Il giorno dopo Charlie

mitra_magritte

COMUNICATO (Si fa per comunicare…)
Adesso in Europa nessuno parla d’altro. Anche noi europei abbiamo avuto il nostro 11 Settembre.Quello di ieri è il primo attentato contro l’Europa e non contro un singolo paese.

A parte il solito sciacallaggio in cui i fautori di scontro tra civiltà si sono lanciati (di destra e di sinistra) e contro cui i nostri appelli all’uso dell’intelligenza non serviranno ad un cazzo; perché non si può chiedere a degli stupidi di usare l’intelligenza… in condizioni per di più straordinarie.

JE SUIS CHARLIE non perché apprezzassi in tutto e per tutto la linea editoriale di CE, di cui avevo letto un po’ di vignette online e basta, ma perché nessuno ha il diritto di fermare la libertà di pensiero. Se qualcuno fosse entrato in un giornale mussulmano famoso per fare delle vignette contro gli atei e li avessi ammazzati tutti io sarei quel giornale.

Lo so di solito gli atei sono più tolleranti mentre la religione non eccelle in tolleranza, anzi fa schifo, e in particolare fanno schifo le religioni teiste.
Ma se c’è una cosa che fa più schifo delle religioni teiste è la generalizzazione.

C’è stata una spaccatura fra la stampa anglosassone e quella… europea.
Per i giornali anglosassoni se la sono un po’ cercata quelli di Charlie. In sintesi, secondo gli anglosassoni, perché provocare il can che dorme? Dopotutto questo deriva da una tradizione coloniale ben consolidata: -fai che cazzo ti pare, ma comando io-. “Al dio degli inglesi non credere mai”. La citazione di De André ci sta a pennello.

Ultimo ma non ultimo voglio dire che più passa il tempo più qualcosa non mi quadra. Io non ho mai creduto per un secondo alla versione ufficiale dell’11 settembre. Che fosse un lavoro coopartecipato di intelligence lo avrebbe capito anche un bambino. Invece ieri c’ho creduto.

Oggi ho qualche dubbio. Come l’ho avuto sull’attentato al museo ebraico di Bruxelles e come l’ho avuto sulla morte dei coloni adolescenti in Palestina.

Nessun dubbio sulla matrice dell’attentato incendiario di un anno fa. Ma quello di ieri mi lascia perplesso. Ha una modalità militare sempre più frequente nei fatti che contano e ci condizionano.

Poi magari sarò “smentito” dai fatti.

Voglio però ricordare i morti con un dubbio invece che con tante certezze.

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