Il delirio della soggettività

Bauman parla di esplosione della soggettività. Questa definizione rimane valida, ma incompleta. Forse è più giusto parlare di delirio della soggettività.
Basta vedere (ogni tanto) un telegiornale per capire il motivo. La realtà fornita dai media è una realtà delirante, emergenziale e dissociata, dove ci si aggrappa a qualsiasi cosa per definire ciò che siamo. La società spettacolare vuole essere definita dai suoi nemici più che da ciò che realizza, cosi anche i soggetti che ne fanno parte non sono da meno.
Questo delirio è trasversale e non salva nessuna categoria.
I giovani mussulmani provano a definirsi come banali cittadini occidentali da gazzetta dello sport e birrino e quando non ci riescono si definiscono come “guerrieri” jiadisti. Leggo un articolo sulle chat gay dove, a quanto pare, imperversa la “passivofobia”. Omosessuali attivi che insultano e denigrano omosessuali passivi. Strano, verrebbe da dire ad un uomo del secolo scorso come me, se sei solo attivo dovresti cercarti qualcuno solo passivo per divertirti. Ma evidentemente hai più bisogno di definirti che di divertirti.
Donne che vogliono essere definite femministe solo in virtù di quanto insultano la popolazione maschile, chiaramente con argomenti talmente sottili che Salvini in confronto pare Sartre. Sempre di moda i maschi che insultano le donne per le loro eccessive libertà sessuali e siamo nella troiofobia (apro una parentesi interessata, se avete eccessivi problemi con amiche troppo troie mandatele da me, soffro di troiofilia, a me le troie piacciono e non ho mai trovato una che lo fosse troppo!).
Un must rimane l’omofobia, praticata massivamente da soggetti omosessuali repressi, che evidentemente non sono neanche una parte minoritaria della popolazione.
Scopro che c’è una tendenza fra le giovani denutrite, che si sentono degli ideali di bellezza, a insultare le donne grasse. E siamo nella grassofobia.
La xenofobia assume le forme più bizzarre, come ci dimostra l’attentato di Monaco o, in piccolo, un conoscente di origine straniera che pubblica sul suo profilo fb un meme dove c’è la Kyenge che viene derisa perché si definisce italiana.
Certo stiamo approdando in un mondo dove finalmente anche un black sarà libero di essere razzista e un ebreo nazista e una donna maschilista e un gay omofobo e così via.
Io parlo di libertà 2.0. Qualcuno avrebbe detto che tutto ciò che era reale si è allontanato in una rappresentazione. E nella rappresentazione tutto è possibile e deve modificarsi continuamente per dare l’illusione che la varietà esista.

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