbia una triste storia di botte e soprusi alle spalle, sempre nascosta e mai dimenticata, da esternare in pubblico fra lacrime e singhiozzi, nella fascia oraria di punta.

Si potrebbe parlare per ore sulla questione di cosa è che può spingere uno o una a farsi prendere per il culo dai personaggi della TV piuttosto che fare qualsiasi altra cosa nella vita. Ognuno avrà la sua risposta.

Io invece volevo solo far notare che nello spettacolo qualcuno vive al posto di tutti e questa mediatizzazione del problema del femminicidio e della violenza di genere ha subito chiamato a raccolta le magnifiche subrettes che vivono al posto di milioni di donne. Le magnifiche subrettes che hanno partorito nella notorietà, si sono fidanzate nella notorietà, hanno lasciato il fidanzato nella notorietà e non hanno avuto problemi come assenza e appoggio economico alla gravidanza e cose del genere. Il mondo delle donnine dello spettacolo è un’arma micidiale. Mentre le donne normali partoriscono non solo con dolore, ma senza paparazzi, queste occupano tutto lo spazio del reale sostituendosi a chi non vive vendendo la propria immagine.

Vuoi vedere che adesso va di moda e che la donna con gli occhi pesti al pronto soccorso potrà sentirsi meno sola leggendo le riviste in sala d’attesa che le mostrano le famose signore e signorine che non solo cucinano quasi come lei, lavorano quasi come lei, guadagnano quasi come lei, hanno avuto un matrimonio fallito quasi come lei, hanno partorito quasi come lei, e sono state pure menate quasi come lei.

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