sutradeloto

Il rumore degli imbecilli

Visioni — Inviato da sutradeloto @ 12:54
 
Se mai qualcuno capirà
sarà senz'altro un altro come me 

Rino Gaetano


~*~
Se forme diverse della stessa imbecillità si affrontano sotto la maschera della scelta totale è perché tutte si basano sull'intelligenza reale rimossa.

Coltivare una qualche forma di intelligenza è un buon sistema per essere odiati, anche se di solito basta molto meno.

L'imbecille ha poche occasioni per soffrire di solitudine.

Opposti. Per formulare giudizi occorre usare almeno una coppia di opposti.

Lo stupido tende ad essere categorico. Anche se stringi stringi si arriva sempre a -mio buono-, -tuo cattivo-.
L'imbecille trascende la stupidità e usa una sola coppia di opposti: puro/impuro.
Il suo ego è andato in peritonite.
 
Gianni  C.
~*~

Fottiamoci , anima mia

EroS — Inviato da sutradeloto @ 16:26
 
I

Fottiamci, anima mia, fottiamci presto
perché tutti per fotter nati siamo;
e se tu il cazzo adori, io la potta amo,
e saria il mondo un cazzo senza questo.

E se post mortem fotter fosse onesto,
direi: Tanto fottiam, che ci moiamo;
e di là fotterem Eva e Adamo,
che trovarno il morir sì disonesto.

- Veramente egli è ver, che se i furfanti
non mangiavan quel frutto traditore,
io so che si sfoiavano gli amanti.

Ma lasciam'ir le ciance, e sino al core
ficcami il cazzo, e fà che mi si schianti
l'anima, ch'in sul cazzo or nasce or muore;

e se possibil fore,
non mi tener della potta anche i coglioni,
d'ogni piacer fortuni testimoni

Pietro L'Aretino, Sonetti Lussuriosi
 
~*~
 
Nota e maledizione: Possano bigotti e bacchettoni d'ogni risma, sesso, razza o religione ardere nel foco che lor stessi, con gran fracasso o di nascosto, voglion preparare per bruciare bellezza oppur ragione.
Che celere li consumi pria che il mondo assomigli a lor tanto amata prigione!
Gianni C.
~*~
Illustrazione Paul Avril (1892)

Fantasie mediterranee

Mosaici — Inviato da sutradeloto @ 15:54

"La cosa forse vi stupirà, ma non sono un viaggiatore. Appartengo all'erranza.
Essere di un altro posto cambia tutto." 
 Jean-Claude Izzo
 
A volte capita di navigare fra associazioni mentali.
Per esempio, un amico mi manda il link di un articolo di repubblica dal titolo:-La Grecia sull'orlo del crac con lo spettro della violenza-.
Inizia così:"«La Grecia non è il Dubai, non siamo in bancarotta», assicura il premier George Papandreou. «Camminiamo su un filo, d'accordo, ma le banche estere non hanno niente da temere», gli fa eco il ministro dell'economia George Papakonstantinou."

L'articolo è del 12/06/2009. Il giorno del primo anniversario dell'uccisione da parte della polizia ellenica di Andreas Grigoropoulos.
Episodio tutt'altro che chiaro.
L'articolo continua con: "Il governo lotta contro il tempo per mettere a punto una finanziaria credibile in un'Atene blindata da 6mila poliziotti per il primo anniversario, oggi, dell'uccisione di un 15enne nel quartiere anarchico di Exarchia: dopo i primi scontri, ieri sera, sono state arrestate 12 persone, tra cui cinque italiani. E ora i mercati, preoccupati che Bruxelles abbandoni il paese al suo destino, ha iniziato a sognare l'arrivo in soccorso del più improbabile dei principi azzurri: la Cina."

Dice che il mediterraneo sia la culla della civiltà e della democrazia.
A me sembra un bel posto, ma di quelli poco chiari, che non arrivi mai veramente a capo di niente.
Continuo a leggere: "L'asse tra Atene e Pechino, via mare, c'è già. Da quando nel 2008 Karamanlis ha ceduto in gestione per 35 anni alla cinese Cosco il cuore del porto più antico del Mediterraneo, incassando 3,4 miliardi di euro."

Per la precisione nel novembre 2008 viene firmato l'accordo da Karamanlis. A dicembre viene ucciso Andreas Grigoropoulos, seguono gli scontri.

La Cosco. Io ho sentito parlare della Cosco in Gomorra di Roberto Saviano.
Infatti scrive Saviano nel primo capitolo del libro intitolato appunto -Il porto-:

    "Il solo porto di Napoli movimenta il 20 per cento del valore dell'import tessile dalla Cina, ma oltre il 70 per cento della quantità del prodotto passa di qui. È una stranezza complicata da comprendere, però le merci portano con sé magie rare, riescono a essere non essendoci, ad arrivare pur non giungendo mai, a essere costose al cliente pur essendo scadenti, a risultare di poco valore al fisco pur essendo preziose. "

   "Nel porto di Napoli opera il più grande armatore di Stato cinese, la COSCO, che possiede la terza flotta più grande al mondo e ha preso in gestione il più grande terminal per container, consorziandosi con la MSC, che possiede la seconda flotta più grande al mondo con sede a Ginevra.
Svizzeri e cinesi si sono consorziati e a Napoli hanno deciso di investire la parte maggiore dei loro affari. Qui dispongono di oltre novecentocinquanta metri di banchina, centotrentamila metri quadri di terminal container e trentamila metri quadri esterni, assorbendo la quasi totalità del traffico in transito a Napoli."

   "A Napoli ormai si scarica quasi esclusivamente merce proveniente dalla Cina, 1.600.000 tonnellate. Quella registrata. Almeno un altro milione passa senza lasciare traccia. Nel solo porto di Napoli, secondo l'Agenzia delle Dogane, il 60 per cento della merce sfugge al controllo della dogana, il 20 per cento delle bollette non viene controllato e vi sono cinquantamila contraffazioni: il 99 per cento è di provenienza cinese e si calcolano duecento milioni di euro di tasse evase a semestre."

Svizzeri e cinesi uniti nel porto di Napoli; niente razzismo, ma flussi, flussi di merci, flussi di spazzatura, flussi di denaro. Flussi. Porti e flussi.
Napoli è molto mediterranea. Un po' araba, un po' spagnola, un po' furba e un po' fessa. Ci sono gli americani armati fino ai denti. Ci sono i camorristi armati fino ai denti. Ci sono pure gli svizzeri e i cinesi che gestiscono il porto. C'è la costa, la Cosco e le cosche.
Poi c'è l'esercito mandato lì per le strade con funzione di controllo.
C'è la pizza più buona del mondo.

Continuo con l'articolo e trovo: "ora la Cosco vuole moltiplicare per cinque la capacità del Pireo in cinque anni e si muove già come fosse a casa sua. Lo sbarco sui moli di fronte all'isola di Salamina potrebbe però essere solo il primo passo. La strategia dei cinesi sullo scacchiere estero è chiara. Africa docet. Si presentano con il libretto degli assegni in mano nei paesi in difficoltà. E a colpi di renminbi (le leggi del capitalismo valgono anche per i comunisti) riscrivono gli equilibri geo-politici. Atene è un candidato ideale. Il costo del debito è schizzato alle stelle (l'anno prossimo ci sono da rifinanziare 52 miliardi di bond)."

Falliscono tutti. Falliscono le aziende. Falliscono gli stati e non nel mediterraneo, anche in posti molto più freddi e insospettabili come l'Islanda. Falliscono le banche. Forse fallisce anche la banca delle banche. Fallisce l'Illinois.
Sembra una fallimentocrazia.

L'Algeria è piena di cantieri che il governo commissiona a ditte cinesi che portano la loro manodopera direttamente dalla Cina al nord-africa. Flussi di schiavi.
Questa è una cosa un po' strana che mi sembra ci porti veramente in una dimensione nuova. E' la prima volta, che io sappia, che la potenza su cui si regge l'economia mondiale è anche esportatrice di manodopera a basso prezzo.

Siccome in Algeria il tasso di disoccupazione è un po' altino succede che spesso ci siano dei contrasti fra le due comunità, che, non raramente finiscono a mazzate.
L'Algeria è una "democrazia" tra virgolette. Sistema che sta venendo di moda anche dall'altra parte del mediterraneo, la nostra.
Un'oligarchia al potere garantisce la "democrazia" per pochi e la miseria e una specie di sharia per molti. Un sistema basato sui servizi segreti. Sistema che le classi dirigenti devono aver ereditato dal vecchio oppressore coloniale, la Francia.

Il mediterraneo è un posto dove le virgolette sono d'obbligo. Tranne quando ci si tuffa in mare in qualche caletta magari su una delle belle isole di questo mare, sperando che una nave di rifiuti tossici non sia stata affondata proprio lì davanti da qualche economia criminale.
E' sempre in agguato un processo di virgolettizazione nel mediterraneo.
Democrazia tra virgolette, diritti tra virgolette, giustizia tra virgolette. Dignità tra virgolette. Pace tra virgolette. Raramente negati, spesso virgolettati.

Isole. Le isole secondo me sono qualcosa di strano, vivono un'eterna deriva, hanno una fragilità intrinseca e sono mentalmente afflitte da dualismo dispotico. Alcune isole vivono una storia colonialista, come la Gran Bretagna e il Giappone. Più spesso le isole diventano colonie, come le Filippine, l'Irlanda, la Corsica e  così via.

Il Jaka, dal vivo, introduce -benvenuti in Sicilia-, un pezzo contro la costruzione del ponte sullo stretto, con acuta assonanza: "non serve a unire le due coste, ma le due cosche!".
In effetti un'isola non è una posizione gran che strategica per una cosca. Qualsiasi merce c'arrivi devi comunque portarla in continente.

Milioni di orsacchiotti di peluche cinesi che escono dai container e invadono l'isola e si mettono a correre verso Messina dove c'è ad attenderli un imbarco.
Il massimo sarebbe portare l'Italia al crac economico con le spese del ponte, cedere i porti ai cinesi e farsi ricapitalizzare dagli stessi cinesi. Questa è solo fantasia, l'ammetto.
Presto scacciamo la parola default dall'Italia.

Crocevia di popoli e merci. Quando si parla del mediterraneo va sempre usata, almeno una volta, questa frase retorica.
Tomba fluida di esseri umani in fuga verso la "civiltà".
Miraggio un po' azzurrino da osservare in lontananza mantenendo un senso di diffidenza.

 Gianni C.

Nota: Questo è uno scritto di fantasia e non ha valore scientifico

Grazie a Hal e Serena per alcuni spunti. 


Ego bum bum

pRoesie — Inviato da sutradeloto @ 12:06

Ego bum bum 
 
 Io potere su di te.
Io voglio che te servi me.
Voglio te a disposizione di me.
Io importante.
Se te servire me, io tuo amico.
Io tanti amici.
Se te servire me, te tanti amici.
Io faccia allegra, rilassata, felice.
Se te servire me, io faccia di
fratello, sorella, padre, madre
che felici di te.
Se te servire me, te felice di te.

Se te non servire me io fare te paura.
io faccia di padre che fa te paura.
Se te non ha paura,
allora mia faccia diventa triste.
Te fatto diventare triste me.
io faccia di madre che te fatto piangere.
Te sentire in colpa e allora servire me.
Se te servire me tutto male passa.

Se te non sentire in colpa io faccio te
ancora più paura.
Io continua così finché
non metti te al servizio di me.
Io continua così perché unica cosa che so di me
è che meglio di te.
Io continua così finché te
non fa sentire importante me.
Io continua così finché te non scambia me
per qualcuno che non c'è.

Gianni C.

 


Mandala

Mosaici — Inviato da sutradeloto @ 17:38

Ignoranza.

"... ma cosa dicono quelli lì vestiti di rosso, con la testa rasata?"
"chi, nonna, i buddisti?"
"Sì, quelli lì".
"...boh, dicono che il problema è l'-ignoranza-".
"Come noi allora... il problema è che la gente è ignorante!"
"Sì, ma..."

La parola ignoranza in italiano ha tre significati.
1. Condizione di chi non sa, non conosce, non ha avuto notizia di determinati fatti, avvenimenti e sim.
2. Mancanza di istruzione.
3. Maleducazione.

Il terzo significato è mantenuto solo in Toscana. Dove è quello principale e più che col termine -maleducazione- è traducibile con -stronzaggine-.
Inoltre la parola ignoranza in Toscana presenta una fusione di significato che indica, sì, mancanza di istruzione, ma principalmente mancanza di conoscenza delle cose del vivere, da cui si generano automaticamente la cattiveria, l'egoismo e il sopruso.
Credo sia un caso raro in occidente trovare una parola che unisce i significati di -non conoscenza- con quelli di -cattiveria, violenza-.
Per questo a mia nonna sembrava tanto normale che il problema fosse l'-ignoranza-.

Il vernacolo toscano, i proverbi e i modi di dire rivelano strani esempi di saggezza, molto affini alla visione di alcune dottrine orientali.

L'espressione -è una persona piena di votume.-
Essere pieni, non di vuoto, ma di vuotume. Persona egocentrica, tracotante, importanziosa (espressione inesistente in italiano che sta per persona impastata di importanza e falsa modestia al contempo) non di rado -ignorante- appunto. Espressione molto attuale.

Un altro concetto orientale è utilizzato nell'espressione -Avere i pensieri-. Che significa avere preoccupazioni.
La persona serena è senza pensieri, ma non è esattamente il significato di "spensierato" in italiano, che ha una connotazione di farfallone.
La felicità è priva di pensieri.

Curioso è l'utilizzo (questo anche italiano) frequente della parola -peccato- in quello che sembra essere il significato originale: obiettivo mancato. Così mi dicono.

Ti saluto nonna. Lascio che queste parole si dissolvano come un mandala appena terminato.

Gianni C.


Un paese chiamato Ismo

Mosaici — Inviato da sutradeloto @ 15:53

C'era una volta un paese chiamato Ismo.
Gli abitanti di Ismo si chiamavano Isti e Iste.
Gli Isti, sia nel senso degli Isti che delle Iste, più erano allegri, più diventavano tristi.
Gli abitanti di Ismo non potevano far altro che oscillare fra altruismo e egoismo.
Nella terra di Ismo avevano tentato di instaurare il socialismo, poi il comunismo e anche il fascismo, ma il sistema era rimasto il capitalismo che all'inizio si faceva chiamare liberalismo, poi neo-liberalismo.
Per coniare un neologismo.

Nel paese chiamato Ismo c'era uno spiccato senso del regionalismo che qualcuno chiamava territorialismo, spesso sfociava nel secessionismo, si rifaceva ai valori dell'irredentismo e si chiamava indipendentismo, oppure si annacquava in un vago autonomismo. I federalisti erano anche tutti fiscalisti.
Nel paese di Ismo c'era chi accettava e chi rifiutava il multiculturalismo.

I marxisti non potevano dividersi in ortodossi e eterodossi, ma in leninisti, trotzkisti, maoisti... tutti attraversati da gruppi revisionisti e tutti in lotta con i riformisti.
Si vedevano di tanto in tanto dei situazionisti, che eran rari, e per far arrabbiare gli accademici qualunquisti si chiamavano situazionari.

Nel paese chiamato Ismo non si praticava sesso, ma sessismo.
Erano tutti un po' dediti al machismo. All'inizio erano solo machisti, poi la rivoluzione dei costumi, che per inciso fu fatta dai costumisti, affermo che gli Isti potevano essere machiste e machisti.
Gli Isti, che in generale erano sciovinisti, si dividevano in femministe e maschilisti ergevano barricate e si lanciavano accuse, sassi e granate, e dopo queste gran baruffe finivano per accoppiarsi in club scambisti; gli accoppiamenti non erano né eterosessuali, né omosessuali, ma sadomasochisti.

La religione degli Isti si limitava sostanzialmente ai consigli per gli acquisti; si vede che erano consumisti. Non c'erano né cristiani né ebrei o mussulmani, ma solo una minoranza di frati trappisti e alcuni islamisti che si diceva in giro fossero tutti terroristi. Per una faciloneria di traduzione c'erano finiti i buddisti che se ne stavano in meditazione e non erano troppo ben visti.

Gli abitanti del paese chiamato Ismo poi si dividevano a loro volta in progressisti e tradizionalisti.
Gli Isti avevano una vaga tendenza a essere dualisti.
Né concreti, né sognatori; ma utopisti, idealisti oppure realisti.
Alcuni erano individualisti, altri collettivisti.
La cosa buffa è che nonostante per definizione non ci fossero razze c'erano razzisti.

Molto praticato era il nudismo e il naturismo soprattutto dagli ecologisti, che però non potevano permettersi di essere vegetariani anche se animalisti. In compenso c'era chi praticava di nascosto il cannibalismo.

Questo non deve far pensar male: gli Isti erano quasi tutti umanisti, cioè avevano fatto studi di umanismo. Gli Isti volevano fare tutti gli artisti, o i giornalisti.
Non c'era la scienza sul paese chiamato Ismo; c'erano sì anatomisti e dentisti, ma non avevano studiato anatomia o odontologia, ma anatomismo e dentismo, che erano correnti politiche ben strutturate.

Una volta un antropologo esistenzialista tentò di soggiornare nel paese chiamato Ismo per studiarlo facendosi passare per antropologista, ma fu scoperto subito e allontanato.
Gli dissero gli Isti: "qui c'è gente che non la freghi sulle desinenze! Non ci son Cristi."
Quando rispose: "ma non trovate assurdo tutto questo dualismo."
Gli chiesero: "che cazzo vuol dire -assurdo-?"
Non sapevano proprio cosa fosse la corrente dell'assurdismo.
E guardate se c'è una cosa che proprio non riuscivano ad afferrare nel paese chiamato Ismo è il senso dell'umorismo.
 
Gianni C. 
 
nella foto: Nietzsche, Paul Ree, Lou Von Salome 



 


Il partito dell'amore viene e va

Mosaici — Inviato da sutradeloto @ 16:42

Uno spezzone dell'ultima edizione del grande fardello mostra un gruppo di persone emotivamente instabili che si accalcano in maniera caotica l'una sull'altra piangendo, disperandosi, emettendo suoni anche difficilmente decifrabili. E tutti si abbracciano. Un'orgia emotiva.
La telecamera coglie una ragazza (i nomi proprio...) che è rimasta spiazzata da questa ammucchiata e pensando, forse, di non essere ripresa, mostra una faccia impreparata, indifferente, per poi accorgersi di essere fuori dalla situazione e un attimo dopo mettersi a piangere anche lei, come farebbe una bambina alla recita delle elementari. A squarciagola s'intende. (grazie Blob)
La pornografia emotiva piace molto.

Pornocrazia emotiva. Ad un pubblicitario non interessa la tua opinione su quel maglione, interessa che tu lo desideri. Non interessa la tua corteccia cerebrale, ma la tua amigdala, il tuo ippocampo... cioè non interessa ciò che viene dopo la pulsione emotiva.
Così il controllo dell'opinione è secondario, rispetto al controllo dell'emotività. I programmi della propaganda si basano su questo addestramento emotivo. Le marce dei balilla sono state superate da programmi in cui si insegna come, quando e perché: piangere, ridere, disperarsi, eccitarsi, fingere, ecc. Per questo le ultime generazioni appaiono allo stesso tempo emotive e insensibili?

Una venticinquenne con problemi psichici salta la transenna che divide i fedeli dal Papa super addobbato e con gesto atletico lo afferra per l'abito e lo trascina in terra, praticamente sfruttando la forza degli agenti della sicurezza che nel frattempo l'avevano afferrata e la stavano tirando indietro.
Un atto de-sacralizzante  spettacolare. Sacro significa lontano/separato. Lei lo ha riportato sulla terra. Un uomo fra gli uomini. Lo so, non è esattamente quello a cui aspira uno che è diventato papa.

Pochi giorni prima un quarantenne con problemi psichici tira una statuetta del duomo di Milano in faccia all'intoccabile.
Entrambe queste immagini fanno il giro del mondo.
Sembrerebbe la rivincita degli psicolabili.

I media ufficiali mandano in onda le reazioni emotive e solidali di tutti i personaggi noti. Tutti quelli che ognuno conosce meglio del vicino di casa e che nella propria vita chiunque ha visto più tempo, se non della moglie o del marito, almeno dei cugini.
Quelli che vivono al posto di tutti. Emotività a scialo.

La reazione del partito dell'amore. Questo partito trasversale che ha come  programma politico la vittoria del bene sul male e della luce sulle tenebre, oltre che la reintroduzione del nucleare e la distruzione dell'ecosistema, dell'istruzione e di ogni sicurezza sociale, è stata curiosa.
Facebook. La rete. Il demonio si aggira nella rete. Principalmente facebook e i social networks.

Uno magari avrebbe pensato agli intellettuali e ai giornalisti del dissenso (che ora si chiama odio), agli attivisti politici, ai malvagi in genere. Invece no. I social networks.
Il motivo è semplice i SN permettono una risposta -emotiva- immediata.
Bastano pochi click sulla tastiera e viene formato un gruppo affiliato al partito dell'odio, invece che al partito dell'amore. E questo gruppo fa migliaia di "tessere", in tempo reale.
Il controllo di questo Real Time è il gioco su cui si basa il gioco.

Qualsiasi riflessione richiede più tempo, sia di elaborazione che di assimilazione... e chi ce l'ha tutto questo tempo. Poi non è appagante perché gli altri vanno più veloci, vanno velocissimi, uomini e donne tutti vanno veloci e nel tempo che ti sei messo a riflettere e comunicare loro si sono già cambiati/e tre paia di scarpe, cinque mutande e sei facce. E rimani lì, solo, come un grullo a guardarti l'ombelico.
Invece i SN, nascono e vivono di comunicazione emotiva, cruda. Senza elaborazione. Grezza se si vuole, ma immediata.

In fondo tutto questo appartiene ad un tempo che nella velocità attuale è già esploso.


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     un filo di nebbia
                disegna adesso
        il primo cielo dell’anno
* Kobayashi Issa *
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Buon 2010.
Gianni

Chi è adesso il presidente del consiglio?

Info — Inviato da sutradeloto @ 19:46

 

 

"Il Sé è amico del sé di colui, per il quale il sé è stato vinto dal Sé, ma contro colui che non possiede il Sé, quello che è il Sé autentico in ostilità si potrà volgere, come nemico."
-Bhagavad Gita-


Già, chi è adesso il presidente del consiglio?
Non si tratta di una provocazione, ma di una domanda molto seria che, nella superficialità dello spettacolo, sfugge anche ai più accaniti oppositori di Silvio Berlusconi appiattiti anch'essi in una cronaca senza respiro.

La tesi è semplice: quando il capobranco viene colpito e umiliato da un altro maschio quest'ultimo ne prende il posto.
Come nei litigi fra bande di bulli, se il capo viene battuto da qualcuno il vincitore diventa a sua volta il capo.
Quindi nella psicologia da bulletti e zoccolette di cui l'Italia è patria elettiva c'è qualcosa che assomiglia ad un vuoto di potere.

Atteniamoci ai fatti, non alla cronaca.
L'Italia è un paese nell'eurozona (sembra improprio parlare di Europa), dove si fronteggiano in una competizione elettorale delle liste guidate da dei leader. Nessuna di queste liste mette in discussione, o è in grado di mettere in discussione, il modello di sviluppo del paese. Sia che si tratti di politiche energetiche, demografiche, occupazionali, produttive e così via dicendo.
Si tratta, al massimo di gestire lo stesso processo con un diverso stile.
Da una ventina di anni lo stile dominante è quello di una persona che ha capito il funzionamento delle masse e degli individui che le compongono meglio dei suoi oppositori istituzionali e non.
Per aiutare il proprio carisma questa persona ha monopolizzato il sistema dell'informazione in Italia. Con particolare riguardo all'informazione televisiva. Cioè a quel mezzo che fornisce immagini, materiale direttamente "digeribile" dall'inconscio.
Non si tratta di informazioni distorte, ma di ordini. Diceva Debord da qualche parte.

Ora, gli ordini dati alla coscienza possono essere discussi, disattesi, disobbediti. Gli ordini passati a ciò che non è cosciente richiederebbero per essere fronteggiati un esercizio di consapevolezza che ancora tarda a venire.

Sulle nefandezze di questa persona non ho molto da dire, visto che, nonostante ne siano privi i telegiornali, ne sono pieni gli scaffali delle librerie. L'unica cosa che ho da aggiungere è che ciò che distingue la cricca al potere da molto tempo, dai propri antagonisti istituzionali è la -velocità-. La velocità con cui esegue una scelta già compiuta. La velocità qui si può leggere anche come -semplicità-. Per usare una metafora: è indubbio che un erotomane possa compiere un atto sessuale con più semplicità e senza perdersi in chiacchiere rispetto a un soggetto la cui libido è concentrata sul collezionismo di francobolli. Sia detto con tutto il massimo rispetto per la filatelia.
Data una scelta già  compiuta vince chi ne prova desiderio non riluttanza. Vince la velocità. Anche la velocità con cui si compie un disastro.

La società di cui questo leader si presenta come il campione è una società delle -regressioni- che in neo-lingua maccheronica si chiamano -libertà- (plurale) da non confondere con -libertà- (singolare). Più aumentano le libertà, più diminuisce la libertà.
Per regressioni non si intendono qui -istinti- (l'unico istinto nell'uomo è la suzione del capezzolo nel bambino), ma dinamiche infantili.
Dinamiche infantili di un paese sessualmente represso nelle radici.
A questo aggiungiamo la dinamica del -tutti contro tutti- anche nelle versioni contemporanee del -tutte contro tutti- o -tutte contro tutte- e, perché no, del -tutte e tutti contro tutto-.
Da questa miscela paurosa che denomineremo -si salvi chi può, possibilmente affondando qualcun'altro al proprio posto- esce fuori un bel branco di lupi e di lupesse.

Si può imparare qualcosa dai lupi. Dagli animali in genere.
I lupi. In un branco di lupi c'è una coppia dominante: la coppia alfa.
Il maschio alfa e la femmina alfa dominano sugli altri maschi e sulle altre femmine reprimendoli. Il maschio tramite i combattimenti, la femmina ha delle vere e proprie strategie di repressione sessuale nei confronti delle altre femmine del branco.
Lo so assomiglia a qualsiasi ambiente sociale ci si trovi a frequentare; soltanto che i lupi sono più consapevoli di quello che fanno e del perché lo fanno. In parole povere i lupi non sono stupidi, gli umani che fanno i lupi sì.
Quindi primo punto far diventare una cospicua fetta della popolazione stupida. Quanta?
Non importa che siano una maggioranza; basta che meno di un venti per cento della popolazione attui un qualche comportamento affinché questo, se vantaggioso, si propaghi alla maggioranza.
Ma come fa la stupidità a essere vantaggiosa?
Basta premiarla continuamente in televisione, affinché dopo poco venga premiata anche nella vita reale.
Il fatto che un comportamento stupido sia premiato (carezze) arriva direttamente sul nostro subconscio. Attiva quelle zone del cervello arcaiche che sono il vero obiettivo dei pubblicitari (e Silvio si forma come pubblicitario) e contro cui la nostra corteccia recente ha ben poco controllo. I reality show sono stati creati espressamente per questo scopo, e a questo punto la quasi totalità dei programmi, quando non si occupa di -semplificare- o di -terrorizzare- si occupa di fornire stimoli premiali a comportamenti stupidi, infantili, regressivi o patetici.

Fatto questo basta mettere l'immagine del capo-branco di fronte a tutti. Il capo-branco è quello -con le palle- e che ha accesso alle femmine a suo piacimento.
Da qui nasce lo spettacolo dell'accoppiamento parossistico del presidente del consiglio con veline, topine, ragazzine e escort; che come nome fa un po' schifo, io preferivo puttane, molto più carnale... escort mi ricorda un'automobile. Ve la immaginate la casalinga che per eccitare il marito durante l'amplesso gli dice -dai chiamami escort!-. Che pena.

Nessuna contraddizione con il ruolo di presidente del consiglio di un paese cattolico. Il fondamento del cattolicesimo è il peccato e il suo doppio l'assoluzione. Non l'edonismo. L'edonismo è disprezzato e combattuto in ogni ambiente e classe sociale. L'edonismo richiede maturità, nel peccato si torna tutti bambini.
Un gran peccatore per un popolo di peccatori e peccatrici.
Certo per un popolo non represso la sua figura sarebbe apparsa patetica, ridicola, infantile. Invece l'indignazione buffa di tutti coloro che -non capivano- come potesse succedere che un uomo anziano potesse provare attrazione per una ragazza giovane e seducente ha mostrato la rigidità dei ruoli in questo paese; o spregiudicati (e vincenti) o moralisti (e perdenti), oppure ipocriti (e normali).
La forza di B. è stata quella di essere stato il direttore artistico di tutti i cori del dissenso rivolti contro di lui.
Infatti si è accanito contro i solisti non contro i cori. I cori li chiama a sé per compiere "le riforme".

Accesso a femmine, territorio, prole.
Magari sul piano del cibo -il boccone- c'è una piccola differenza fra i veri lupi e i lupi immaginari chiamati umani. Nei lupi il capobranco è anche colui che caccia il cibo. Negli umani regrediti è quello che lo fa cacciare agli altri e se lo prende. Inoltre nei lupi il capobranco è sempre davanti nelle situazioni di pericolo. Negli umani, manda sempre avanti gli altri.

Questo sembrerebbe irrazionale, purtroppo non lo è.
Invece che cercare di capire il soggetto Berlusconi quello che per "pudicizia" non si è andati a studiare né a lungo né a fondo è il rapporto che gli italiani e le italiane hanno con quel soggetto.
E' la relazione che svela l'identità.
Berlusconi vende i biglietti per il futuro. Per la prossima estrazione in cui ognuno potrà prendersi il suo branchetto di instupiditi e instupidite e fare il capetto, il bossettino o la bossettina.
Questo meccanismo non è stato inventato da lui, è esperienza quotidiana trovarcisi immischiati, caso mai è stato istituzionalizzato. Usare gli altri per i propri scopi.

B. ha tenuto conto dell'universo femminile molto più di quello che non si racconta.
Di nuovo l'errore colpevole di chi lo critica è stato quello di osservare i soggetti non le relazioni.
Ad esempio: il ministro senza mutande delle maggiori opportunità. Una grande idea. Far diventare ministro una velina, poi diffondere "accidentalmente" le sue doti nella suprema arte del bocchino ed ecco creato l'effetto: colei che si risolve la vita coi pompini. Di solito è molto più faticoso; occorrono più anni, talvolta intelligenza, e più rughe; e il gran fatturato delle cliniche estetiche ci mette in guardia da quanto può essere difficile godersi la vita con le rughe.
La velina che ce l'ha fatta, colei che ha vinto il -puppa e vinci-.
A quanto mi si dice, altra grossa dinamica nazionale non inventata da Silvio ma da lui istituzionalizzata.
Sta di fatto che durante la sua reggenza c'è stata una svolta nei costumi: si è passati, quasi, direttamente da un paese dove per una donna il sesso fuori dal matrimonio costituiva un peccato ad un paese dove fare sesso per piacere e non per qualche tipo di profitto è peccato. L'istituzione del peccato è troppo ben radicata e produttiva per toglierla di mezzo, ma va costantemente aggiornata.

Ritorniamo alla tesi iniziale: cosa succede dopo il 15 dicembre 2009?
A livello cosciente i soggetti sono definiti; uno è il presidente del consiglio. L'altro è un soggetto con problemi psichici che gli tira una statuetta del duomo di Milano in faccia, in un gesto che mischia la furia di un attentatore anarchico al surrealismo di Marcel Duchamp.
Sul piano inconscio invece cade il principio di non contraddizione.
Quindi il capo branco in Italia in questo momento è Massimo Tartaglia.
Ora spetta a lui fare il presidente del consiglio visto che siamo sottoposti alla legge della giungla dell'immaginario.
E' questo che in modo confusionale i media stanno cercando di rattoppare. La faccia di Silvio Berlusconi. Non quella reale, a quella ci penseranno in una clinica svizzera.
La faccia del capobranco. La faccia del sultano. La faccia del boss del quartiere. La faccia del bullo da bar. La faccia dell'egocentrico raccontaballe. La faccia dello strafottente che tutto può senza che nessuno possa fare niente. La faccia dell'italiano medio mediaticamente potenziata. Quella che da dentro le istituzioni attacca le istituzioni che gli rompono i coglioni.
Brutto colpo per uno che aveva investito tutto in quella faccia e nella sua immagine.
Brutto colpo.
Irrecuperabile, direi.

Fiducioso che l'amore trionferà su tutto.

Gianni Casalini 

Foto di Julian Wasser: Marcel Duchamp and Eve Babitz , Pasadena 1963


Facce

Racconti — Inviato da sutradeloto @ 20:13

 

 

Solo gli sciocchi non giudicano dalle apparenze.
Oscar Wilde

Quando Gerard entrò nel corridoio dello studio medico, fuori era già buio e quella sera faceva freddo, un freddo invernale secco e pungente.
Gerard notò che le luci artificiali sembrano più vivide quando fa freddo, come se non associandole all'idea di calore fossero denudate da qualcosa di secondario che le nasconde. Erano luci nude pensò, e si spiegò la cosa con un effetto che in psicologia chiamano sinestesia.
Quella capacità che tutti, in qualche modo, sembrano avere di associare stimoli provenienti da sensi diversi. Ad esempio il suono di un colore o la ruvidità di un'immagine o la liquidità fluida e sensuale di un discorso.

Gerard era molto turbato quella sera, e questo pensiero, che in condizioni normali lo avrebbe intrigato e trattenuto a lungo, non durò che pochi attimi, già pochi passi prima della porta aveva ceduto il posto a ciò che avrebbe dovuto dire al medico. Siccome Gerard non era privo di autoironia, quando bussò pensò al vecchio incipit delle barzellette in forma di freddura: "Dottore! dottore!...", e in particolare si ricordò quella barzelletta. "Dottore! dottore! Sono disperato: mangio carote e caco carote, mangio piselli e caco piselli, mangio pasta e caco pasta... ma cosa devo fare?
E il dottore prontamente: -mangia merda!-"

-Avanti!-
-Buonasera...-
-Buonasera, allora come va? l'ho sentita turbato al telefono. Ancora incubi?-
-Sì, ne ho avuto uno stanotte che mi ha tormentato tutto il giorno...-
-Cosa ha sognato?-
-...vede era un sogno molto strano... vivevo in un posto dove... dove era permesso avere solo facce da schiaffi...-
-Curioso e cosa intende per "facce da schiaffi"-
-non so... ha presente quella faccia che prendono le persone quando continuano ad avere al centro di sé il ricordo degli schiaffi non presi da piccoli quando se li sarebbero meritati. Come se avessero stipulato un patto con i genitori, una sorta di alleanza... o come se la loro furbizia fosse stata premiata. Una faccia di sfida che sfrutta le norme sociali... non puoi prendermi a ceffoni allora ti mostro la mia faccia da schiaffi così sei paralizzato, sviluppi rancore e io ti domino...-
-Ci ha riflettuto, questo è positivo. Continui-
-Ecco era un sogno molto complesso. Tutti quelli che avevano una posizione di potere, presidente del consiglio, ministri, sottoministri, segretari, sottosegretari, veline e così via, avevano tutti una faccia che invitava a spellarsi le mani a forza di ceffoni... e se qualcuno non ce l'aveva apparteneva al passato veniva tenuto lì come un monumento ai caduti...-
-mmmh, interessante. Solo questo?-
-No, no, c'era molto altro. In televisione tutti e tutte avevano facce da schiaffi, i protagonisti dei telefilm per esempio, i conduttori... le subrette. C'erano dei programmi che educavano le ragazze a farsi venire la faccia a schiaffi. Ce ne era uno con una graziosa ragazza con la gonna molto corta... che però sarebbe venuto da girarle il viso a manate prima di subito. Invece era di là dello schermo e questo non era possibile, così lei ballettava e faceva discorsi da insufficienza mentale senza che nessuno potesse fare niente. Poi dietro aveva un sacco di ragazze più piccole di lei che agitavano culi e capezzoli tirati a lucido e tutti maschi del paese versavano fiumi di sperma in infinite masturbazioni...-
- E lei Gerard come reagiva a questi... stimoli?-
-Io guardavo dei film porno per potermi masturbare su facce sorridenti e belle, andavo in estasi nel vedere la faccia di Moana e versavo sperma in una disperata resistenza onanista. Poi anche le protagoniste dei film porno presero la faccia da schiaffi e le inquadrature divennero solo ginecologiche, si doveva guardare solo il culo, la faccia era sparita o era meglio non vederla... poi anche il porno era diventato una specie di sport olimpico c'erano figure obbligatorie come nella ginnastica artistica, le facce erano diventate tutte uguali, sembravano disegnate al computer come nei manga...-
-Quindi c'è un risvolto erotico del sogno...-
-Non proprio, ovunque andassi c'erano corsi per farsi venire una faccia da schiaffi, all'inizio erano gratuiti poi diventarono obbligatori. Per la strada le persone avevano contrazioni di rabbia e espressioni di insoddisfazione sul volto, ma solo quando non erano viste, appena si accorgevano che qualcuno le stava osservando usciva una faccia già vista in televisione. Infine la propria faccia fu vietata del tutto.
-In che senso vietata? Vietata per legge?-
-Non venivi assunto in nessun posto di lavoro se non avevi una faccia da schiaffi; preclusa ogni carriera e ogni sicurezza sociale. Chi voleva tenere la propria faccia aveva davanti solo l'isolamento, l'emarginazione. Chi non aveva una faccia da schiaffi veniva escluso dal sistema. Non veniva preso in considerazione seriamente. Esclusione da ogni ruolo. In ogni ambiente sociale.-
-Ci sarà stato qualche moto di ribellione?-
-No, tutt'altro, l'idea che bastasse cambiare la propria faccia per cambiare il proprio destino piacque subito alle masse. Chi non ce l'aveva era out, questo costituì una norma e ben presto c'erano solo quattro o cinque tipi di espressione facciale permessa. Solo queste potevano stare davanti ad una telecamera. Era un segno di appartenenza.
Inoltre a scuola si insegnava a farsi venire la faccia da schiaffi, altrimenti avevi la faccia da timido. Chi aveva una faccia da timido poteva essere accusato di qualsiasi cosa da chiunque in qualsiasi momento ed essendo il numero di coloro che avevano rinunciato alla propria faccia per una faccia da schiaffi nettamente superiore rispetto a chi voleva tenere la propria, la condanna era "democratica".-
-E' un sogno molto articolato... ma come si producevano le facce da schiaffi?-
-C'era un training basato sulla falsità, erano proibiti sentimenti come la rabbia, la tristezza, la gioia, la timidezza, la paura, l'eccitazione sessuale. Permessi il rancore, l'invidia e la falsità. Fin da piccoli si insegnava che certe cose si possono dire solo con una bella faccia da schiaffi... Chi resisteva veniva sottoposto ad un addestramento depressivo e una volta ottenuta una faccia da depresso si procedeva nel fornire il training per "acquisire sicurezza e padronanza di sé" fino a che non compariva una grossa faccia da ceffoni. L'unica alternativa era una faccia inespressiva "atona", una specie di maschera senza volto che per alcuni faceva pure chic, una specie di segno distintivo per i cultori del gusto dell'impenetrabilità.-
-Capisco Gerard, lei è stato molto preciso e si sarà pure fatto un'idea di cosa rappresenta tutto ciò nel suo passato?-
-Mah, vede dottore mi sono fatto l'idea che solo in determinate condizioni che negano il nostro presente il passato assume valore come bene rifugio...- Disse Gerard dopo un attimo di esitazione.
-Beh, su questo non mi trova esattamente d'accordo. Lei mi sembra comunque molto scosso dal suo sogno. Io posso aiutarla, ma nell'immediato devo somministrarle questo farmaco- e tirò fuori una fiala e una siringa.
-Capisco.- disse Gerard.
Fu allora che scorse sugli angoli della bocca del medico una piega che aveva visto fin troppo bene nel sogno e in quel preciso momento capì cosa avrebbe dovuto fare.

Quando Gerard usci dalla stanza e percorse il lungo corridoio bianco illuminato da luci al neon, l'edificio era completamente vuoto e si sentiva solo il rumore dei suoi passi.
Arrivò in strada nel buio rischiarato dai lampioni, non c'era traffico, era l'ora di cena e le poche macchine che si muovevano avevano una fretta che i loro guidatori assecondavano. Passò una coppia che lo guardo con sospetto. Gerard li trovò talmente comici che scoppiò in una fragorosa risata e sentì su tutti i muscoli del volto un meraviglioso rilassamento.

Gianni Casalini

  


Note attorno all v(u)oto

Info — Inviato da sutradeloto @ 23:44

"Espongo in questo Libro del Vuoto la Via di Heiho di Niten Ichi-ryu. 'Ku' significa 'vuoto'; 'Ku' è ciò che non si può conoscere. Naturalmente il vuoto è il nulla. Praticando la forma, si percepisce il vuoto. Questa è la natura di 'ku'. In genere, quando non si può capire qualcosa, si tira fuori 'ku'; ma questo non è veramente 'ku'. Questo è ignoranza. Se un bushi sulla Via di Heiho non comprende il suo dovere, questo è 'non-Ku'."
Ku-No-Maki (Il libro del vuoto); Il libro dei cinque anelli. Miyamoto Musashi.

Breve ma significativa riflessione "trash" sui risultati elettorali in Italia.

Succede che martedì 9 giugno 2009 per "non andare a letto coi polli" faccio una scappata alla festa del Partito Democratico di Empoli.
Che vuoi che non ci sia nessuno che conosco?
Che vuoi che nessuno si sia fatto tentare dallo stand dei bomboloni; unica istituzione ancora in grado di contrastare l'avanzata del centro destra in Italia?
Che vuoi che nessuno abbia fatto un salto a sentire un gruppo che fa cover di De André allo stand dei giovani democratici?

Succede che appena entrato all'ex mercato ortofrutticolo di Empoli, conosciuto anche come "le vele", a causa dell'architettura avveniristica del complesso ormai -ex-, che aspetta una riqualificazione da decenni, ma che nel frattempo serve per fare le feste del PD, non posso fare a meno di notare lo slogan sul palco centrale: "Più forti noi, più forte tu."

Più forti noi, più forte tu?
Ma gli slogan glieli scrive lo stesso dei baci perugina ma sotto acido?
Nel senso: curioso che un partito che si chiama "democratico" esprima un concetto antidemocratico e lo scriva a lettere cubitali sul palco, e che nessuno se ne accorga. Freudiana la cosa.
Sarà che assomiglia allo slogan della coop allora nessuno c'ha fatto caso.

Non la faccio lunga perché non mi appassiona molto il discorso elettorale, mi limiterò a far notare l'essenziale trascurando tutto il resto.

L'essenziale della politica italiana si riassume in uno "script".
Spiego però prima cosa è uno "script" a chi non lo sa.
In informatica uno -script- è un programma molto piccolo e scritto in un linguaggio molto simile all'inglese basilare. Solitamente serve a fare poche cose, ma bene. Gli script vengono utilizzati dai -sistemisti-, cioè da quelle persone che per lavoro gestiscono -sistemi informatici-, perché li ritengono efficaci e semplici da modificare. I programmi che invece vengono utilizzati dagli utenti: quelli che lanciamo cliccando le iconcine sul desktop, sono molto lunghi e sono già "tradotti" in linguaggio macchina (0 e 1); questi programmi sono scritti da programmatori, appunto.

Non importa se sei andato a votare oppure no. Se credi nelle istituzioni oppure aspiri ad altro. Se credi nei cambiamenti dal basso oppure dal dentro, se sei interessato/a o disilluso/a. Lo script funziona lo stesso.
Lo script in questione è posto nella forma di una domanda.

#Script politica italiana
#di Gianni Casalini
Tu ricevi due inviti ad una festa serale. Gli inviti sono per la stessa data e la stessa ora. Un invito è di Silvio Berlusconi, l'altro di Dario Franceschini.
Cosa fai?

Di cosa si parla ad una festa a casa di Franceschini? Io mi immagino tutto un ambiente di cinquantenni che parlano di ristrutturazioni in campagna... di carriere universitarie... Signore posate che mostrano gusti raffinati senza ostentarli. Di cucina, mi immagino si parli di cucina. Degli ultimi dieci libri letti. Del vento che tira nel paese. Dei voti da trattenere come fossero capelli che cadono inesorabilmente.
I giovani lì un po' in disparte con l'aria di chi ha tutto il tempo per continuare ad annoiarsi e con l'espressione di chi vuol far notare che la propria giovinezza è solo un'inconveniente anagrafico. Le ragazze con l'aria di poter essere anche sexy, ma molto molto in privato. In un privato talmente lontano che probabilmente nemmeno esiste.
Poi penserei che non c'ho il vestito adatto per una festa a casa di Franceschini. Sì, mi mancherebbe il vestito adatto. Tutti noterebbero che sono lì per caso. Certo si mostrerebbero gentili, per niente scortesi, magari a tratti imbarazzati e potrei anche stupire qualcuno con un guizzo di sagacia o con la mia specialità: il coniglio rosa tirato fuori dal cappello.

Invece ad una festa di Berlusconi ci puoi andare anche in ciabatte. C'è sempre posto. Ti puoi mostrare e puoi smostrare. Le feste di Berlusconi sono "sul tamburo". Già lo vedo che viene a batterti la pacca sulla spalla... "comunistacci dei centri sociali, mi fate dannare... maledetti, ma assaggia questo cocktail è la fine del mondo...". Se sei una ragazza un bel pizzicotto deciso sul sederino. "Eh, ma questo è più sodo di quello di Noemi". Poi provini dappertutto. I migliori dj da Copenaghen. Tette e culi. Perizomi mostrati con disinvoltura. Sorrisi. Skizzetti e scherzetti. Balocchi di svariata forma. Lusso. Veline. Sveltine nei cessi. Tartine al tartufo. Cannoli siciliani. Prosecchi. Clima internazionale. Teen agers che fanno la bocca a cuoricino. Ragazzi muscolosi incaricati di appoggiarlo alle racchie. Ore piccole.
Ma chi vuole più venir via da una festa di Berlusconi?

Gianni Casalini
Ponte a Elsa
11 giugno 2009  


Scorcio pittoresco di Ponte a Elsa.

Generale — Inviato da sutradeloto @ 18:53

Raggiungi il vuoto estremo e conserva una rigorosa tranquillità.

Raggiungendo un vuoto estremo e conservando una rigorosa tranquillità, mentre i diecimila esseri tutti insieme si dibattono attivamente, io contemplo il loro ritorno (nel nulla). [...]

XVI, Tao The Ching

 (Foto: scorcio pittoresco di Ponte a Elsa -Empoli- recentemente sciupato dalle autorità competenti)

 


Gran Torino -recensione-

Recensioni — Inviato da sutradeloto @ 16:27

 

 

Locandina Gran Torino
Gran Torino
(Gran Torino)

Dranmmatico/Azione - 116 min
di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her,
Christopher Carley 
USA - 2008

"Questo è il mio film più piccolo, ma anche il più personale. Non è tempo di poliziotti estremi, ma di coraggio nel comprendere gli altri."
Clint Eastwood

Walt Kowalski, veterano della guerra di Corea, ateo cattolico, di origine polacca, tradizionalista americano, coscienza tormentata, carattere ruvido e mano armata, non è l'ispettore Callaghan invecchiato, ma la trasformazione alchemica del giustiziere solitario avvenuta nel corpo stesso di Clint Eastwood.

Come il fiore del loto, che affonda le radici nella melma per sbocciare incontaminabile dal fango, così Walt Kowalski affonda le radici nell'america profonda, nelle sue contraddizioni, nella sua violenza, nella sua stupidità per alzare lo sguardo dal mirino della propria pistola e vedere il mondo e quella razza universale che sono gli umani,
senza (o proprio) per questo (senza) perdere la mira o amputarsi i coglioni.

"Ha dei cavi per la batteria?". Chiede un giovane cinese timido e impacciato, e per tutta risposta Walt Kowalski gli lancia una lunga serie di insulti razzisti e gli sbatte la porta in faccia. Ma ormai l'alchimia è avvenuta. Lo yang (Kowalski) è entrato in contatto con lo (yin) del giovane cinese che, guarda caso, si chiama Thao; entrambi arroccati nella difesa eroica e corazzata della propria identità.
Da quel momento tutti gli opposti inizieranno a compenetrarsi e a rafforzarsi: oriente e occidente, corpo e mente, maschile e femminile, decisione e intuito, tragico e comico, saggezza e follia.

Eastwood, come un samurai dietro una macchina da presa, taglia la testa a tutte le retoriche pro o anti qualcosa per vedere le cose come sono. La narrazione è lucida e disincantata come in un racconto di Carver.
Sputa Kowalski, continua a sputare sopra ciò che non riesce più ad essere vero, sulle stupidità easy-on, sulle falsità nascoste e rimosse, sugli schematismi di tutti i ghetti, sulle verità zucchero e miele dei falsi democratici. Dalle radici corrosive di Kowalski sboccia di nuovo il canto di libertà dell'America di Walt Whitman.

Chi può se lo guardi in lingua originale sottotitolato.

 

gianni.casalini a bastardi.net 


L'onda (Die welle) -recensione-

Recensioni — Inviato da sutradeloto @ 13:05

 

locandina film
L'onda (Die welle)


Drammatico - 101 min
di Dennis Gansel. Con Jürgen Vogel, Frederick Lau
Germania - 2008

"Il professor Rainer Wegner, insegnante in un istituto superiore, come parte del programma scolastico deve spiegare la storia e le conseguenze relative alla fondazione del partito Nazional Socialista e alla conseguente dittatura di Hitler. Per aiutare i ragazzi a comprendere il fenomeno, Wegner sceglie di far mettere in pratica ai ragazzi un esperimento: creare in classe un movimento chiamato 'l'Onda', caratterizzato da un saluto particolare e dall'obbedienza ad alcune rigide regole di disciplina. Ben presto, però , il movimento inizia a governare non solo all'interno della classe ma sull'intera scuola e la situazione diventa insostenibile.."
http://www.cinemamignon.it/

Nella recensione qui sopra trovo un'inesattezza importante: "deve spiegare la storia e le conseguenze relative alla fondazione del partito Nazional Socialista". Le cose non stanno esattamente così.

In realtà il professor Wegner chiede di tenere la -settimana a tema- (che, mi hanno spiegato, si tiene a fine anno scolastico nei licei tedeschi) sull'anarchia.
Wegner è un ex (ma non troppo ex) autonomo/anarchico che ha partecipato ad occupazioni, primo maggio a Berlino e così via; a cui viene invece affidata la settimana a tema sull'autarchia.
La settimana a tema sull'anarchia viene invece affidata al suo -alter ego-: un bacchettone ingessato bavarese.
Qui sta il colpo d'intelligenza del film. Riesce a cogliere una dicotomia.
Ed è proprio il carisma "anarchico" di Wegner che permette il successo dell'esperimento.
Va detto che autarchia qui sta a significare anche -oligarchia-, e non solo -padronanza di se stessi- o -fare da soli-.

Scrivono su -La Repubblica-: "Film coinvolgente sul piano spettacolare, serio e acuto nel trattamento della materia. Centra in pieno il nocciolo della genesi dei regimi; più che una precisa ideologia, dei simboli di appartenenza: un nome, un'uniforme, un simbolo, un saluto."

L'unica cosa su cui non sono d'accordo è che si tratti di un film coinvolgente sul piano spettacolare.
Secondo me non è un bel film. Tutt'altro. Piuttosto bruttino dal punto di vista cinematografico. La recitazione non mi è piaciuta, i tempi lasciano a desiderare, i dialoghi anche. A volte sembra proprio una recita scolastica.
E' un film eccessivamente didascalico e didattico.
E vero invece che è "acuto nel trattamento della materia".
Cioè toglie di mezzo tutti gli -ismi che, di solito annebbiano la mente e distruggono la critica.
Nell'esperimento del professor Wegner non c'è sessismo, né in forma di machismo, né in forma di contromachismo: c'è una partecipazione paritetica all'esperimento.
L'uniforme è una camicia bianca e un paio di jeans.
Non c'è razzismo. Uno studente turco e uno studente dell'est Europa vi partecipano entusiasticamente e, anzi, nel nuovo -spirito di gruppo- trovano il superamento delle barriere razziali e un nuovo protagonismo (significativamente l'unico -ismo che sopravvive).
Non c'è classismo. Finalmente lo studente ricco può partecipare a un momento collettivo mettendo a disposizione i propri mezzi, ad esempio stampando adesivi col simbolo del movimento, oppure comprando una camicia a chi non ce l'ha e non ha troppi soldi da spendere, senza sentirsi in colpa di essere "figlio di papà".
Gli studenti che appartengono alle classi inferiori possono -ricevere- non come se si trattasse di un gesto caritatevole, ma in nome di un'entità superiore. L'onda, appunto.
Nasce un nuovo spirito di collaborazione là dove c'era solo conflitto.

"... se papà potesse vedermi..." scrisse in una lettera Mussolini.
Il secondo punto a favore del film sta nel fatto che l'esperimento è -quasi- perfetto, cioè il professor Wegner ha calcolato tutto tranne... se stesso. Cioè non ha tenuto conto di cosa è fatto un leader: della propria frustrazione dotata di intuizione e tecnicamente attrezzata. Anche lui si sentiva l'ultimo fra i professori del liceo.
Quando se ne rende conto è troppo tardi.

Il finale è la parte più riuscita del film e non ve lo svelo.

Riflessione orientale: c'è una bella differenza tra essere contro e essere oltre.
La mente che discrimina può andare contro, ma non può andare oltre.

gianni.casalini a bastardi.net 

 


Un mosaico

Mosaici — Inviato da sutradeloto @ 11:11
Particolare del mosaico della cabina del mixer. Csa Intifada, Empoli
L'unico esercizio spirituale è vedere le cose così come sono.
Osho -Attraversare il disincanto-

Il bene più prezioso? Un altro essere umano.
Karl Marx

 
G. osserva con la coda dell'occhio i camion che riversano tonnellate di
immondizia in discarica. Lo fa mentre seleziona i materiali dentro il
gasolone e li getta nelle apposite aree dedicate. Ferro, legno e basta.
Il resto in buca. Questa operazione viene vista da molti operai come
un vezzo da studenti.
Di solito si butta tutto. Si fa prima. Si torna a casa prima e prima si
fa la doccia e ci si toglie la puzza di dosso.
La puzza che si sente qui è l'altra faccia della medaglia del profumo
dell'ottimismo che gli intelligentoni della pubblicità annusano nei
luoghi di consumo.
La discarica è un ottimo punto di osservazione della società. E' un
punto importante. Ci si trova esattamente nel buco del culo della
propria città. Da qui appare chiara una cosa: la società ha la diarrea.

Il corpo della società ha raggiunto il suo apice nel ritorno
all'infanzia dei corpi individuali, quando questi mangiavano e cagavano.
Felici.
Flussi di merce-spazzatura finiscono in enormi buche che poi saranno
coperte e mimetizzate a pratino. Quando tutto va bene.

Una delle frasi più famose di Debord è: "solo chi non lavora vive."
Sui muri nel sessantotto compariva la scritta "Non lavorare mai."
Niente in contrario, solo che non ho capito bene come si faccia a
sfuggire al ricatto salariale. Anche se mi sono sempre mantenuto a dieta
non sono mai sceso sotto la riduzione del danno.
Comunque Debord da questo punto di vista mi appare ottimista. Io direi
che: neppure chi non lavora vive. Cambia il codice a barre che ci
portiamo addosso, rientriamo in qualche altra casella, in un'altra
statistica, adottiamo -tattiche possibili-, senza mai giungere ad una
strategia. Ne uscirei con una tautologia: solo chi vive, vive. Debord
non so se sarebbe d'accordo.

Comunque ad aver lavorato con la spazzatura si possono cogliere delle
opportunità. Per esempio posso offrire un contributo alla teoria della
società spettacolare.
Per me lo spettacolo è la -fretta- che hanno le merci di finire in
discarica.
Debord dice: lo spettacolo è l'altra faccia del denaro: l'equivalente
generale astratto di tutte le merci [...]  Lo spettacolo è il denaro
che si -guarda soltanto-, perché in esso la totalità dell'uso si è già
barattata con la totalità della rappresentazione astratta. (tesi 49)
Io direi anche: lo spettacolo è la -fretta- che ha il denaro di tornare
in banca.

Chiaro che sono gli umani ad avere -fretta-. Le merci si direbbe che
hanno una -velocità-. La fretta non è misurabile, è una sensazione. La
velocità si può misurare. Sarebbe un errore pensare le due cose come
separate. Da qualche parte ho letto che la percentuale di merci vendute
in un dato momento che finisce in discarica entro sei mesi è superiore
al novanta per cento.

Una sedia. Prendiamo una sedia di plastica che è appena finita in
discarica. E' stata gettata perché ha una gamba rotta. E' una sedia che
non è costata un cazzo perché prodotta in qualche parte dell'estremo
oriente sfruttando manodopera a basso prezzo, con turni estenuanti di
lavoro e tossicità gratuita per chi la produce e per chi si trova nei
paraggi del luogo di produzione. E' prodotta sfruttando tutte le
esternalizazioni possibili. Il valore d'uso della merce spettacolare è
risibile, ma lo è nel senso che la sua durata è predeterminata. La sua
-qualità- è poca cosa, perché è la sua immagine che viene venduta. Le
merci non possono invecchiare devono morire prima di mostrare la loro
vecchiaia. Come le rockstar prima che inventassero la chirurgia
estetica.
Mettiamo che questa sedia costi 2 euro (dico a caso), se valutassimo
quanto costano delle condizioni dignitose di vita per chi la produce e
la salubrità dell'ambiente in cui viene prodotta questa sedia non ce la
farebbe a -sconfinare-. Cioè ad arrivare ad essere venduta in questa
città e morire in questa discarica.
Ma attraversiamo il cinismo se vogliamo restare umani. Diamo per
scontato che la sfiga abbia colpito queste popolazioni e che stiano
estinguendo a fatica il loro karma negativo e che questa sedia abbia
ragione di costare 2 euro. Bene, il costo di smaltimento di questa
sedia è paragonabile al costo di vendita. Se fosse fatto pagare al
venditore e non al consumatore, tramite le varie e variopinte tassazioni,
questa sedia resterebbe invenduta. E la merce invenduta piange.
Invece questa sedia ha fretta di essere venduta, ha fretta di rompersi
e ha fretta di finire sepolta in discarica. Il suo acquirente ha fretta
di togliersi 2 miseri euro di tasca per investirli in qualcosa che occupa
più spazio, ha fretta di mutare la sua scena con qualcosa che non dura,
in modo che possa mutare di nuovo. E' la possibilità di mutare il proprio
ambiente che compra insieme alla merce. La merce è sempre giovane, perché
ha la funzione di morire al posto del consumatore.

Sembra contraddittorio. Ma a livello inconscio il principio di non
contraddizione non conta. E' solo uno strumento che la nostra mente
razionale ha creato. Il capitalismo l'ha capito bene. Chi ne ha proposto
il superamento non troppo o non sempre. -La bandiera del capitalismo
è una bandiera astratta- diceva Pasolini. E aveva ragione.
Però non so quanto ne cogliesse le potenzialità. Cioè uscisse da un
giudizio morale cattolico e comunista.

I samurai. Nell'Agakure (letteralmente: nascosto sotto le foglie), il
manuale dei samurai, si affronta la questione della paura. La cultura
giapponese ha anticipato di molto la psicologia pratica al di fuori del
cristianesimo e del teismo. Uno dei rimedi suggeriti per superare la
paura, ed essendo il rischio professionale del samurai -la morte- questa
cosa è tenuta in gran considerazione, è: gettare via qualche cosa.
La società dello spettacolo diviene la società della paura spettacolare
quando il consumismo non è più centrato sull'acquisto, ma sulla
distruzione di ciò che è stato precedentemente acquistato, in modo che
si liberi posto.
E' sorprendente la velocità con cui non succede niente.

Lo so anche io che l'ideologia del valore d'uso ha creato più mostri di
quelli che credeva di combattere. Che è stato il veleno sottile con cui
si sono addormentate troppe "coscienze" marxiste e che ha giustificato
la produzione della Trabant mentre a pochi chilometri di distanza si
viaggiava in Mercedes. E che, a tutt'oggi è la stampella di chi propone
utopie archeologiche.
Però, oggi, la Trabant e la Mercedes si sono fuse insieme in una qualche
utilitaria assemblata in vari parti del mondo con pezzi prodotti
dall'estremo oriente all'estremo occidente e che non ha la funzione di
durare più di pochi anni perché entro pochi anni sarà superata da leggi
dello Stato, da incentivi e se questo non fosse sufficiente dalla
pubblicità e dalla accettabilità sociale.
Oggi, lo pseudo-cibo nutre corpi tristi attraverso l'allegria modello
degli spot televisivi. Lo pseudo-divertimento consuma il tempo di
giovani e meno giovani trasformando la vita in una sala d'attesa.
Così aspettando che la Fiat svuoti i propri magazzini, con i soldi dei
cittadini, prima di riconvertire le proprie linee di produzione in senso
"ecologico", il semplice parlare di -contrazione dei consumi- come di un
qualcosa di positivo assume una connotazione quasi -terrorista-.

Il materialismo è una mistica che non sa di esserlo. Per questo non si è
rivelato la soluzione al problema che pure giustamente poneva. Le religioni
sono l'oppio dei popoli. Diceva Marx in una delle frasi più famose del
pianeta.
Ma il problema del chiodo scaccia chiodo è che sempre un chiodo c'è.
Stalin è stato il patriarca ortodosso di questa chiesa materialista.
La forma secolare in cui si è momentaneamente convertita la chiesa
ortodossa.
Il secolo dei lumi, di cui Marx era figlio legittimo, nasceva da un
trasferimento di energia potenziale dai lumi divini ai lumi della ragione.
E' una potenza religiosa che ha mosso la ragione che dal momento in cui a
pensato di non essere generata da nessuno è diventata tremendamente
irragionevole.

Durante la seconda guerra mondiale la RAF (Royal Army Force),
l'esercito inglese, aveva più aerei che piloti. I piloti di caccia
inglesi volavano molto di più dei loro -colleghi- tedeschi, e per
mantenersi svegli e cercare di salvare la pelle facevano largo uso di
morfina.
A fine guerra i piloti della RAF che non erano morti in battaglia
erano in gran parte morfinomani.
Fu allora che l'industria farmaceutica mise a punto un ritrovato
miracoloso; un derivato dall'oppio: -l'eroina-, che aveva la funzione di fronteggiare
la crisi d'astinenza da morfina (spesso mortale). In breve i morfinomani
divennero eroinomani. La questione non era strettamente farmacologica.

Reddito di cittadinanza.
Chi non compra è un terrorista. Se non cambi l'auto i figli dei
metalmeccanici piangono.
La storia è sempre la stessa. Occorrono più consumatori che salariati.
Salta l'idea Keynesiana di welfare. Oggi è perfettamente normale stare
ad osservare il PIL, come se fosse l'indicatore di un qualche benessere,
e appare perfettamente logico che i soldi che lo stato fa produrre a
credito vadano direttamente alle imprese e non ai consumatori.
Filiera corta del denaro insomma.
Quello di cui si parla poco magari è il perché.
Perché si potrebbe mettere in crisi la produzione dello pseudo-umano;
quella che non conosce crisi anche quando dappertutto c'è crisi?
Cosa garantisce oggi che il consumatore che si riappropria del potere
d'acquisto abbia ancora voglia di mangiare i prodotti della pubblicità
e di ributtarsi nell'economia dell'alienazione? Cosa garantisce al potere
che, dal basso, si continui a produrre il potere (perché è dal basso
che si produce il potere, con buona pace dei lagnoni che pensano venga
dall'alto)?
Niente, neanche i megamiliardi spesi nell'industria dell'imbecillimento.
Il consumismo è una cosa prodotta dagli uomini, per altri uomini. Si
basa su pulsioni che sono nell'uomo, perché se non ci fossero nessuno
potrebbe mettercele. Ha prodotto il suo linguaggio, la sua retorica e
anche i suoi sogni. Ma come tutte le cose è destinato a vivere a
decadere e ad essere superato. Non è un amore eterno, ammesso e non
concesso che ce ne sia uno.
Il consumismo è un'infatuazione che si è trasformata in ricatto.
La società dello spettacolo diventa evidente e si mostra in tutta la sua
estensione perché è giunta al suo margine estremo. Perché vive solo per
accanimento terapeutico?
Chi parla di collasso della società dell'immagine non ha tutti i torti.

E' la metropoli che è diventata fabbrica ripetono gli intellettuali.
Bene allora il margine estremo non è più il lager, che è stato una
clamorosa sintesi tra i roghi del medioevo e l'industria moderna.
La macchina perfetta di un arcaismo tecnicamente attrezzato.
La parola con cui venivano chiamati gli internati è:  stück  che in
tedesco significa -pezzo-, -componente-. I campi erano di lavoro non di
concentramento,  meglio erano campi di lavoro concentrato. Il prodotto del lavoro era
bruciato dall'economia di guerra. I lavoratori una volta che non erano più
utilizzabili erano bruciati nei forni.
Nella fabbrica-metropoli i campi di concentramento diventano campi di
concentrazione (per usare un titolo di Ottiero Ottieri). La famosa frase: "il lavoro rende
liberi" non è più proponibile, e nemmeno "il consumo rende liberi" che è stata
la frase non scritta da nessuna parte, ma che ci ha accompagnati fino all'avvento
delle tecnologie dell'informazione. Una frase che suona bene è: il lavoro è
necessario al consumo che è necessario all'immagine che è necessaria al consumo che
è necessario al lavoro.
La vita? E' altrove.
"L'ex-operaio Ebert credeva ancora nel peccato, poichè confessava
di odiare la rivoluzione <come il peccato>. Lo stesso dirigente
si mostrò un ottimo precursore della rappresentanza socialista che
doveva poco dopo opporsi come nemico assoluto al proletariato russo
e internazionale, formulando l'esatto programma di questa nuova 
alienazione: <Socialismo vuol dire lavorare molto>."
[tesi 97 La società dello spettacolo, G. Debord]
Quello che manca in questa considerazione, e che avrebbe allontanato
ogni stupore, è ciò che mi sono sentito dire almeno una volta in ogni
fabbrica in cui ho lavorato: <Se fossi al posto loro, farei peggio di
loro>. Contestare il lusso è un lusso da ricchi.
Riduttivo classificare tutta la faccenda come -cattiva coscienza-.
Certe cose non si dicono agli intellettuali. Gli intellettuali lavorano
in un altro reparto. 
Muratori. Nel lavoro del muratore la fatica è secondaria sennò ci
sarebbero solo manovali. Fra il muratore e il manovale c'è la stessa differenza che
c'è fra Batman e Robin, o per dirla con le parole di un muratore:
"c'è la stessa differenza fra mangiare e veder mangiare".
Il muratore opera una trasformazione in base a conoscenze concrete, ma
quello che fa la differenza fra un bravo muratore e un pessimo muratore è la
capacità di -vedere-.
I muratori sono degli psicologi del lavoro manuale; se sono delle brave
persone usano la loro psicologia in modo etico, se sono dei pezzi di merda vi
auguro di non incontrarne.
Come sempre esistono le gradazioni intermedie.
Quando ci sono da spostare i quintali è molto importante sapere chi si ha
accanto.
Quindi i muratori osservano e hanno un linguaggio tutto loro basato
sull'osservazione dell'altro.
Alla base della psicologia pragmatica del muratore non c'è l'Edipo bensì
il fatto he l'altro, può essere fantastico quanto vuole, ma cercherà di fare il
lavativo quanto può. In un certo senso, per il muratore, l'intellettuale è un capo
mastro ben riuscito, perché sposta solo le parole. Però raramente li hanno in
simpatia gli intellettuali. Invece l'alter del muratore è l'artista. Colui che usa
le mani il minimo indispensabile per creare ciò che è bello, ma ancora solido,
concreto.

-Troppa attenzione.-
-Come?-
-Troppa attenzione, sei troppo concentrato.-
E' la prima volta che qualcuno mi fa notare sul lavoro che sono -troppo
concentrato-.
Paolo è un muratore originario del sud poi immigrato a Milano e infine
approdato in Toscana.
"Se non delegassimo la massima parte di ciò che facciamo alla
disattenzione, o addirittura, all'inconsapevolezza, non potremmo mettere in atto comportamenti
complessi."
[Giovanni Jervis -Fondamenti di psicologia dinamica]

Fare attenzione a chi chiede troppa concentrazione. Per distrarre qualcuno
bisogna che si concentri su qualcosa di secondario. Questo fa la
televisione.
Così riesce ad impartire ordini. Questo fanno i generali.
Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito, ma quando lo
stronzo indica qualcosa, il saggio gli mostra il dito.
Per dire che non sempre chi cerca di distrarti lo fa per il tuo male e non
sempre chi cerca di concentrarti lo fa per il tuo bene.
Ma questo fa già parte di un altro mosaico.


Gianni Casalini

[Foto: particolare del mosaico alla cabina mixer del CSA Intifada (Empoli);
www.ecn.org/intifada/  :::mosaico di Gianni Casalini, foto Lisa Gelli:::]

Dietro la porta

Generale — Inviato da sutradeloto @ 18:49

 :::Dietro la porta:::

Due uomini erano grandi amici. Ciascuno dava all'altro il necessario intuendone le esigenze.
Tuttavia, c'era ancora qualcosa che si frapponeva tra loro. Quasi una carenza, un tassello mancante, che non permetteva di scrivere a caratteri cubitali la parola "amicizia".
Nessuno dei due aveva capito di cosa si trattasse, benché si sforzasse di individuarlo.
Un giorno, uno dei due "amici" fu colto da una grave sventura. Un violento terremoto gli distrusse la casa. In preda alla disperazione l'uomo si diresse dall'amico, la cui abitazione era intatta.
Nella notte fredda l'uomo bussò alla porta, pensando che l'amico lo avrebbe accolto a braccia aperte.
<<Chi è?>>
<<Sono io, il tuo amico. Non mi riconosci?>>
<<Mi dispiace. Non posso farti entrare.>>
Lo sventurato non riusciva a capire perché l'altro non lo aveva ospitato. Benché sbigottito, l'infelice non volle insistere. Di sicuro il suo amico aveva qualche buona ragione per comportarsi così.
L'uomo si allontanò, vagando alla cieca nell'inverno freddo e dormendo dove capitava.
Dopo alcuni mesi, specchiandosi nelle acque di un torrente, capì improvvisamente perché l'altro lo aveva allontanato in quella notte di sventura. Capì cosa fare e tornò a bussare alla porta del suo amico.
<<Chi è?>> gli chiese l'altro, nonostante avesse riconosciuto la sua voce.
La risposta arrivò dopo un attimo di esitazione.
<<Sei tu. Apri, presto, hai freddo!>>
Questa volta l'amico aprì la porta. Non poteva lasciare se stesso lì fuori al freddo.
I due erano ormai un'unica persona l'amicizia era completa.

Il canto del derviscio, Parabole della sapienza sufi.
A cura di Leonardo Arena
Oscar Mondadori


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