Il paese è in mano ai pubblicitari

mars_vibrator

« Un osservatore perspicace un giorno ha detto che l’Italia fascista era diretta come un grande giornale, e, oltretutto, da un grande giornalista: un’idea al giorno, concorsi, sensazioni, una direzione abile ed insistente del lettore verso certi aspetti della vita sociale smisuratamente ingranditi, una sistematica deformazione della comprensione del lettore per determinati scopi pratici. A dirla tutta, i regimi fascisti sono dei regimi pubblicitari. »
– Jean de Lignières – Le centenaire de la Presse (giugno 1936) –
(cit. ripresa da http://francosenia.blogspot.it/2013/07/prima-pagina.html)

Il paese è in mano ai pubblicitari.
C’è una riflessione che sfugge non solo ai militanti -il che è normale- ma, curiosamente, anche a tutti gli altri ed è questa: il paese è in mano ai pubblicitari. E non da adesso. La televisione c’entra, ma, come in parte hanno dimostrato Grillo-Casaleggio & Co. non è super-determinante. La TV non è l’unico medium. Non più.

Niente suspance, il motivo è facile da intuire (almeno quello più superficiale). I pubblicitari sono quella categoria di persone che si occupa delle relazioni tra cause ed effetti nell’agire quotidiano di milioni di persone. Sono coloro che lavorano col desiderio senza filosofeggiarci sopra più di tanto. Sono interessati all’urgenza dell’azione, alla percezione individuale, ai tranelli cognitivi, alla scelta fra differenti offerte. Si occupano, in sintesi, del perché un numero di persone farà una cosa anziché un’altra. Non moraleggiano. Si occupano della narrazione della realtà e sanno bene che l’estetica contiene più elementi narrativi dell’etica. Un pubblicitario è bravo se riuscirà a farti fare una cosa indipendentemente dal profitto che trai dal fare quella cosa. Anzi, cinicamente si può dire che un pubblicitario è tanto più bravo tanto più riesce a farti fare cose che per la tua persona sono controproducenti.

Venti anni di Berluschetti hanno fatto capire anche ai muri l’importanza del marketing in politica. Tutti lo usano. E’ la politica nell’epoca del marketing. Solo che quando il marketing è vincente allora è scandaloso, quando è perdente (basta pensare al centro sinistra alle ultime elezioni, ma anche a tutti i tentativi dei movimenti -in Italia perlomeno-) si fa finta di nulla.

Nelle penultime elezioni aveva vinto il noto pubblicitario di destra B. Il sistema dei partiti provenienti dal fascismo/antifascismo ne era uscito, semplicemente facendo una banale somma aritmetica, in minoranza. Il consenso elettorale dava ragione all’offerta politica creata negli studi pubblicitari milanesi -oltre al noto B. ricordiamo anche un partito indipendentista/autonomista (?) di una nazione con una bandiera creata da qualche pubblicitario a metà degli anni ’90, ma con un simbolo talmente antico da far dimenticare con leggerezza questa incongruenza.-
Ciò che rimaneva di coloro che erano usciti dalla costituente sommati anche ad una parte dei post-nostalgici del ventennio fascista, non raggiungeva il blocco dei pubblicitari. La somma algebrica del post-DC + post PCI [due blocchi di popolo che hanno dominato politica e passioni in Italia per quarantanni] stenta a raggiungere il 50% da circa 20 anni.

Lo so che politicamente questa somma ha poco senso… ma: a) è l’unica che ci propongono, o che sono in grado di proporci, da più di un ventennio… b) se guardiamo la realtà da un punto di vista pre-politico -l’unico che per la verità interessa ai pubblicitari- ha senso e come.

A queste ultime elezioni (il cui risultato, ricordiamolo, è stato all’incirca un paese in 4/4; un quarto al centrosx, uno al centrodx, uno al M5S e uno astenuto) ci si aspettava invece che il paese-che-fu riprendesse il timone, confidando in una alternanza forzata di cui sfugge peraltro cosa ci possa essere di democratico.

Non è stato così perché se sommiamo i berluschi; cioè la parte della destra politico-pubblicitaria e i grilli; cioè quella che appare la parte taroccata dei movimenti (che per l’amordiddio nella versione original-combattiva in questo paese non hanno mai pensato di proporre liste politiche autonome o di cercare alleanze con gli altri attivismi… o di parlare alle masse, ma al massimo di tentare alleanze strategiche con partitini), otteniamo di nuovo la maggioranza.

In questo magma tenta di uscire come risposta di sistema-antisistema il dolce stil “novo” di Renzi. Cioè la neo-sinistra pubblicitaria (del tutto allineata al neoliberismo economico e sociale), ma -nuovista-, stilisticamente riottosa, cioè pubblicitaria, comunicativa, unorale, attuale… contemporanea.

Non ho usato volutamente le parole: populismo e demagogia con cui troppi si fanno i gargarismi.

[GC :::2013:::]

Link & suggestioni:
Frederick Pohl e Cyril M. Kornbluth, I mercanti dello spazio (The Space Merchants) (1953).

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