Osservazioni sulla componente “democratica” dell’impero.

-Ma vita è cattiva, per questo hanno inventato rock’n roll!-
Tre Allegri Ragazzi Morti

-La politica è come il perizoma, ciò che mostra è interessante, ciò che
nasconde è vitale.- Anonimo in rete.

La più famosa spettacolocrazia al mondo si appresterebbe ad una svolta
"democratica", che in altri momenti sarebbe stato giusto definire
-epocale-: l’elezione di un afroamericano a presidente degli Stati Uniti
d’America.
Il condizionale è obbligatorio perché gli U.S.A. hanno già offerto
sorprese come nel caso dell’elezione dell’attuale presidente.
Infatti a seguito dei brogli (semiufficiali) con cui fu eletto G. W.
Bush lo stesso Partito Democratico impedì, di fatto, la richiesta di
impeachment. Cosa che sarebbe suonata strana anche nella più sgangherata
democrazia dell’america latina.

Comunque se tutti gli -indicatori sociologici-, sondaggi ect. non
mentono il prossimo presidente U.S.A. sarà Barak Obama.

Ad un primo colpo d’occhio viene da dire che viene eletto un presidente
afroamericano perché il presidente degli U.S.A. è una vedette come tutti
gli altri presidenti di stati nazione.
La sua funzione è quella di un funzionario che deve -mostrare- nel
migliore dei modi (o nel peggiore, dipende) decisioni che sono ormai
sopra la sfera della politica; e deve mostrarle non più a dei cittadini,
ma a dei -sudditi- di cui nemmeno lui è il sovrano.
Personalizzare ciò che è impersonale

Il fatto importante, a mio modo di vedere, è l’urgenza con cui la
componente "democratica" della costituzione imperiale deve bilanciare la
sovraesposizione delle altre. Quella oligarchico-finanziaria, che sta
esplodendo ciclicamente con delle bolle speculative che lo spettacolo
corrente cerca di classificare come -sfiga- o fornendo accostamenti di
facile consumo alla crisi del ’29. E quella mediatico-militare che nel
mantenimento della guerra permanente si presenta come un continuo
accumulo di emergenze senza soluzione.

Il fatto nuovo è, sempre a mio modo di vedere, l’urgenza con cui
l’impero deve fronteggiare l’inefficacia del discorso che produce su se
stesso.
Gli statunitensi sono chiamati, sempre più di frequente, a riempire dei
"buchi", che non riguardano la loro economia nazionale e di preciso
neanche l’economia reale.
Gli europei sono approdati alla stessa sorte con un po’ di ritardo. Già
era successo in Asia.

[-Finirà come in Argentina!- dicono i catastrofisti più o meno
informati. Non credo. L’Argentina ha rappresentato una situazione limite
in un momento in cui i processi di globalizzazione non erano completi.
Allo stato attuale sembra che la finanza produca delle crisi che
disconnettono selettivamente dei pezzi dell’economia che poi vengono
riconnessi in un secondo tempo. Mai tutti insieme. Può essere
pericoloso.]

Ciò che viene mostrato dell’impero è la guerra permanente, al terrore.
Ciò che nasconde è la permanenza della crisi.
La nasconde mostrandola continuamente.

[L’economia di guerra mostrata in 1984 da Orwell è una costruzione
letteraria definita dal piano di uno spettacolo centralizzato. Uno
stalinismo/fascismo ipertrofico. Lo spettacolare integrato cambia alcune
cose.
Lo squallore totalitario in cui Winston Smith si trova immerso non
conosce crisi. Decadenza ma non crisi.
Il "totalitarismo" nell’impero è -quasi- speculare a quello
descritto/profetizzato da Orwell.]

L’economia è perennemente in crisi, e più è in crisi più i nastri su cui
scorrono le merci nelle fabbriche reali e i flussi nella
fabbrica-territorio si velocizzano.
La fabbrica non rallenta. Caso mai si ferma. Di botto.
Per ripartire ristrutturata dove era o da un’altra parte.

-Hope- speranza. Non più o non solo -SICUREZZA- come chiedono eserciti,
polizie e televisioni. Ma adesso che la quasi totalità del nostro tempo
reale viene assorbito nel riempire le scarsità di merce-moneta che la
finanza genera, ciò di cui abbiamo bisogno è SPERANZA. Questa è la
parola d’ordine della componente democratica.
La parola chiave dell’oligarchia monetaria-finanziaria è invece
RESPONSABILITA’.

Importante per la stabilità del tutto è che la tensione sociale venga in
questo momento incanalata dentro i contenitori istituzionali. Anche
negli USA dove molti strati della società sono sempre stati tenuti
lontani dal gioco elettorale (quando la politica aveva comunque una
autonomia) oggi si punta al record dei votanti. Gli americani sono
chiamati a votare il voto.

Quindi? Quindi niente. Chi propaganda il non voto mi sembra come chi
propaganda il voto. Un propagandista.
Io osservo, non propagando. Ho delle crisi di coscienza perché faccio
pensieri erotici sul ministro Gelmini (sì è vero, ho sognato che
facevamo dei giochetti su un set e io facevo il maestro unico) e l’unica
cosa che mi sento di dire è attenzione a questi "democratici" che usano
il voto per riempire il vuoto. Attenzione e osservazione. E passione.
Ma il mondo non è pronto alla qualità?.. ancora qualche piccolo sforzo
cittadini e cittadine.

A presto
Gianni


											
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