Perché la CIA non mi paga?

sutradeloto.noblogs.org

Mi è stato girato il link ad un articolo pubblicato su un blog di estrema sinistra. L’articolo in questione parlava della vicenda, arcinota, delle Pussy Riot. Solo che a differenza del coro -Free Pussy Riot- questo è un articolo contro le “fiche riottose”, come le chiama dall’inizio alla fine e contro i soliti supporter buonisti, diritto-umanisti della folkloristica sinistra europea che non capiscono un cazzo e si fanno abbindolare come allocchi dalla lunga mano del capitale.

Il blog è uno di quei blog gestiti da una certa area molto più a sinistra di quanto tu possa essere mai stato a sinistra, né tu possa mai diventare di sinistra e, né i tuoi parenti, né i tuoi amichetti borghesi servi del capitale ci arriverete mai ad essere così di sinistra… e sinceramente dato il tenore dei ragionamenti che girano sul blog, uno se ne fa anche una ragione di non essere “così” di sinistra.

Però a me non interessava tanto entrare in polemica con le argomentazioni dell’articolo, altrimenti mi sarei unito al qualche centinaio di commenti pro o contro che si trovano in coda.

Non mi interessa perché il tenore dell’articolo è quello, o ti piace o non ti ci trovi proprio. Niente di nuovo. Un must per l’area marxista-leninista.
Il tono non ammette repliche, è certezza assoluta, visione perfetta e lucida: tutto, ma proprio tutto orchestrato ad arte.
Merda!
Una trappola per fessi, per dirla alla Jean Paul Sartre.
La lunga mano dei servizi USA anche dietro le topine riottose.
Me lo sentivo un po’.

Beh è un ipotesi. Non vale la pena di fare polemica. Vai a sapere che non abbiano ragione loro con la loro estetica macho-revoluzionaria, giusto un tantino cazzo-centrica, e grafica bianco-rosso-nera e caschi con stelle e passamontagna ecc ecc.

Giusto per fornire alcune suggestioni (come si dice oggi), cito una parte dell’articolo dove giustamente ci mette al corrente che “le fiche riottose” …”Nelle loro “performance” ogni tanto suonano pure, ma non è quella la loro attività principale. Dopo aver messo in piedi alcune sceneggiate demenziali a sfondo pornografico, come infilarsi dei polli surgelati nella vagina in un supermercato di fronte agli allibiti clienti, oppure aver organizzato una mega orgia di gruppo in un museo, sono arrivate a mettere in piedi una sorta di rappresentazione musicale punk all’interno della principale chiesa russa, e cioè la cattedrale di Mosca. Queste solo le azioni principali, per non dire di tutte le altre pagliacciate, sempre a sfondo sessuale, praticate negli anni.”

Ora, io avevo preso la vicenda come un episodio sulla scia dei tanti della Russia post sovietica o neo-zarista (non si capisce bene)… tipo brogli elettorali, controllo totale dell’informazione, ristrutturazione dei servizi ad uso repressivo, giornalisti messi a tacere in vario modo e così via. Ma non mi ero documentato e avevo un’idea piuttosto vaga. Sì, daccordo -lasciate libere “le fiche riottose”-, perché non mi piace che nessuno finisca in galera almeno senza aver danneggiato cose, né ferito o ucciso animali o esseri umani.. ma non è che mi fossi fatto un’idea precisa su questo collettivo sconosciuto.
Invece dopo aver letto questo articolo mi piacciono proprio “le fiche riottose”!

Un pensiero mi è apparso chiaro in testa.
Era lì. Covava da tempo. Da quando cioè ho imparato a leggere i volantini politici… e tutte le volte ci casco a leggere i volantini di questa area, ed ammetto che esercitano su di me un fascino violento, perverso, morboso…
Insomma la domanda è questa: ma io sono un agente della CIA?
E se sì, perché non me l’hanno detto?
Ma, soprattutto, perché non mi pagano?
Chi cazzo c’è a fare le buste paga da quelle parti?

Facciamo un salto indietro: io sono stato pagato per fare parecchie cose in vita mia, tipo stendere pizze, lavare piatti, controllare bottiglie, guidare muletti, lavorare gelati, infilare sfere sinterizzate di ceramici avanzati in altoforno, controllare presse, avvitare filtri dell’olio, consegnare sacchi di carta per raccolta differenziata, consegnare sacchi di polietilene per raccolta differenziata, spazzare strade e marciapiedi, caricare ingombranti su furgoni, tagliare erba nei giardini pubblici, stralciare, potare, vendemmiare, analizzare vino, pulire vasche, cose che non mi ricordo e qualche volta anche per annoiarmi (sembra strano, ma è vero).
Ma non sono mai stato pagato per scrivere.
Chiaramente questa è un’ingiustizia cosmica che richiederebbe una mobilitazione internazionale.
Però è così e nessuno si mobilita, io per primo non lo faccio. Allora scrivo lo stesso e magari non mi viene peggio delle suddette attività citate nell’elenco di cui sopra.

Beh, non mi pagano per scrivere, ma nemmeno io pago qualcuno per pubblicarmi. Siamo pari, o quasi.
Il bello di avere un blog è che scrivi quello che ti pare quando ti pare.
E ti pare poco.

Detto questo non disprezzerei un giorno di ricavare da questa attività tipo… del denaro. Non dico di guadagnare quanto guadagna un idraulico. Ci mancherebbe, ma almeno quanto un operaio generico con contratto di merda in una cooperativa sociale. Oppure quanto un avventizio agricolo. Per dire.
Vabbé non so come si fa. Non ho mai capito a chi si devono chiedere i soldi per quello che si scrive. Dove è l’ufficio? A chi si chiedono? E perché?
Tutte domande che per ora resteranno senza risposta.
L’unica vera risposta che mi sono dato è questa: quando sarà il momento (vai a sapere di cosa parlavano di preciso i calendari maya) mi arriveranno dei soldi per quello che scrivo.
Io intanto scrivo.

Lo so, è una risposta un po’ mistica, e proprio grazie all’articolo del blog che parla delle “fiche riottose” ho messo a fuoco la faccenda e sono sceso coi piedi per terra. Adesso so che la CIA, visto che deve avere dei libri paga infiniti, potrebbe pagare anche me.
Tanto io ci casco sempre.

Davvero non ce la faccio a non cascarci.
Ve la ricordate l’opposizione iraniana che scendeva in piazza contro il regime? Io facevo il tifo per loro. Con la solita superficialità ero dalla parte degli studenti che manifestavano piuttosto che dalla parte delle motorette con sopra i guardiani della morale, che passavano fra la folla a tutta velocità e prendevano i manifestanti a bastonate. Era il 2009.

Se avessi scritto qualcosa avrei scritto qualcosa dalla loro parte. Piuttosto che dalla parte di un regime che ha ammazzato per impiccagione ragazze di 16 anni con l’accusa di aver offeso la morale perché parlavano con dei ragazzi in modo troppo disinvolto. Che ha fucilato, incarcerato e torturato oppositori, molti dei quali, fra l’altro, comunisti.
Invece sbagliavo.

Ecco come ne parla invece l’articolo che mi ha illuminato: “Stessa cosa in Iran nel 2009, dove le manifestazioni filo-occidentali trovarono la risposta di piazza di milioni di persone in difesa dell’indipendenza iraniana.”

Per inciso, anche il regime fascista, in questa forma mentis, potrebbe essere inquadrato in una forma di resistenza dell’indipendenza italiana.
Ma figuriamoci se non esiste, nel corredo dialettico dell’autore, una frase che annulla un pensiero così cupo. [Una volta, nel mezzo della città di Pisa, mi sono imbattuto in una scritta fascista: -25 Aprile, finisce l’Italia, inizia Italy.- e mi sono detto: anche se fosse vero meglio Italy, che la vostra Italia di merda.]
Non la voglio sapere. Tanto ormai ho imparato che lavoro per la CIA in automatico.
Io ho imparato. Adesso è bene che la CIA impari a pagarmi.

Comunque aspettando questo momento pecuniario remunerativo ho scovato la differenza fondamentale fra il modo di leggere la realtà dell’autore del blog ed il mio (perché ce l’ha eccome una lettura della realtà).
L’ho trovato nella frase successiva al passaggio che ho citato prima.
Potrebbe sembrare una frase fatta messa lì, ma non lo è: “Il più delle volte, invece, la messa in scena va a buon fine. E allora bisogna inquadrare la vicenda nel gioco geopolitico attorno alla quale si snoda.”

Ci sono due modi talvolta contrastanti di valutare la realtà e l’ingiustizia. Io li chiamo: geopolitico e biopolitico. Non credo di riferirmi in modo preciso alla definizione di Foucault, di cui so troppo poco. Ma di sicuro c’ha qualcosa in comune.

Voglio dire questo: che se io devo vivere sotto un regime oppressivo, che non mi permette di vivere, che mi spia, mi controlla, mi prende a bastonate, mi imprigiona per le mie scelte, per i miei orientamenti sessuali, per potersi garantire il proprio potere, può essere che passi in secondo piano la posizione resistente (ma siamo sicuri poi?) di questo regime di fronte all’imperialismo americano.
C’è chi la vede in un modo, chi in un altro.
Io mi considero di più uno che valuta la biopolitica prima della geopolitica.
Talvolta le cose creano contraddizioni, è vero. Alcune di queste contraddizioni sono anche dolorose. Ad esempio la vicenda del conflitto palestinese. Passata la stagione dell’intifada e dentro la deriva affaristica da una parte e jiadista dall’altra la società palestinese ha perso molto dell’appoggio internazionale.

Per il geopolitico assoluto questo è dovuto solo alla potenza della propaganda imperialista e sionista. Le persone sono stupide, a parte quelle militanti, e sono sottoposte solo a stupide pulsioni.
L’ambiguità fra guerra santa-antioccidentalismo da una parte e lotta di liberazione nazionale dall’altra non c’entra niente. T’hanno acceso i fumogeni nel capo se non riesci ad essere così “coinvolto” in quanto occidentale e laico. Se sei contrario alla politica israeliana perché viola ogni forma di diritto internazionale e di diritto umano, ma continui a pensare che la condizione della donna palestinese non è direttamente legata all’occupazione israeliana, sei un banale diritto-umanista folklorista.

Nel pensiero geopolitico non c’è niente da capire. Tutto ben definito. Tutto già capito, tutti sullo stesso piano: Chavez, il regime iraniano, Putin, i palestinesi… e dall’altra i cattivi coi carri armati di un altro colore. Che bello. Nessuna contraddizione mai. Niente da comprendere. Gli allocchi ci cascano e stop.
Il calore rassicurante di una fede.

Gianni Casalini ::: Settembre 2012 :::

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