Chi è adesso il presidente del consiglio?

 

 

"Il Sé è amico del sé di colui, per il quale il sé è stato vinto dal Sé, ma contro colui che non possiede il Sé, quello che è il Sé autentico in ostilità si potrà volgere, come nemico."

-Bhagavad Gita-

Già, chi è adesso il presidente del consiglio?
Non si tratta di una provocazione, ma di una domanda molto seria che, nella superficialità dello spettacolo, sfugge anche ai più accaniti oppositori di Silvio Berlusconi appiattiti anch’essi in una cronaca senza respiro.

La tesi è semplice: quando il capobranco viene colpito e umiliato da un altro maschio quest’ultimo ne prende il posto.
Come nei litigi fra bande di bulli, se il capo viene battuto da qualcuno il vincitore diventa a sua volta il capo.
Quindi nella psicologia da bulletti e zoccolette di cui l’Italia è patria elettiva c’è qualcosa che assomiglia ad un vuoto di potere.

Atteniamoci ai fatti, non alla cronaca.
L’Italia è un paese nell’eurozona (sembra improprio parlare di Europa), dove si fronteggiano in una competizione elettorale delle liste guidate da dei leader. Nessuna di queste liste mette in discussione, o è in grado di mettere in discussione, il modello di sviluppo del paese. Sia che si tratti di politiche energetiche, demografiche, occupazionali, produttive e così via dicendo.
Si tratta, al massimo di gestire lo stesso processo con un diverso stile.
Da una ventina di anni lo stile dominante è quello di una persona che ha capito il funzionamento delle masse e degli individui che le compongono meglio dei suoi oppositori istituzionali e non.
Per aiutare il proprio carisma questa persona ha monopolizzato il sistema dell’informazione in Italia. Con particolare riguardo all’informazione televisiva. Cioè a quel mezzo che fornisce immagini, materiale direttamente "digeribile" dall’inconscio.
Non si tratta di informazioni distorte, ma di ordini. Diceva Debord da qualche parte.

Ora, gli ordini dati alla coscienza possono essere discussi, disattesi, disobbediti. Gli ordini passati a ciò che non è cosciente richiederebbero per essere fronteggiati un esercizio di consapevolezza che ancora tarda a venire.

Sulle nefandezze di questa persona non ho molto da dire, visto che, nonostante ne siano privi i telegiornali, ne sono pieni gli scaffali delle librerie. L’unica cosa che ho da aggiungere è che ciò che distingue la cricca al potere da molto tempo, dai propri antagonisti istituzionali è la -velocità-. La velocità con cui esegue una scelta già compiuta. La velocità qui si può leggere anche come -semplicità-. Per usare una metafora: è indubbio che un erotomane possa compiere un atto sessuale con più semplicità e senza perdersi in chiacchiere rispetto a un soggetto la cui libido è concentrata sul collezionismo di francobolli. Sia detto con tutto il massimo rispetto per la filatelia.
Data una scelta già  compiuta vince chi ne prova desiderio non riluttanza. Vince la velocità. Anche la velocità con cui si compie un disastro.

La società di cui questo leader si presenta come il campione è una società delle -regressioni- che in neo-lingua maccheronica si chiamano -libertà- (plurale) da non confondere con -libertà- (singolare). Più aumentano le libertà, più diminuisce la libertà.
Per regressioni non si intendono qui -istinti- (l’unico istinto nell’uomo è la suzione del capezzolo nel bambino), ma dinamiche infantili.
Dinamiche infantili di un paese sessualmente represso nelle radici.
A questo aggiungiamo la dinamica del -tutti contro tutti- anche nelle versioni contemporanee del -tutte contro tutti- o -tutte contro tutte- e, perché no, del -tutte e tutti contro tutto-.
Da questa miscela paurosa che denomineremo -si salvi chi può, possibilmente affondando qualcun’altro al proprio posto- esce fuori un bel branco di lupi e di lupesse.

Si può imparare qualcosa dai lupi. Dagli animali in genere.
I lupi. In un branco di lupi c’è una coppia dominante: la coppia alfa.
Il maschio alfa e la femmina alfa dominano sugli altri maschi e sulle altre femmine reprimendoli. Il maschio tramite i combattimenti, la femmina ha delle vere e proprie strategie di repressione sessuale nei confronti delle altre femmine del branco.
Lo so assomiglia a qualsiasi ambiente sociale ci si trovi a frequentare; soltanto che i lupi sono più consapevoli di quello che fanno e del perché lo fanno. In parole povere i lupi non sono stupidi, gli umani che fanno i lupi sì.
Quindi primo punto far diventare una cospicua fetta della popolazione stupida. Quanta?
Non importa che siano una maggioranza; basta che meno di un venti per cento della popolazione attui un qualche comportamento affinché questo, se vantaggioso, si propaghi alla maggioranza.
Ma come fa la stupidità a essere vantaggiosa?
Basta premiarla continuamente in televisione, affinché dopo poco venga premiata anche nella vita reale.
Il fatto che un comportamento stupido sia premiato (carezze) arriva direttamente sul nostro subconscio. Attiva quelle zone del cervello arcaiche che sono il vero obiettivo dei pubblicitari (e Silvio si forma come pubblicitario) e contro cui la nostra corteccia recente ha ben poco controllo. I reality show sono stati creati espressamente per questo scopo, e a questo punto la quasi totalità dei programmi, quando non si occupa di -semplificare- o di -terrorizzare- si occupa di fornire stimoli premiali a comportamenti stupidi, infantili, regressivi o patetici.

Fatto questo basta mettere l’immagine del capo-branco di fronte a tutti. Il capo-branco è quello -con le palle- e che ha accesso alle femmine a suo piacimento.
Da qui nasce lo spettacolo dell’accoppiamento parossistico del presidente del consiglio con veline, topine, ragazzine e escort; che come nome fa un po’ schifo, io preferivo puttane, molto più carnale… escort mi ricorda un’automobile. Ve la immaginate la casalinga che per eccitare il marito durante l’amplesso gli dice -dai chiamami escort!-. Che pena.

Nessuna contraddizione con il ruolo di presidente del consiglio di un paese cattolico. Il fondamento del cattolicesimo è il peccato e il suo doppio l’assoluzione. Non l’edonismo. L’edonismo è disprezzato e combattuto in ogni ambiente e classe sociale. L’edonismo richiede maturità, nel peccato si torna tutti bambini.
Un gran peccatore per un popolo di peccatori e peccatrici.
Certo per un popolo non represso la sua figura sarebbe apparsa patetica, ridicola, infantile. Invece l’indignazione buffa di tutti coloro che -non capivano- come potesse succedere che un uomo anziano potesse provare attrazione per una ragazza giovane e seducente ha mostrato la rigidità dei ruoli in questo paese; o spregiudicati (e vincenti) o moralisti (e perdenti), oppure ipocriti (e normali).
La forza di B. è stata quella di essere stato il direttore artistico di tutti i cori del dissenso rivolti contro di lui.
Infatti si è accanito contro i solisti non contro i cori. I cori li chiama a sé per compiere "le riforme".

Accesso a femmine, territorio, prole.
Magari sul piano del cibo -il boccone- c’è una piccola differenza fra i veri lupi e i lupi immaginari chiamati umani. Nei lupi il capobranco è anche colui che caccia il cibo. Negli umani regrediti è quello che lo fa cacciare agli altri e se lo prende. Inoltre nei lupi il capobranco è sempre davanti nelle situazioni di pericolo. Negli umani, manda sempre avanti gli altri.

Questo sembrerebbe irrazionale, purtroppo non lo è.
Invece che cercare di capire il soggetto Berlusconi quello che per "pudicizia" non si è andati a studiare né a lungo né a fondo è il rapporto che gli italiani e le italiane hanno con quel soggetto.
E’ la relazione che svela l’identità.
Berlusconi vende i biglietti per il futuro. Per la prossima estrazione in cui ognuno potrà prendersi il suo branchetto di instupiditi e instupidite e fare il capetto, il bossettino o la bossettina.
Questo meccanismo non è stato inventato da lui, è esperienza quotidiana trovarcisi immischiati, caso mai è stato istituzionalizzato. Usare gli altri per i propri scopi.

B. ha tenuto conto dell’universo femminile molto più di quello che non si racconta.
Di nuovo l’errore colpevole di chi lo critica è stato quello di osservare i soggetti non le relazioni.
Ad esempio: il ministro senza mutande delle maggiori opportunità. Una grande idea. Far diventare ministro una velina, poi diffondere "accidentalmente" le sue doti nella suprema arte del bocchino ed ecco creato l’effetto: colei che si risolve la vita coi pompini. Di solito è molto più faticoso; occorrono più anni, talvolta intelligenza, e più rughe; e il gran fatturato delle cliniche estetiche ci mette in guardia da quanto può essere difficile godersi la vita con le rughe.
La velina che ce l’ha fatta, colei che ha vinto il -puppa e vinci-.
A quanto mi si dice, altra grossa dinamica nazionale non inventata da Silvio ma da lui istituzionalizzata.
Sta di fatto che durante la sua reggenza c’è stata una svolta nei costumi: si è passati, quasi, direttamente da un paese dove per una donna il sesso fuori dal matrimonio costituiva un peccato ad un paese dove fare sesso per piacere e non per qualche tipo di profitto è peccato. L’istituzione del peccato è troppo ben radicata e produttiva per toglierla di mezzo, ma va costantemente aggiornata.

Ritorniamo alla tesi iniziale: cosa succede dopo il 15 dicembre 2009?
A livello cosciente i soggetti sono definiti; uno è il presidente del consiglio. L’altro è un soggetto con problemi psichici che gli tira una statuetta del duomo di Milano in faccia, in un gesto che mischia la furia di un attentatore anarchico al surrealismo di Marcel Duchamp.
Sul piano inconscio invece cade il principio di non contraddizione.
Quindi il capo branco in Italia in questo momento è Massimo Tartaglia.
Ora spetta a lui fare il presidente del consiglio visto che siamo sottoposti alla legge della giungla dell’immaginario.
E’ questo che in modo confusionale i media stanno cercando di rattoppare. La faccia di Silvio Berlusconi. Non quella reale, a quella ci penseranno in una clinica svizzera.
La faccia del capobranco. La faccia del sultano. La faccia del boss del quartiere. La faccia del bullo da bar. La faccia dell’egocentrico raccontaballe. La faccia dello strafottente che tutto può senza che nessuno possa fare niente. La faccia dell’italiano medio mediaticamente potenziata. Quella che da dentro le istituzioni attacca le istituzioni che gli rompono i coglioni.
Brutto colpo per uno che aveva investito tutto in quella faccia e nella sua immagine.
Brutto colpo.
Irrecuperabile, direi.

Fiducioso che l’amore trionferà su tutto.

Gianni Casalini 

Foto di Julian Wasser: Marcel Duchamp and Eve Babitz , Pasadena 1963

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