Un paese chiamato Ismo

C’era una volta un paese chiamato Ismo.
Gli abitanti di Ismo si chiamavano Isti e Iste.
Gli Isti, sia nel senso degli Isti che delle Iste, più erano allegri, più diventavano tristi.
Gli abitanti di Ismo non potevano far altro che oscillare fra altruismo e egoismo.
Nella terra di Ismo avevano tentato di instaurare il socialismo, poi il comunismo e anche il fascismo, ma il sistema era rimasto il capitalismo che all’inizio si faceva chiamare liberalismo, poi neo-liberalismo.
Per coniare un neologismo.

Nel paese chiamato Ismo c’era uno spiccato senso del regionalismo che qualcuno chiamava territorialismo, spesso sfociava nel secessionismo, si rifaceva ai valori dell’irredentismo e si chiamava indipendentismo, oppure si annacquava in un vago autonomismo. I federalisti erano anche tutti fiscalisti.
Nel paese di Ismo c’era chi accettava e chi rifiutava il multiculturalismo.

I marxisti non potevano dividersi in ortodossi e eterodossi, ma in leninisti, trotzkisti, maoisti… tutti attraversati da gruppi revisionisti e tutti in lotta con i riformisti.
Si vedevano di tanto in tanto dei situazionisti, che eran rari, e per far arrabbiare gli accademici qualunquisti si chiamavano situazionari.

Nel paese chiamato Ismo non si praticava sesso, ma sessismo.
Erano tutti un po’ dediti al machismo. All’inizio erano solo machisti, poi la rivoluzione dei costumi, che per inciso fu fatta dai costumisti, affermo che gli Isti potevano essere machiste e machisti.
Gli Isti, che in generale erano sciovinisti, si dividevano in femministe e maschilisti ergevano barricate e si lanciavano accuse, sassi e granate, e dopo queste gran baruffe finivano per accoppiarsi in club scambisti; gli accoppiamenti non erano né eterosessuali, né omosessuali, ma sadomasochisti.

La religione degli Isti si limitava sostanzialmente ai consigli per gli acquisti; si vede che erano consumisti. Non c’erano né cristiani né ebrei o mussulmani, ma solo una minoranza di frati trappisti e alcuni islamisti che si diceva in giro fossero tutti terroristi. Per una faciloneria di traduzione c’erano finiti i buddisti che se ne stavano in meditazione e non erano troppo ben visti.

Gli abitanti del paese chiamato Ismo poi si dividevano a loro volta in progressisti e tradizionalisti.
Gli Isti avevano una vaga tendenza a essere dualisti.
Né concreti, né sognatori; ma utopisti, idealisti oppure realisti.
Alcuni erano individualisti, altri collettivisti.
La cosa buffa è che nonostante per definizione non ci fossero razze c’erano razzisti.

Molto praticato era il nudismo e il naturismo soprattutto dagli ecologisti, che però non potevano permettersi di essere vegetariani anche se animalisti. In compenso c’era chi praticava di nascosto il cannibalismo.

Questo non deve far pensar male: gli Isti erano quasi tutti umanisti, cioè avevano fatto studi di umanismo. Gli Isti volevano fare tutti gli artisti, o i giornalisti.
Non c’era la scienza sul paese chiamato Ismo; c’erano sì anatomisti e dentisti, ma non avevano studiato anatomia o odontologia, ma anatomismo e dentismo, che erano correnti politiche ben strutturate.

Una volta un antropologo esistenzialista tentò di soggiornare nel paese chiamato Ismo per studiarlo facendosi passare per antropologista, ma fu scoperto subito e allontanato.
Gli dissero gli Isti: "qui c’è gente che non la freghi sulle desinenze! Non ci son Cristi."
Quando rispose: "ma non trovate assurdo tutto questo dualismo."
Gli chiesero: "che cazzo vuol dire -assurdo-?"
Non sapevano proprio cosa fosse la corrente dell’assurdismo.
E guardate se c’è una cosa che proprio non riuscivano ad afferrare nel paese chiamato Ismo è il senso dell’umorismo.

 
Gianni C. 
 
nella foto: Nietzsche, Paul Ree, Lou Von Salome 

 

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